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Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Leggi razziali: le radici del silenzio

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Ieri Gianfranco Fini è intervenuto a sorpresa denunciando il colpevole silenzio della Chiesa cattolica sulle leggi razziali. Oggi, l’Osservatore Romano replica duramente alle parole del presidente della Camera parlando di “approssimazione storica e meschino opportunismo politico”.

In realtà, al di là delle polemiche e del significato politico contingente delle dichiarazioni di Fini, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Nulla di nuovo nel senso che quelle leggi avevano delle radici culturali e ideologiche molto profonde, ben conosciute e studiate, che in parte già spiegano, al di là dei distinguo, molti dei silenzi di allora. Radici che risalgono agli anni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Nonostante l’immagine dell’ebreo fosse stata abbondantemente “codificata” (in negativo) sin dal Medioevo e dall’età moderna, fu nel corso dell’ultimo scorcio del XIX secolo che essa assunse per molti settori della nascente opinione pubblica di tutta Europa nuovi e più inquietanti risvolti. Accuse antiche, come quella dell’omicidio rituale (la terribile accusa del sangue) vennero ad esempio riportate alla luce e “adattate”  sulla scia di alcuni episodi di cronaca ad usum di una società che si andava secolarizzando ed assumendo i connotati di società massa.

Nell’immaginario collettivo l’ebreo divenne allora non solo il ripugnante e perfido deicida, l’eretico asociale dedito a sordidi rituali condannato dalla religione cattolica ma un maniaco criminale, spinto da un feroce e mai sopito odio anticristiano. Soprattutto (e in ciò attingendo, spesso rozzamente, alle argomentazioni del darwinismo sociale dell’eugenetica e del razzismo “scientifico”), l’ebreo venne descritto come mosso da una propensione “biologica” , “naturale” alla corruzione, alla perversione, al delitto.

L’emergere, sul finire dell’Ottocento del movimento sionista amplificò un’altra paura già presente nell’immaginario occidentale: quella del complotto ebraico. Questo antisemitismo “politico”, di matrice laica, emerse in modo eclatante in episodi come  l’Affaire Dreyfus o nelle polemiche attorno ai (falsi) Protocolli dei Savi di Sion, contribuendo a diffondere e radicare quelle paure e quei pregiudizi collettivi sui quali, tra le due guerre, avrebbero fatto leva il nazismo e, dopo la metà degli anni Trenta, il fascismo.

Le leggi razziali nacquero da questo brodo di coltura e rappresentarono l’ideale saldarsi dell’antiebraismo di radice religioso-cristiana con l’antisemitismo di matrice laico-politica propugnato dai totalitarismi in cerca di un “nemico interno” o di un “complotto” da utilizzare per rafforzare il senso di appartenenza e la fedeltà al regime. Per convogliare, in una sorta di rivisitazione in chiave moderna dei pogròm, odi, diffidenze, rancori, paure e, soprattutto, malcontento, delle masse.

Le due concezioni erano troppo simili per non saldarsi – cosa che appunto avvenne – in una sorta di unico e condiviso “sentire”.  Che talora si tramutò in silenzio, talora in semplice (ma non meno colpevole) indifferenza, talora in una fatalistica accettazione del fatto compiuto. Atteggiamenti che rimasero oggettivamente prevalenti almeno fino al momento in cui (ma avvenne più tardi) non cominciarono ad emergere dalla notte e dalle nebbie in cui erano stati relegati tutti gli orrori della soluzione finale.

Il silenzio di allora vantava radici antiche, dunque, radici che certo non spiegano tutto, ma di cui occorre tenere conto nel momento in cui si cerca di spiegare se e in che misura certi atteggiamenti  (del Vaticano ma anche di molti altri ambienti, a cominciare da casa Savoia) furono colpevoli.

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Written by Gianni Silei

mercoledì, 17 dicembre 2008 a 10:00 pm

3 Risposte

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  1. “Non ha occhi un ebreo? non ha un ebreo mani, organi, membra, sensi, emozioni, passioni? non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non è soggetto alle stesse malattie, non è scaldato e gelato dalla stessa estete e dallo stesso inverno come un cristiano? se ci pungete, non facciamo sangue? se ci avvelenate, non moriamo?” Etc. Etc. (anche perchè cito a memoria e non mi ricordo più!)
    Si è vero… dopo la libbra di carne la vuole… ma come sono belli questi versi… belli anche quando Mel Brooks li fa dire ad un attore in “Essere o non Essere!”

    Godot

    giovedì, 18 dicembre 2008 at 10:48 pm

  2. Ciao Godot. Citazione azzeccatissima, anche perche’ il personaggio di Shylock, che Shakespeare tratteggia nel Mercante di Venezia, sintetizza tutti gli stereotipi e i pregiudizi nei confronti dei “giudei” presenti in Inghilterra, ma in generale in quello che noi oggi chiamiamo occidente, nella prima età moderna. Elementi che, insieme ad altri, costituiscono la base culturale dell’antisemitismo contemporaneo.

    Quanto a Mel Brooks (che è figlio di ebrei russi) con me sfondi una porta aperta. Secondo me, per almeno un trentennio, dai telefilm dell’agente Smart a Vita da Cani (dopo onestamente mi è parso in calo, a parte The Producers) è stato tra gli autori comici (ma la definizione è riduttiva) più geniali del cinema e della tv.

    tauzero

    giovedì, 18 dicembre 2008 at 11:13 pm

  3. Senza contare la battaglia di Elizabeth I… e la mia non è una gaffe alla Bush, intendo veramente la Prima!… contro gli ebrei… si… battagliava anche contro gli spagnoli… e un po’ contro chi le pareva… ma quella contro gli ebrei era completamente pregiudizievole, dovuta poi ad un complotto di corte contro il suo medico. E poi è vero che Antonio “sputa” su Shylock… una libbra di carne è eccessivo… ma un paliatone l’avrei fatto anch’io ad Antonio!
    Sulla questione Mel Brooks mi trovi d’accordo su tutto… compreso calo eccetto “The Producers” compreso!

    Godot

    giovedì, 18 dicembre 2008 at 11:20 pm


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