Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘insicurezza’ Category

Quei piccoli, rassicuranti punti fermi del giorno di capodanno

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linus1Il giorno di capodanno è fatto di anche di consuetudini. In certi casi di veri e propri tormentoni che, sebbene talvolta ci irritino, hanno comunque, nonostante ci costi ammetterlo, un non so che di rassicurante. Rappresentano dei punti fermi. Forse perché ci ricordano tempi passati. La gioventù, l’infanzia. Sanno di focolare, sono come una stella polare di fronte al tempo che passa e che, lentamente ma inevitabilmente,  cambia noi e il mondo che ci circonda.

Anche per questo inizio 2009, ogni consuetudine sarà rispettata: ci sarà il concerto di capodanno, ci saranno i servizi dei TG con le immagini dei fuochi d’artificio di Sydney e via via delle altre metropoli che festeggiano la mezzanotte,  vedremo i suggestivi scorci delle piazze italiane in festa, ascolteremo il bollettino dei feriti per i botti, scuoteremo la testa di fronte ai soliti temerari tuffatori che sfidano le acque gelide (e la leptospirosi), ascolteremo oroscopi  e previsioni e, infine, ci informeremo sugli sviluppi della solita guerra in medio oriente.

Addio 2008. Benvenuto 2009. E’ bello sapere che, in fondo, le tradizioni vengono sempre rispettate.

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Written by Gianni Silei

giovedì, 1 gennaio 2009 at 1:00 am

Le bombe di Gaza, Israele e la sindrome dei carri in cerchio

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rodriguez

Edel Rodriguez (New York Times)

Durante la sua breve ma travagliata storia, Israele  è già ricorsa altre volte all’attacco preventivo contro quelle che di volta in volta ha considerato delle minacce per la propria esistenza.

Nel 1967, ad esempio, con la guerra dei sei giorni, impedì sul nascere un’aggressione da parte delle potenze arabe (eventualità che invece si sarebbe verificata  nel 1973 con la guerra del Kippur) bombardando le forze aeree nemiche prima ancora che potessero levarsi in volo e facendo poi seguire un vittorioso attacco via terra.

Per Benny Morris, noto per aver rivisitato (non senza polemiche) la storiografia sullo Stato di Israele, questa strategia ha funzionato egregiamente per oltre un trentennio. Dal 1948 al 1982 Israele è stata cioè in grado di fronteggiare abbastanza agevolmente la minaccia delle forze convenzionali di suoi nemici arabi. Adesso però – prosegue il capofila dei “nuovi storici” israeliani –  non è più così. E spiega il perché sul New York Times di oggi.

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Written by Gianni Silei

martedì, 30 dicembre 2008 at 11:47 am

Una task force per il ceto medio

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Nel 2003, Reset pubblicò un articolo di Paul Krugman dal titolo emblematico: Requiem per la gloriosa classe media. Nel segnalare l’aumento della diseguaglianza negli Stati Uniti, Krugman sottolineava nel contempo la perdità di centralità del ceto medio: “L’America in cui sono cresciuto, quella degli anni cinquanta e sessanta” – scriveva – “era una società costruita sul ceto medio, nei fatti e nei sentimenti“. Quarant’anni dopo, era il senso di quell’articolo, non era più così.

L’anno dopo, Michael Lind tornò sulla questione sollevata da Krugman, chiedendosi sull’Atlantic Monthly: “siamo ancora una nazione di ceti medi?“.

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I numeri del terrore

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L’incipit dell’Introduzione non lascia spazio ad ambiguità: “Tutti sanno che i terroristi fanno leva sulla paura per raggiungere i loro scopi, pochi però sono consapevoli che i capi di stato ricorrono alla medesima tattica. E non si tratta di un fenomeno nuovo.”

Nel caso si avessero ancora dubbi  sugli obeittivi del libro, basta leggere il sottotitolo dell’edizione originale: Separating Fact from Fiction.

In I numeri del terrore Loretta Napoleoni e Ronald J. Bee affrontano, dati alla mano, una delle varianti della politica della paura e della psicosi del terrorismo. Stabilendo da subito un chiaro parallelismo tra il clima politico-internazionale al tempo della guerra fredda e della dottrina Truman (e richiamando anche alcuni avvenimenti della storia recente italiana come la strategia della tensione o gli anni di piombo), gli autori tracciano un quadro degli eventi che hanno creato, a partire dallo spartiacque dell’11 settembre 2001, della “mitologia” del terrore e della guerra al terrorismo.

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L’epoca in cui il crimine aumentò. E non era vero

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arrestMolte insicurezze collettive, paure e allarmi sociali sono spesso il risultato dei modi con cui l’opinione pubblica viene informata su un determinato problema o avvenimento. Tralasciando gli Stati Uniti, dove esiste un’ampia letteratura in merito, il nesso tra media e percezione delle paure sociali è stato recentemente evidenziato, riguardo al caso italiano, nel Rapporto Sicurezza redatto da Demos e Osservatorio di Pavia su cui ci siamo soffermati più volte negli ultimi giorni.

Le cifre dell’indagine sembrano confermare il ruolo dei mezzi d’informazione nella costruzione degli allarmi sociali e nel creare stati emozionali, individuali e collettivi,  che non corrispondono a situazioni oggettive.

Restiamo agli eventi criminosi. La percezione che si ha di essi, influisce  sull’opinione pubblica assai più di qualunque dato statistico. Al punto che il senso di paura e di incertezza provato da determinati settori della società non è spesso correlato al numero dei delitti effettivamente compiuti. Questo per alcune concause, tra cui il meccanismo della “asimmetria negativa”, in base al quale si tende a dare più peso alle notizie cattive rispetto a quelle di segno opposto.

Quel che è interessante è il fatto che questa situazione, fatti i debiti distinguo, presenta notevoli similitudini con il clima di allarme sociale che si respirava nelle società occidentali tra Otto e Novecento .

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L’ottimista (canovaccio per un notiziario RAI)

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Il nostro popolo ha raggiunto un livello di vita come mai prima nella sua storia. La disoccupazione è per noi un fenomeno sconosciuto che appartiene a un altro mondo. Da noi sono garantite la sicurezza materiale e sociale, la piena occupazione, le stesse possibilità d’istruzione per tutti. Noi riteniamo il nostro compito più importante sia quello di salvaguardare la pace e di garantire così prospettive sicure per il futuro.

Erich Honecker
Segretario generale del Comitato centrale della SED,
Presidente del Consiglio di Stato
della Repubblica Democratica Tedesca
(1986, tre anni prima del crollo del muro di Berlino)

Written by Gianni Silei

giovedì, 30 ottobre 2008 at 5:05 pm