Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Inalare la paura

with 2 comments

Da almeno dieci anni gli Stati Uniti e poi via via gli altri paesi hanno iniziato delle massicce campagne contro il fumo, con l’obiettivo di debellare le gravi patologie da esso provocate e conseguentemente ridurre le pesanti spese che gravano sui vari sistemi sanitari. La strategia cui si è fatto ricorso, scrive Martin Lindstrom, è stata quella di massicce campagne via via più scioccanti. Avvertenze scritte in caratteri cubitali  sui pacchetti (dal “Nuoce gravemente alla salute” a “Il fumo uccide”), immagini forti per descrivere danni causati dal fumo (polmoni anneriti tolti dai cadaveri di fumatori, denti ingialliti e corrosi, persone afflitte dalle varie forme di cancro provocate dalle sigarette e così via). In altri termini, si è deliberatamente cercato di terrorizzare i fumatori abituali e quelli potenziali per indurli a un diverso e più sano stile di vita.

Per Lindstrom (che però non tiene conto del fatto che i fumatori aumentano soprattutto nei paesi emergenti, dove minore è stata l’opera di sensibilizzazione) queste campagne non funzionano. In tutto il mondo si consumano 5,7 trilioni di sigarette all’anno e secondo le proiezioni della Banca mondiale il numero dei fumatori, anziché diminuire, crescerà ancora.

Insomma: la paura come strumento per debellare il fumo non pare avere dato i risultati sperati.  Che serva un’altra strategia di marketing?

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Written by Gianni Silei

venerdì, 12 dicembre 2008 a 11:38 am

2 Risposte

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  1. io ho smesso con ben altro approccio.

    Saamaya

    venerdì, 12 dicembre 2008 at 11:42 am

  2. Ti credo e penso che si possa informare (e responsabilizzare) senza terrorizzare. Al di là di certe semplificazioni Lindstrom pone proprio questo problema di fondo. Che vale per la campagna antifumo, ma anche per molti altri aspetti del mondo della comunicazione. Perché ci si rivolge sempre al “pubblico” come se fosse un bambino di dieci anni?

    tauzero

    venerdì, 12 dicembre 2008 at 11:55 am


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