Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘welfare state’ Category

Avanti tutta. Anzi, mezza. No, macchine indietro. Boh, fate un po’ voi

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Un mese fa il governo annunciava, per bocca del ministro del Welfare Sacconi, la proroga al 2009 della detassazione delle ore di lavoro straordinario, una misura volta a incoraggiare orari di lavoro più lunghi (per chi un lavoro ce lo avrà anche nel 2009). I tecnici del ministero del Welfare legittimavano pubblicamente questa scelta perché per “sostenere la crescita e incrementare la produzione occorre lavorare di più”.

Sabato, nella conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha, invece, proposto di ridurre l’orario di lavoro, portando la settimana lavorativa a 4 giorni. E gli stessi tecnici che avevano fino a qualche settimana fa elogiato la detassazione degli straordinari si sono affrettati a rimarcare (sugli stessi giornali che avevano ospitato i loro interventi precedenti) che queste misure serviranno per “fronteggiare l’emergenza economica e salvaguardare i livelli occupazionali”.

Intuendo lo smarrimento degli italiani poniamoci la domanda che molti di loro si saranno posti: aveva ragione il Governo (e i suoi tecnici) un mese fa ad incoraggiare il lavoro straordinario o ha ragione il Governo (e i suoi tecnici) a sostenere ora esattamente il contrario, vale a dire l’orario di lavoro ridotto?

A giudicare dalle esperienze internazionali, la risposta è nessuno dei due.

Tito Boeri, oggi

Settore pubblico e pensioni d’oro. Un problema anche inglese

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Ieri, reduce da una riunione a Westminster, Nigel Edwards ha lanciato il classico sasso nello stagno. In pratica, ha dichiarato che in Inghilterra c’è un evidente problema nella previdenza dei dipendenti del settore pubblico. Le pensioni sono troppo alte e ci sono disparità di trattamento rispetto ai lavoratori che operano nel privato .

Quella di Edwards è solo l’ultima presa di posizione su una questione che la crisi ha reso di assoluta attualità. Colpa dei sindacati? Dei governi laburisti? Una cosa è certa, scrive

Ma stavolta Brunetta ha ragione

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D’accordo: magari avrà sbagliato i tempi e i modi ma questa volta Renato Brunetta ha ragione. L’innalzamento dell’età pensionabile per le donne è un correttivo necessario per allineare il sistema di protezione sociale italiano a quello degli altri paesi dell’Unione Europea. Sentenze a parte, da tempo le istituzioni comunitarie hanno infatti posto l’allungamento della vita lavorativa come uno degli obiettivi da raggiungere nell’ambito delle politiche sociali. Molti, a partire dall’Europa del Nord, hanno già provveduto in tal senso e altri si apprestano a farlo (come si vede qui).

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Ti chiameranno vecchio

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Con lo sciopero generale di venerdì, la CGIL respinge i provvedimenti anticrisi del governo, rilancia l’idea di un piano straordinario e chiede l’apertura di un “confronto serio e trasparente con le grandi forze di rappresentanza sociale”.  Per Maurizio Ferrera si tratta di “un vecchio adagio” che fa di quello di venerdì uno sciopero antico. Nel senso che, sostiene, “quando in altri periodi di crisi si sono aperti i rubinetti della spesa e si sono organizzati tavoli fra governo e parti sociali, investimenti e sussidi sono stati quasi sempre dirottati a vantaggio dei settori e delle categorie più organizzate o comunque già inserite nel sistema delle garanzie pubbliche”.

Insomma, il solito particolarismo italiano, su cui Ferrera scrive da anni. Un fenomeno che, oltretutto, tende a moltiplicare sé stesso, col risultato che “ad a ogni giro” il nostro modello sociale si ritrova “con uno squilibrio in più, con una nuova distorsione.” E, vista la scarsità di risorse, con un numero sempre maggiore di esclusi. Che poi sarebbero coloro (giovani precari, donne, irregolari, inattivi scoraggiati, immigrati, disoccupati ‘senza rete’) con cui il sindacato ha per molto tempo perso contatto.

Povertà ed esclusione sociale nel Regno Unito, un rapporto sul 2008

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Tempo di bilanci anche sul  fronte della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Guy Palmer, Tom MacInnes e Peter Kenway del New Policy Institute hanno curato per la Joseph Rowntree Foundation il decimo rapporto annuale Monitoring poverty and social exclusion. Il rapporto mette a confronto, attraverso una serie di indicatori, le politiche attuate negli ultimi dodici mesi con quelle dell’ultimo quinquennio.

Al rapporto cartaceo si aggiunge un sito web (www.poverty.org.uk) nel quale è contenuta ulteriore documentazione riguardante sul Regno Unito ma anche su Scozia, Galles, Irlanda del Nord.

E a guidare l’opposizione finì Famiglia Cristiana

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E’ un tampone: come dare l’aspirina a un malato terminale. Servirà a poco, non farà ripartire i consumi, né ridurrà quella fascie di famiglie che non arriva a metà mese. La borsa, quella vera, quella colma di denaro, sarà a disposizione delle banche, che hanno bisogno di soldi freschi per i loro affari. La difesa del risparmio è solo un alibi, perché oggi in Italia, le famiglie non hanno più nulla da risparmiare. E per vivere si indebitano. Per non parlare di chi la spesa la fa  tra gli avanzi del mercato o nei cassonetti.

L’elemosina di Stato non modifica d’una virgola la distribuzione del reddito, non lo sostiene, non crea nuovi posti di lavoro. Le grandi opere, finanziate con 16 milioni di euro, sono un libro dei sogni, che nessuno ha aperto […] La manovra è insufficiente, ci voleva più coraggio, soprattutto a sostegno delle famiglie, cenerentole d’Italia.
Tremonti ha inventato la
social card, poteva chiamarla “tessera del pane” (come Mussolini) o “carta della povertà”: era lo stesso. Almeno era più sincero. Si tratta di poco più d’un euro al giorno a famiglia. Impresa degna del “cesarismo” populista che ha trasformato i diritti in elemosine, come s’addice a sudditi più che a cittadini […]. La social card è meno di quanto la gente ruba per fame nei supermercati […]. Gli spiccioli di Tremonti non ripagano neppure il “furto per fame”. Andranno a un milione e 300 mila famiglie. Ma quelle che non mangiano un pasto normale sono 7 milioni e mezzo (dati Istat). Chi ha 800 euro di pensione è escluso.

La parola magica è bonus, cioè “carità”. Che è cosa buona, ma non deve farla lo Stato.

Famiglia Cristiana, oggi

Ritorno alla questione sociale: intervista a Robert Castel

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Nicolas Duvoux e Thierry Pech intervistano Robert Castel per laviedesidees.fr. Partendo da Métamorphoses de la question sociale del 1995, da poco ripubblicato anche in italiano, si parla di cittadinanza politica e sociale, di lavoro, proprietà, solidarietà e, soprattutto, di insicurezza e sicurezza sociale.

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