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Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Disastri e paure in età contemporanea. Alcune riflessioni

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halifax1In cinese, la parola “crisi” si scrive mettendo insieme l’ideogramma che significa “pericolo” con quello che indica “opportunità”. I disastri rappresentano in effetti un evento terribile, drammatico, ma anche, paradossalmente, l’occasione per imparare da eventuali errori in modo da non ripeterli in futuro. Affinché ciò sia possibile occorre anche costruire una sorta di “memoria delle crisi”.

In che modo sono stati studiati i disastri in epoca contemporanea? Come sono stati raccontati? Per quanto tempo una catastrofe rimane viva nell’immaginario collettivo?  In che misura e come può modificare credenze, abitudini, rapporti sociali, stili di vita?

Partendo dalla grande esplosione di Halifax del 1917 passando attraverso le più gravi sciagure tecnologiche del XX secolo (da Minamata a Chernobyl, dal disastro del Vajont ai naufragi della Exxon Valdez, fino ai veleni dell’ ACNA e di Seveso) alcune chiavi di lettura in chiave compartata da una prostettiva storiografica vengono proposte nel saggio Disastri e paure nell’età contemporanea, appena pubblicato nel secondo numero di S-NODI pubblici e privati nella storia contemporanea, dedicato al tema “Avere paura/Fare paura”.

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