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Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Le bombe di Gaza, Israele e la sindrome dei carri in cerchio

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rodriguez

Edel Rodriguez (New York Times)

Durante la sua breve ma travagliata storia, Israele  è già ricorsa altre volte all’attacco preventivo contro quelle che di volta in volta ha considerato delle minacce per la propria esistenza.

Nel 1967, ad esempio, con la guerra dei sei giorni, impedì sul nascere un’aggressione da parte delle potenze arabe (eventualità che invece si sarebbe verificata  nel 1973 con la guerra del Kippur) bombardando le forze aeree nemiche prima ancora che potessero levarsi in volo e facendo poi seguire un vittorioso attacco via terra.

Per Benny Morris, noto per aver rivisitato (non senza polemiche) la storiografia sullo Stato di Israele, questa strategia ha funzionato egregiamente per oltre un trentennio. Dal 1948 al 1982 Israele è stata cioè in grado di fronteggiare abbastanza agevolmente la minaccia delle forze convenzionali di suoi nemici arabi. Adesso però – prosegue il capofila dei “nuovi storici” israeliani –  non è più così. E spiega il perché sul New York Times di oggi.

Mettere i carri in cerchio, cioè estendere il “muro di sicurezza” in Cisgiordania – scrive – non è servito a nulla. Anzi ha accresciuto il senso di isolamento e le paure nei confronti di minacce  “non convenzionali” rappresentati dalla corsa nucleare dell’Iran e dall’opera di Hamas e degli  Hezbollah. Il bombardamento di Gaza sarebbe allora la “reazione violenta” ad una sorta di “sindrome da accerchiamento”  di Israele.  Una paura  radicata che sarebbe illusorio ritenere che possa essere stata fugata con le recenti operazioni militari. Il che significa – conclude  in modo inquietante Morris – che alle violente esplosioni di questi giorni potrebbero, in futuro, seguirne altre, “ancora più potenti“.

Written by Gianni Silei

martedì, 30 dicembre 2008 a 11:47 am

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