Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘Stati Uniti’ Category

Il gioco del silenzio

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A Gaza è partita l’offensiva terrestre di Israele. E Obama? Al momento preferisce un silenzio che però si fa di ora in ora sempre più imbarazzante.  Silenzio rotto occasionalmente solo per recitare il mantra del momento: “un presidente alla volta“. L’Europa in maggioranza partecipa anch’essa al gioco del silenzio. Interrotto altrettanto sporadicamente – secondo una tradizione ormai consolidata – da dichiarazioni contraddittorie, rese in rigoroso ordine sparso.

Aggiornamento: Il papa ha chiesto di fermare la guerra. Ma servirà a poco.

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Written by Gianni Silei

domenica, 4 gennaio 2009 at 12:26 pm

Cinquanta piccoli Hoover

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La depressione che seguì al crollo di Wall Street fu anche il frutto delle decisioni dell’amministrazione Hoover, che intervenne tardivamente – e male – per risollevare l’economia americana in ginocchio. Fortunatamente, dice Paul Krugman, la presidenza Obama ha promesso un deciso interventismo. C’è però un problema: la pervicace resistenza dei cinquanta governatori, alle prese con le esigenze di bilancio dei loro Stati.

Cinquanta  emuli di Hoover che rischiano di vanificare sul nascere gli sforzi del nuovo corso democratico.

Written by Gianni Silei

lunedì, 29 dicembre 2008 at 11:41 am

Better be good

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President-elect Barack Obama, riding a wave of revulsion over what conservatism has wrought, has said that he wants to “make government cool again.”

Before Mr. Obama can make government cool, however, he has to make it good.

Paul Krugman, oggi

Written by Gianni Silei

sabato, 27 dicembre 2008 at 11:25 am

E’ tempo di reboot

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John Kennedy led us on a journey to discover the moon. Obama needs to lead us on a journey to rediscover, rebuild and reinvent our own backyard.

Thomas Friedman, oggi

Written by Gianni Silei

mercoledì, 24 dicembre 2008 at 9:58 am

Una task force per il ceto medio

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Nel 2003, Reset pubblicò un articolo di Paul Krugman dal titolo emblematico: Requiem per la gloriosa classe media. Nel segnalare l’aumento della diseguaglianza negli Stati Uniti, Krugman sottolineava nel contempo la perdità di centralità del ceto medio: “L’America in cui sono cresciuto, quella degli anni cinquanta e sessanta” – scriveva – “era una società costruita sul ceto medio, nei fatti e nei sentimenti“. Quarant’anni dopo, era il senso di quell’articolo, non era più così.

L’anno dopo, Michael Lind tornò sulla questione sollevata da Krugman, chiedendosi sull’Atlantic Monthly: “siamo ancora una nazione di ceti medi?“.

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Lo stile Madoff: regola o eccezione?

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Oltre che per i suoi risvolti finanziari, il crac Madoff, scrive Krugman, ha scioccato l’America – e non solo – anche per altri motivi. Bernard Madoff era unanimemente riconosciuto come brillante investitore e generoso filantropo ed era a tutti gli effetti un membro autorevole e stimato della comunità economico-finanziaria nordamericana.

Com’è potuto accadere, si chiede, che tutti siano stati così ciechi da non accorgersi di nulla? Basta come spiegazione il fatto che le élite, come l’ultimo appassionato di gossip, abbiano ormai la tendenza innata a idolatrare chi ha un mucchio di soldi senza domandarsi come li ha fatti? Ma, soprattutto, in che cosa Madoff è differente dai money manager che hanno controllato i mercati in questi ultimi anni?

Competitori cercasi

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The end of communism seems to have slightly unhinged America. We lost our two biggest ideological competitors — Beijing and Moscow. Everyone needs a competitor. It keeps you disciplined. But once American capitalism no longer had to worry about communism, it seems to have gone crazy.

Thomas Friedman, oggi

Written by Gianni Silei

mercoledì, 17 dicembre 2008 at 9:43 am