Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘insicurezza sociale’ Category

E a guidare l’opposizione finì Famiglia Cristiana

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E’ un tampone: come dare l’aspirina a un malato terminale. Servirà a poco, non farà ripartire i consumi, né ridurrà quella fascie di famiglie che non arriva a metà mese. La borsa, quella vera, quella colma di denaro, sarà a disposizione delle banche, che hanno bisogno di soldi freschi per i loro affari. La difesa del risparmio è solo un alibi, perché oggi in Italia, le famiglie non hanno più nulla da risparmiare. E per vivere si indebitano. Per non parlare di chi la spesa la fa  tra gli avanzi del mercato o nei cassonetti.

L’elemosina di Stato non modifica d’una virgola la distribuzione del reddito, non lo sostiene, non crea nuovi posti di lavoro. Le grandi opere, finanziate con 16 milioni di euro, sono un libro dei sogni, che nessuno ha aperto […] La manovra è insufficiente, ci voleva più coraggio, soprattutto a sostegno delle famiglie, cenerentole d’Italia.
Tremonti ha inventato la
social card, poteva chiamarla “tessera del pane” (come Mussolini) o “carta della povertà”: era lo stesso. Almeno era più sincero. Si tratta di poco più d’un euro al giorno a famiglia. Impresa degna del “cesarismo” populista che ha trasformato i diritti in elemosine, come s’addice a sudditi più che a cittadini […]. La social card è meno di quanto la gente ruba per fame nei supermercati […]. Gli spiccioli di Tremonti non ripagano neppure il “furto per fame”. Andranno a un milione e 300 mila famiglie. Ma quelle che non mangiano un pasto normale sono 7 milioni e mezzo (dati Istat). Chi ha 800 euro di pensione è escluso.

La parola magica è bonus, cioè “carità”. Che è cosa buona, ma non deve farla lo Stato.

Famiglia Cristiana, oggi

L’epoca in cui il crimine aumentò. E non era vero

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arrestMolte insicurezze collettive, paure e allarmi sociali sono spesso il risultato dei modi con cui l’opinione pubblica viene informata su un determinato problema o avvenimento. Tralasciando gli Stati Uniti, dove esiste un’ampia letteratura in merito, il nesso tra media e percezione delle paure sociali è stato recentemente evidenziato, riguardo al caso italiano, nel Rapporto Sicurezza redatto da Demos e Osservatorio di Pavia su cui ci siamo soffermati più volte negli ultimi giorni.

Le cifre dell’indagine sembrano confermare il ruolo dei mezzi d’informazione nella costruzione degli allarmi sociali e nel creare stati emozionali, individuali e collettivi,  che non corrispondono a situazioni oggettive.

Restiamo agli eventi criminosi. La percezione che si ha di essi, influisce  sull’opinione pubblica assai più di qualunque dato statistico. Al punto che il senso di paura e di incertezza provato da determinati settori della società non è spesso correlato al numero dei delitti effettivamente compiuti. Questo per alcune concause, tra cui il meccanismo della “asimmetria negativa”, in base al quale si tende a dare più peso alle notizie cattive rispetto a quelle di segno opposto.

Quel che è interessante è il fatto che questa situazione, fatti i debiti distinguo, presenta notevoli similitudini con il clima di allarme sociale che si respirava nelle società occidentali tra Otto e Novecento .

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Come ti trasmetto la paura: un rapporto sull’Italia

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immigrantsNe avevamo parlato qui e soprattutto, facendo un esempio concreto, qui. Di come questioni come immigrazione, criminalità e, più in generale, sicurezza/insicurezza diventino emergenze anche (non esclusivamente, certo, ma anche) nel momento in cui vengono percepite come tali dall’opinione pubblica.

Nella società dell’informazione, il tema del ruolo che i mezzi di comunicazione di massa svolgono nel raccontare ma sempre più spesso nell’alimentare e “costruire” le paure collettive,  costituisce un terreno d’indagine particolarmente interessante.

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La faccia feroce dell’età del divertimento

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di Claudio Siniscalchi
pubblicato su Libero il  19/11/08

63079_1911_p30_culcom_a049xx_f01L’anno 1900 si aprì sotto il segno della fiducia. Almeno per gli europei. L’Europa era il centro del mondo. E la città di Parigi il centro del centro del mondo. Per salutare alla sua maniera il nuovo secolo, la capitale francese per la primavera organizzò l’ennesima Esposizione Universale, tempio di innovazione scientifica, primato tecnologico, progresso economico. Dal 1870 non c’erano più state guerre sul territorio europeo. La vita sembrava scorrere felice e prosperità, cultura, ricerca artistica, educazione e divertimento sembravano inarrestabili. Eppure sappiamo che tutto ciò è un mito. Il mito della Belle Époque, duro a morire. Una delle tante bugie della storia.

Dietro quel mito arioso e luminoso come la pittura impressionista, si nascondeva invece una realtà molto più complessa. E dal volto oscuro. Neppure un quindicennio separa l’Esposizione Universale del 1900 dall’inferno della Grande Guerra. Un avvenimento scosse la pubblica opinione durante i festeggiamenti parigini. Il 20 giugno il diplomatico tedesco Clemens von Ketteler venne ucciso in pieno centro a Pechino. La notizia in Europa ci mise un po’ ad arrivare. Ma ai primi di luglio i giornali cominciarono a dare grande risalto all’avvenimento, con commenti raccapriccianti: al diplomatico erano stati persino cavati gli occhi. Iniziava così la rivolta dei Boxer, poi domata dai militari europei. Di pari passo nasceva anche il pericolo e la paura dei “selvaggi gialli”. Stampa, letteratura popolare e film di finzione alimentarono il pericolo: come potevano esistere ancora selvaggi in un mondo così evoluto?

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Written by Gianni Silei

mercoledì, 19 novembre 2008 at 1:03 pm

Ritorno alla questione sociale: intervista a Robert Castel

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Nicolas Duvoux e Thierry Pech intervistano Robert Castel per laviedesidees.fr. Partendo da Métamorphoses de la question sociale del 1995, da poco ripubblicato anche in italiano, si parla di cittadinanza politica e sociale, di lavoro, proprietà, solidarietà e, soprattutto, di insicurezza e sicurezza sociale.

clicca qui per il video

A proposito di élites

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boston.com

Matt Davies (boston.com)

La Francia ha paura

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“La Francia ha paura” è una formula che nell’ultimo trentennio, ma in particolare a partire dai primi anni di questo inizio secolo, è stata utilizzata in misura crescente dai media ma anche da sociologi, politici, urbanisti ed esperti in genere per spiegare alcuni dei fenomeni legati alle trasformazioni della società transalpina. In Francia, come in altre realtà del mondo occidentale, il bisogno di sicurezza rappresenta ormai un tema di primaria importanza.  Ed è partendo proprio dal crescente senso di insicurezza collettiva che Laurent Bonelli traccia, da una prospettiva sociologica, un panorama dell’evoluzione delle paure urbane della Francia, soffermandosi in particolare sull’ultimo venticinquennio.

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Written by Gianni Silei

lunedì, 3 novembre 2008 at 8:50 am