Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘classe dirigente’ Category

Un referendum, una bistecca alta tre dita e una montagna di patatine fritte

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Willer Bordon ha annunciato di voler spazzar via il sistema-truffa del finanziamento pubblico camuffato da rimborso elettorale. A colpi di referendum.

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Written by Gianni Silei

sabato, 3 gennaio 2009 at 10:15 am

Con tutte quelle, tutte quelle bollicine

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Il Sole 24 Ore ha pubblicato l’elenco dei temi politici affrontati dai due Poli nel corso del 2008 e che poi sono finiti con un nulla di fatto, come tante bolle di sapone.

Ce n’è per tutti i gusti: dall’aborto alla bioetica, dalla legge elettorale al Tesoretto. Da conservare, a testimonianza dell’evanescenza di certe polemiche (e di certa classe dirigente).

P.S.
Le feste sono trascorse senza notizie di rilievo sul Pd e sulla leadership di Veltroni. Un silenzio che, tuttavia, si presta a molteplici interpretazioni.

Written by Gianni Silei

venerdì, 2 gennaio 2009 at 10:47 am

Quando il politico va in vacanza

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Come molti sanno, Hitler preferiva il fine settimana per realizzare i suoi colpi di mano in politica estera. Ad esempio, la rimilitarizzazione della Renania (e non dell’Arenaria, come talvolta capita di sentire da qualche esaminando), avvenne, in spregio agli accordi internazionali, il 7 marzo 1936. Di sabato. Lo stesso dicasi per l’annessione dell’Austria: 12 marzo 1938, ancora sabato.

La scelta non era casuale. Il führer sapeva che i politici inglesi, membri del governo inclusi, osservavano scrupolosamente la tradizione nazionale del week-end e dedicavano perciò al riposo gli ultimi due giorni della settimana,  spesso recandosi in campagna o in altre amene località fuori Londra. Il che rendeva più lunga e macchinosa la reazione dell’esecutivo di Sua Maestà in caso di improvvise emergenze, amplificando il fattore sorpresa a favore della Germania nazista.

Alla luce di alcune recenti notazioni di cronaca, e fatte – per carità – tutte le debite proporzioni, è divertente immaginare quale incredibile accelerazione avrebbe avuto la politica espansionistica del nazionalsocialismo se Neville Chamberlain avesse gestito la crisi di Monaco dai Caraibi o se Anthony Eden avesse rilasciato alla stampa le prime dichiarazioni sull’occupazione da parte della Wehrmacht della regione renana  in tuta da sci dentro una baita di montagna.

Written by Gianni Silei

martedì, 30 dicembre 2008 at 8:28 pm

Lo stile Madoff: regola o eccezione?

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Oltre che per i suoi risvolti finanziari, il crac Madoff, scrive Krugman, ha scioccato l’America – e non solo – anche per altri motivi. Bernard Madoff era unanimemente riconosciuto come brillante investitore e generoso filantropo ed era a tutti gli effetti un membro autorevole e stimato della comunità economico-finanziaria nordamericana.

Com’è potuto accadere, si chiede, che tutti siano stati così ciechi da non accorgersi di nulla? Basta come spiegazione il fatto che le élite, come l’ultimo appassionato di gossip, abbiano ormai la tendenza innata a idolatrare chi ha un mucchio di soldi senza domandarsi come li ha fatti? Ma, soprattutto, in che cosa Madoff è differente dai money manager che hanno controllato i mercati in questi ultimi anni?

Di cacicchi e di elefanti

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cacique-tolupanMentre Bassolino rifiuta l’appellativo di cacicco e risponde picche a chi nella dirigenza del PD gli ha chiesto di fare un passo indietro, in Francia Martine Aubry è al lavoro per realizzare quanto promesso, ovvero svecchiare i vertici del PS. Nell’unico modo possibile: allontanando la “génération Epinay”, accompagnando alla porta i rocardiani, voltando la pagina Jospin. Insomma, indirizzando gli elefanti, non tanto al  proverbiale cimitero (che poi – diciamolo – sarebbe anche brutto), ma ad un salutare (per tutti) buon ritiro.

Paolocoss 13:22

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Luca Sofri apre lo spazio di Wittgenstein al dibattito sulla credibilità/strumentalità delle dichiarazioni di D’Alema da Crozza a proposito di un ricambio alla guida del PD. I commenti impazzano, ma i più gettonati (e deprimenti nella loro cruda verità) sono quelli di paolocoss. Il 13 e il 22.

Amen.

Written by Gianni Silei

martedì, 2 dicembre 2008 at 9:51 am

Lo stiamo perdendo. No. E’ andato.

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In una cosa l’Italia è stata all’avanguardia: nel riuscire con metodicità a sgretolare,  nell’arco di circa un ventennio, la sinistra.  Tutta la sinistra. E sistematicamente: nella sua accezione socialdemocratica e riformista e in quella comunista. Tabula rasa. Kaputt. Zero.

Adesso la stessa sindrome pare diffondersi negli altri schieramenti della famiglia del movimento socialista internazionale. Il PS francese tenta un’ardua rincorsa all’Eliseo cercando un po’ confusamente di ricomporre delle divisioni che vanno ben al di là della rivalità tra le due ultime protagoniste della recente pasticciata elezione del segretario del partito. Oggi, a sorpresa (ma a pensarci bene mica poi tanto), si iscrive al “Club dell’effetto domino” anche il partito laburista britannico.

A lanciare il sasso nello stagno è Ken Livingston, Ken “il rosso”, ex (vulcanico) sindaco di Londra. “Il New Labour è finito“, scrive senza mezzi termini sul Guardian di oggi. Non si tratta di una questione di tasse o di scelte politiche. I vecchi dogmi sono finiti – scrive – e il mondo è cambiato.

Avanti un altro. Il Club dell’effetto domino attende nuovi iscritti.