Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

L’esplosione di Halifax: il giorno in cui nacque la disastrologia

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Il 6 dicembre 1917, il porto canadese di Halifax, importante scalo strategico per le navi alleate adibite al rifornimento delle truppe impiegate nella Grande Guerra, fu scosso da quella che, almeno fino al lancio della bomba atomica su Hiroshima, sarebbe stata la più violenta esplosione mai provocata dall’uomo.

Il porto canadese di Halifax dopo l'esplosione

La Mont Blanc, una nave da trasporto francese proveniente da New York, stipata di migliaia di tonnellate di esplosivi, benzene e acidi altamente infiammabili, nel corso delle manovre di attracco si scontrò con un cargo militare belga. Gravemente danneggiata dall’impatto, la nave prese fuoco e, divenuta ingovernabile, fu abbandonata dal suo equipaggio. Spinta dalla corrente, la Mont Blanc si andò così a schiantare sulla banchina del molo 6, appiccando l’incendio alle strutture vicine.

Il dramma si consumò in poco più di venti minuti: raggiunta dalle fiamme, la stiva saltò in aria sprigionando una potenza da un quinto a un settimo pari a quella di Little Boy, la bomba atomica sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945. La temperatura intorno al punto zero raggiunse i 5.000 gradi, vaporizzando ogni cosa o persona intorno. Agli effetti del tremendo spostamento d’aria si aggiunse un’onda anomala, alta più di quindici metri, che si abbatté sugli edifici che si affacciavano sulla baia e che proseguì la sua corsa nell’interno per oltre tre isolati.

Tutta l’area in un raggio di oltre un chilometro e mezzo fu praticamente rasa al suolo. Come riportarono le testimonianze dei sopravvissuti, un enorme fungo di fumo nero si alzò dall’epicentro mentre per i minuti successivi una pioggia nerastra di detriti ricadde su tutta la città ricoprendo ogni cosa. Il panico degli scampati fu ulteriormente accresciuto dalla voce, poi fortunatamente rivelatasi falsa, che stesse per innescarsi una seconda esplosione.

Il bilancio di vite umane della “Grande esplosione di Halifax” (circa 2.000 morti e 9.000 feriti) sarebbe probabilmente stato ancor più grave se un quarantacinquenne telegrafista delle ferrovie canadesi, Vincent Coleman, non fosse tornato nel suo ufficio dentro la stazione ferroviaria, che distava solo qualche centinaio di metri dalla Mont Blanc in fiamme, per trasmettere il suo ultimo messaggio: “Fermate i treni. Nave munizioni in fiamme. Addio”.

Il disastro di Halifax suscitò enorme impressione e indusse un ricercatore della Columbia University, Samuel Henry Prince ad incentrare la sua dissertazione dottorale proprio su questo evento. Il risultato fu la pubblicazione di Catastrophe and Social Changes, considerato il primo studio di una nuova disciplina incentrata sullo studio dei disastri e delle loro implicazioni sociali.

Era nata la chindunologia, la scienza che studia i disastri.

2 Risposte

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  1. Interessante. non sapevo esistesse una vera e propria disciplina.
    OT: vedo che anche tu hai messo la neve.😀

    fabristol

    lunedì, 8 dicembre 2008 at 11:29 am

  2. E’ una materia un po’ particolare, perché mette insieme competenze e discipline differenti: scientifiche, tecniche ma anche umanistiche. Gli anglosassoni, ma in particolare gli americani sono all’avanguardia. Da noi ci si comincia a muovere da poco e soprattutto sul fronte protezione civile-difesa dai rischi (in particolare l’Università di Perugia).
    Anch’io ho messo la neve in forza del detto “piove governo ladro”. Se poi, addirittura, nevica… 😉

    tauzero

    lunedì, 8 dicembre 2008 at 11:53 am


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