Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Irpinia: viaggio dentro il terremoto

leave a comment »

Ne avevamo parlato qui in occasione dell’anniversario del Terremoto che sconvolse vaste aree del Mezzogiorno e in particolare l’Irpinia. Adesso, sempre grazie a Stefano Ventura, torniamo su questo tema con il primo di alcuni approfondimenti dedicati  non solo a quanto avvenne in quelle tragiche giornate ma anche nelle fasi, altrettanto delicate e drammatiche, della prima emergenza e della ricostruzione. Per non dimenticare.

1 – Il terremoto e la prima fase dell’ emergenza

Il terremoto che alle 19 e 34 del 23 novembre 1980 colpì  ampi territori della Campania e della Basilicata raggiunse un’intensità di 6.9 gradi della scala Richter. L’epicentro fu localizzato nei pressi del comune di Laviano, al confine tra le province di Avellino e Salerno e poco distante dal confine con la Basilicata.

I comuni maggiormente colpiti dal sisma furono i piccoli centri dell’entroterra campano e lucano, ma gli effetti della scossa si avvertirono in una porzione di territorio in cui abitavano circa 6 milioni di persone. Le conseguenze del sisma furono sicuramente amplificate dal patrimonio edilizio datato e fatiscente, nonostante queste zone fossero tra quelle a più alto rischio sismico del territorio nazionale. Basti pensare che nel corso del Novecento erano già stati due (1930 e 1962) gli episodi sismici di una certa rilevanza avvenuti nella stessa area.

Altro elemento che aggravò le conseguenze della scossa – i morti furono 2695 e i feriti circa 8850 – fu il ritardo dei soccorsi, dovuto in parte alla difficile accessibilità dei mezzi di soccorso in queste zone dell’entroterra e in parte alla mancanza di un servizio nazionale di protezione civile in grado di intervenire tempestivamente. Nelle prime ore dopo la scossa di terremoto, anche le notizie trasmesse dai mezzi di informazione non aiutarono a comprendere nel modo adeguato le dimensioni della tragedia; i primi telegiornali della sera del 23 novembre riferivano di un terremoto di lieve entità, non parlavano di morti e non individuavano in modo esatto l’epicentro. Man mano che le informazioni arrivavano, insieme alle prime ricognizioni aeree effettuate dai mezzi dell’ esercito sui paesi dell’interno, le reali conseguenze del terremoto si dimostrarono ben più gravi.

Le polemiche che si scatenarono in merito al ritardo dei soccorsi, nei giorni successivi alla tragedia, portarono alla rimozione di alcuni prefetti; l’allora presidente della Repubblica, Pertini, dopo aver visitato i luoghi più devastati, intervenne con un messaggio televisivo in cui incitava gli italiani ad essere solidali con i terremotati, ma allo stesso tempo puntava l’indice sui gravi ritardi nei soccorsi e ammoniva sulle possibili speculazioni che avrebbero potuto accompagnare la ricostruzione. Poche ore dopo il disastro, il governo, presieduto da Forlani, nominò un commissario straordinario per la gestione dell’emergenza: fu scelto l’on. Zamberletti, che aveva ricoperto lo stesso ruolo già in occasione del terremoto del Friuli del 1976, con buoni risultati.

Nei primi giorni dopo il terremoto si avviò un’ondata di solidarietà che portò svariate centinaia di volontari provenienti da tutta Italia e dall’estero a raggiungere le varie località disastrate per portare soccorso e aiuti materiali ai terremotati; inoltre nelle zone terremotate giunse una quantità ingente di generi di prima necessità, tende, coperte, abiti e tanti altri aiuti necessari ad affrontare l’emergenza. Anche l’esercito e i vigili del fuoco dispiegarono uomini e mezzi sul territorio per avviare dapprima il salvataggio dei sopravvissuti e poi il recupero dei cadaveri. Alle forze armate italiane si affiancarono anche corpi speciali provenienti da altre nazioni europee, tedeschi e francesi in particolare. Il lavoro coordinato di militari, settori specializzati e volontari riuscì a porre rimedio alle esigenze dei senzatetto dei paesi più colpiti, attraverso l’allestimento di tendopoli e roulottopoli. Laddove era possibile, in genere nei capoluoghi o nei centri maggiori, i senzatetto venivano ospitati negli edifici scolastici rimasti agibili e nelle carrozze ferroviarie.

Una delle ipotesi avanzate dal commissario di governo fu quella di ospitare un numero cospicuo di terremotati in alberghi, strutture ricettive e seconde case del litorale campano. Tuttavia l’operazione si rivelò un fallimento perché i terremotati dei paesi dell’interno preferirono restare nei loro paesi, trovando rifugio nelle tende, piuttosto che spostarsi a molti chilometri di distanza. Il numero di senzatetto presente nei paesi più colpiti diminuì perché molti di essi trovarono rifugio presso i parenti emigrati in altre zone d’Italia e all’estero; col passare delle settimane, quindi, le sistemazioni provvisorie (tende e roulottes), tirate su nei pressi delle macerie dei paesi, ospitarono sia i senzatetto sia i volontari.

Dopo il caos delle prime ore, durante le quali svariati convogli di volontari e di mezzi di sostentamento giungevano in modo disordinato nelle zone terremotate, il commissario straordinario aveva previsto una suddivisione territoriale per organizzare gli interventi dei volontari, attraverso l’espediente dei gemellaggi: ogni regione era associata a un paese o a gruppi di paesi in cui concentrava gli interventi sul lungo periodo. Accanto ad una robusta ossatura di tipo istituzionale (uomini e mezzi inviati da comuni, province e regioni) si dislocò sul territorio, secondo lo stesso criterio, una fitta rete formata da associazioni, categorie sindacali, partiti, confraternite religiose e laiche, organizzazioni cattoliche.

Non sempre le modalità di intervento dei volontari furono accolte bene dagli amministratori dei paesi terremotati. In queste zone era, infatti, forte il dominio elettorale della Democrazia Cristiana, mentre molti volontari appartenevano ad organizzazioni sindacali e politiche di sinistra.

In quasi tutti i paesi, per porre rimedio agli svariati problemi causati dallo stato di emergenza, si formarono i comitati d’iniziativa popolare, attraverso i quali i terremotati cercavano di relazionarsi con le amministrazioni sulle decisioni da prendere. Già sull’assegnazione di tende e roulottes alle famiglie dei senzatetto, i comitati cercarono di stabilire dei canali di comunicazione e interazione in primo luogo con i sindaci, ma con l’obiettivo di far giungere le proprie istanze anche all’attenzione delle autorità che gestivano l’emergenza, il commissario straordinario in particolare.

Grazie alla presenza esterna e alla necessità di affrontare una serie di difficoltà quotidiane dovute alla situazione di emergenza, si formò nei terremotati una consapevolezza sostanzialmente nuova che a seconda delle diverse situazioni dei paesi terremotati portò i membri dei comitati popolari a collaborare attivamente con gli amministratori dei comuni oppure a scontrarsi apertamente con essi.

Il ruolo dei volontari nella creazione dei comitati d’iniziativa popolare fu molto importante in termini di organizzazione e di condivisione delle esperienze. I paesi terremotati, nella gran parte dei casi, non avevano in quegli anni una consolidata storia di partecipazione politica, anche se la provincia di Avellino aveva storicamente espresso una classe politica che si era sempre messa in evidenza sul panorama nazionale.

Nei primi mesi del 1981 i comitati popolari costruirono anche un coordinamento che raggruppava le realtà dei vari paesi, cercando di individuare gli argomenti che potevano essere base comune per le attività e le vertenze con le amministrazioni e con il commissario di governo. Alcune iniziative organizzate dai comitati ottennero un discreto successo in termini di partecipazione e attenzione dell’opinione pubblica, costringendo il commissario ad ascoltare le istanze che i terremotati avanzavano.

Il periodo di attività di questi comitati andò, per la maggior parte di essi, dal dicembre del 1980 al maggio del 1981, quando, con l’approvazione della legge per la ricostruzione e la partenza dei volontari, le rivendicazioni sulle quali i comitati avevano basato la propria esistenza persero peso; d’altronde, i tempi rapidi, richiesti dalla legge per approvare i vari piani comunali per la ricostruzione, non permettevano discussioni e confronti approfonditi tra amministrazioni e comitati di terremotati. L’esperienza dei comitati popolari servì come momento di formazione per molti cittadini dei paesi terremotati, giovani e meno giovani; alcuni dei militanti che erano stati attivi protagonisti del movimento dei comitati popolari, diedero vita ad alcune cooperative, grazie all’aiuto di alcuni promotori sociali che avevano già operato nel Belice in seguito al terremoto del 1968 (in particolare il CRESM, Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Mezzogiorno). Le cooperative conobbero un periodo di espansione nei primi anni in seguito al terremoto, salvo poi intraprendere una china discendente quando gran parte dei finanziamenti statali per lo sviluppo delle aree terremotate furono destinati alla costruzione di 20 aree industriali, mentre nessuna agevolazione legislativa e fiscale fu programmata per le cooperative. Questi due elementi – i comitati d’iniziativa popolare e le cooperative – rappresentarono due novità introdotte in sostanza dall’esterno nelle comunità terremotate dopo il 1980 e, anche se ebbero vita breve, lasciarono comunque dei segni in quelle comunità, se non altro per quanto riguarda l’esperienza formativa di chi vi prese parte.

Stefano Ventura

Annunci

Written by Gianni Silei

sabato, 6 dicembre 2008 a 10:45 am

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: