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Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

I numeri del terrore

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L’incipit dell’Introduzione non lascia spazio ad ambiguità: “Tutti sanno che i terroristi fanno leva sulla paura per raggiungere i loro scopi, pochi però sono consapevoli che i capi di stato ricorrono alla medesima tattica. E non si tratta di un fenomeno nuovo.”

Nel caso si avessero ancora dubbi  sugli obeittivi del libro, basta leggere il sottotitolo dell’edizione originale: Separating Fact from Fiction.

In I numeri del terrore Loretta Napoleoni e Ronald J. Bee affrontano, dati alla mano, una delle varianti della politica della paura e della psicosi del terrorismo. Stabilendo da subito un chiaro parallelismo tra il clima politico-internazionale al tempo della guerra fredda e della dottrina Truman (e richiamando anche alcuni avvenimenti della storia recente italiana come la strategia della tensione o gli anni di piombo), gli autori tracciano un quadro degli eventi che hanno creato, a partire dallo spartiacque dell’11 settembre 2001, della “mitologia” del terrore e della guerra al terrorismo.

La tesi di fondo, come si è detto esplicitata fin dai primi passaggi, è che dietro lo spettro del terrorismo si nasconda una precisa scelta politica  che , negli ultimi anni, ha puntato innanzitutto a ristabilire il ruolo guida  della potenza statunitense in scacchieri di importanza strategica planetaria come quello del Vicino Oriente.

Questa politica della paura avallata dagli USA e da alcuni dei loro maggiori alleati – si sostiene – non solo non rende il mondo più sicuro ma, associata ad alcune precise scelte di politica economica e finanziaria, ha finito col rafforzare proprio alcune organizzazioni criminali con ramificazioni internazionali che hanno potuto ad esempio riciclare il denaro molto più agevolmente che in passato.

Tra i miti svelati ce ne sono alcuni di molto radicati nell’immaginario collettivo occidentale: da quello della “ventiquattrore atomica” a quello (non a caso utilizzato per giustificare l’invasione dell’Iraq) degli “stati canaglia” che vendono armi nucleari ai terroristi o possiedono armi di distruzione di massa.

Scritto con uno stile agile e giornalistico, il libro, alla domanda di fondo “in Occidente la minaccia del terrorismo è più seria che in passato?” risponde senza esitazione. No.

Loretta Napoleoni, Ronald J. Bee, I numeri del terrore. Perché non dobbiamo avere paura, Milano, Il Saggiatore 2008, pp. 144.

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