Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Ti chiameranno vecchio

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Con lo sciopero generale di venerdì, la CGIL respinge i provvedimenti anticrisi del governo, rilancia l’idea di un piano straordinario e chiede l’apertura di un “confronto serio e trasparente con le grandi forze di rappresentanza sociale”.  Per Maurizio Ferrera si tratta di “un vecchio adagio” che fa di quello di venerdì uno sciopero antico. Nel senso che, sostiene, “quando in altri periodi di crisi si sono aperti i rubinetti della spesa e si sono organizzati tavoli fra governo e parti sociali, investimenti e sussidi sono stati quasi sempre dirottati a vantaggio dei settori e delle categorie più organizzate o comunque già inserite nel sistema delle garanzie pubbliche”.

Insomma, il solito particolarismo italiano, su cui Ferrera scrive da anni. Un fenomeno che, oltretutto, tende a moltiplicare sé stesso, col risultato che “ad a ogni giro” il nostro modello sociale si ritrova “con uno squilibrio in più, con una nuova distorsione.” E, vista la scarsità di risorse, con un numero sempre maggiore di esclusi. Che poi sarebbero coloro (giovani precari, donne, irregolari, inattivi scoraggiati, immigrati, disoccupati ‘senza rete’) con cui il sindacato ha per molto tempo perso contatto.

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