Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Irpinia. Memoria civile di un terremoto

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mattino_24_11_1980Ventotto anni fa, anche allora una domenica, una scossa di terremoto di circa sette gradi Richter durata quasi un minuto sconvolse vaste zone della Campania della Basilicata e di parte della Puglia, seminando morte e distruzione.

Nell’intervento che riportiamo di seguito,  Stefano Ventura rilegge da differenti prospettive quei tragici eventi e gli sviluppi successivi, confermando l’importanza di un percorso d’indagine, quello della “storia delle catastrofi”, ancora troppo poco battuto nel nostro paese.

Nel 2008 ricorre l’anniversario di due terremoti dagli effetti disastrosi avvenuti nel corso del ‘900 in Italia; il terremoto del Belice (15 gennaio 1968) e il terremoto di Messina e Reggio Calabria (28 dicembre 1908). Quest’ultimo è senza dubbio l’evento catastrofico di maggiore rilevanza del Novecento italiano, con i suoi 80 mila morti e le devastazioni profonde inferte in particolare alla città di Messina.

In questi giorni ricorreva anche l’anniversario del terremoto del 23 novembre 1980 in Campania e Basilicata, meglio conosciuto all’opinione pubblica come terremoto dell’Irpinia. Questi anniversari permettono di fare alcune considerazioni sul rapporto tra terremoti e storiografia; nell’opinione di alcuni storici che si sono occupati di questi temi, la storiografia delle catastrofi è relegata in un’area marginale rispetto ad altri temi di ricerca. I motivi che questi stessi storici hanno individuato sono la difficoltà di doversi rapportare con altre discipline scientifiche (Guidoboni), il fatto che un evento sismico o calamitoso ha quasi sempre una portata locale e quasi mai riguarda i destini di un’intera nazione o anche l’ “irrazionalità” di una catastrofe, che non permette di inserirla in alcun continuum temporale e storico (Bevilacqua).

Si può verificare questa tesi proprio dando un’occhiata al dibattito sulle vicende del terremoto in Irpinia: dopo un forte coinvolgimento emotivo di tutta la popolazione italiana nei primi giorni dopo il sisma, cui contribuì la significativa mole di immagini e testimonianze diffuse dal mezzo televisivo, il terremoto dell’Irpinia è ritornato all’attenzione pubblica in seguito ad alcune inchieste giornalistiche pubblicate negli ultimi anni del decennio ’80-’90. Le inchieste chiamavano direttamente in causa l’allora presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita, originario delle zone terremotate. Ancora oggi, quindi, il richiamo all’Irpinia vuol dire per l’opinione pubblica ricordare le terribili immagini di distruzione e disperazione, ma anche l’implicito riferimento a sprechi, ruberie e malaffare diffusosi in quegli anni.

Ampliando però il quadro di riferimento, le dinamiche che si innescarono in seguito al terremoto condizionarono anche le modalità dell’intervento di assistenza dello Stato nel Mezzogiorno; infatti negli anni Ottanta la Cassa per il Mezzogiorno attraversava una crisi che si sarebbe rivelata irreversibile, e l’”occasione” del terremoto fu sfruttata per perpetuare la straordinarietà dell’assistenza al Mezzogiorno o a parte di esso. La connessione tra politica, imprenditoria e malavita fu alimentata dal cosiddetto “partito unico della spesa pubblica”, che teorizzava un miglioramento delle condizioni di subalternità del Mezzogiorno attraverso il finanziamento di ingenti interventi di industrializzazione e infrastrutturazione. La creazione di 20 nuove aree industriali, ad esempio, pur creando una discreta quantità di posti di lavoro nei primi anni di attività delle aziende, si rivelò nel lungo periodo una scommessa realizzata solo in parte e di certo con un impegno economico spropositato rispetto ai risultati ottenuti; alcuni calcolano che lo Stato ha speso circa 142 milioni di lire per ogni posto di lavoro creato attraverso questo programma di interventi; inoltre su 268 aziende previste, quelle attive nel 2005 erano solo 57. Le cose migliorarono parzialmente negli anni Novanta poiché all’ intervento statale subentrarono le politiche di coesione dell’Unione Europea, che esigevano garanzie maggiori per la progettualità e il finanziamento degli interventi.

Se queste furono le caratteristiche più generali della fase di ricostruzione, esistono alcuni possibili sentieri di indagine riguardanti un contesto più limitato, cioè le comunità che subirono in modo più disastroso le conseguenze del sisma. In questi ambiti assume maggiore importanza un tema come la memoria dell’evento sismico; proprio per la sua imprevedibilità e il suo essere spartiacque tra un prima e un dopo, quel momento lascia segni profondi in chi vi sopravvive. Recentemente la storiografia ha sondato i terreni del racconto e della testimonianza dei sopravvissuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale (Gribaudi, Carli – Gentiloni Silveri) oppure sulle stragi di civili o gli stupri di massa avvenuti dopo l’8 settembre 1943 (Chianese, Baris). Raccontare un momento di sofferenza estrema è senza dubbio difficile per lo storico, per cui la testimonianza orale costituisce uno strumento particolarmente adatto, e il terremoto come evento potrebbe costituire un terreno di sperimentazione interessante. Al di là dei frammenti qui citati, il terremoto del 23 novembre 1980 rappresenta, comunque, un interessante e ampio terreno di indagine per diverse discipline.

Stefano Ventura

Bibliografia

Riferimenti presenti nel testo:

Piero Bevilacqua, Catastrofi, continuità, rotture nella storia del Mezzogiorno, “
Laboratorio Politico”, 1981, n. 5-6.

Emanuela Guidoboni,
Paesaggi seminascosti: sismicità e disastri sismici in Italia, in Alberto Caracciolo, Gabriella Bonacchi (a cura di), Il declino degli elementi. Ambiente naturale e rigenerazione delle risorse nell’Europa moderna, Bologna, Il Mulino, 1990.

Gabriella Gribaudi, Guerra totale. Tra bombe e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940-1944, Torino, Bollati Boringhieri, 2005.

Tommaso Baris, Tra due fuochi. Esperienza e memoria della guerra lungo la linea Gustav, Roma-Bari, Laterza, 2003

Gloria Chianese, “Quando uscimmo dai rifugi”. Il Mezzogiorno tra guerra e dopoguerra (1943-46), Roma, Carocci, 2004.

Maddalena Carli-Umberto Gentiloni Silveri, Bombardare Roma, Il Mulino, Bologna, 2007.

Altri riferimenti bibliografici:

Judith Chubb, Three earthquakes: political response, reconstruction and the institutions: Belice (1968), Friuli e Campania (1980), in J. Dickie, J. Foot, F.M. Snowden (eds.), Disastro! Disasters in Italy since 1860. Culture, politics, society, New York, Palgrave, 2002.

Università di Napoli, Centro di specializzazione e ricerche economiche–agrarie di Portici, Situazione, problemi e prospettive dell’area più colpita dal terremoto del 23/11/1980, Einaudi, Torino, 1981 ( a cura di Manlio Rossi Doria).

Giovanni Russo – Corrado Stajano, Terremoto. Le due Italie sulle macerie del Sud, Garzanti, Milano, 1981.

Ada Becchi Collidà, Patrizia Consiglio, Giovanni Ferraro, Matelda Reho, Passano gli anni e il nuovo non viene, Mezzogiorno terremoto industrializzazione, F. Angeli, 1986.

Francesco Barbagallo – Giovanni Bruno, Espansione e deriva del Mezzogiorno, in “Storia dell’Italia Repubblicana” vol. 3: L’ Italia nella crisi mondiale. L’ ultimo ventennio, Einaudi, Torino, 1997.

Franco Arminio, Viaggio nel cratere, Sironi editore, Milano, 2003.

Stefano Ventura, Il terremoto dell’Irpinia. Storiografia e memoria, Italia Contemporanea, n. 243, giugno 2006.

8 Risposte

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  1. Interessante approccio ed ottima iniziativa per il ricordo di quella tragedia. L’ho vissuta! Allora ero lì e c’ero anche per essere impotente testimone dell’immediata nascita del partito della spesa pubblica.
    luigi nonallineato

    nonallineato

    domenica, 23 novembre 2008 at 8:11 am

  2. Grazie, ma il merito è tutto di Stefano Ventura. Aggiungo che qui si trova un blog, curato sempre da Stefano, dedicato alla storia e la memoria di quegli eventi.

    tauzero

    domenica, 23 novembre 2008 at 8:30 am

  3. E’ una vergona che nessun quotidiano, come corriere della sera o repubblica, riporti almeno poche righe sulle vicende di allora, sugli sprechi e su come ancora oggi molte persone vivano nei prefabbricati.

    mick

    domenica, 23 novembre 2008 at 11:20 am

  4. Concordo. Anche per questo spero quanto prima di poter ospitare altri contributi di Ventura, che lavora da tempo e ottimamente su queste vicende.

    tauzero

    domenica, 23 novembre 2008 at 11:34 am

  5. Grazie all’amministratore di questo interessantissimo blog per aver ospitato alcune mie considerazioni. Sicuramente ci sarà modo di contribuire al tema con alcune schegge di ragionamento.
    Concordo con mick, da anni la questione è taciuta, un pò come tutta la questione meridionale, eccezion fatta per la vicenda rifiuti.
    Grazie ancora, alla prossima occasione.

    stefano ventura

    domenica, 23 novembre 2008 at 2:38 pm

  6. Vi segnalo il documentario “Terre in moto” che ho realizzato insieme ad Angela Landini ed Ettore Siniscalchi in occasione del venticinquennale del sisma dell’80. Come sa chi fa o si interessa di documentario storico, sociale, antropologico o “di creazione”, in Italia le persone che fanno questi lavori sono in genere ignorati dalla tv e spinti solo dalla loro passione civile perciò si vanno a cercare il pubblico proponendo i loro titoli nei festival specializzati, nei circuiti delle associazioni, dei comitati, ecc. e ovunque trovino persone sensibili, altrimenti le opere restano nei cassetti. Chi volesse ricevere il dvd può scrivermi a mipuntocitochiocciolaliberopuntoit

    ===

    TERRE IN MOTO

    un documentario di Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi

    Durata:
    60’

    Anno di produzione:
    2006

    Soggetto:
    Michele Citoni e Ettore Siniscalchi

    Sceneggiatura e regia:
    Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi

    Produzione:
    Citoni e Siniscalchi, contributo della Prov. di Salerno

    Montaggio:
    Michele Citoni e Angela Landini

    Riprese:
    Michele Citoni e Angela Landini

    Musiche:
    Rocco De Rosa (“Rotte distratte”, il manifesto, 2002)

    Formato di ripresa:
    Mini DV

    Formato di proiezione:
    Mini DV o DVD

    Lingua:
    italiano e dialetto campano

    Sottotitoli:
    italiano

    Sinossi:
    Il 23 novembre 1980 un terremoto catastrofico colpì la Campania e la Basilicata. I morti furono quasi 3.000, oltre 300.000 i senza tetto. La protezione civile non esisteva ancora e le istituzioni dello stato erano del tutto impreparate ad affrontare l’evento, ma migliaia di volontari e molte amministrazioni locali, da ogni parte d’Italia, si mossero spontaneamente per portare i primi soccorsi. Venticinque anni dopo, i volontari vengono invitati a tornare nei comuni ricostruiti. Da qui parte un viaggio nell’area dell’Alto e Medio Sele e del Tanagro, tra le province di Salerno e Avellino. Ai ricordi dei terremotati e dei volontari, alle immagini di repertorio della distruzione e delle lotte popolari seguite a quell’evento si alternano i segni attuali dei mutamenti causati dal sisma: una ricostruzione che ha in parte stravolto il territorio e non è ancora terminata, il cemento di opere pubbliche spesso inutili e sovradimensionate, le speranze tradite di un’industrializzazione calata dall’alto, un rinnovato destino di arretratezza e emigrazione; ma anche i tentativi di promuovere le identità e le qualità dei luoghi. “Terre in moto” è un affresco di storie locali che raccontano un pezzo della storia di tutto il paese.

    Michele Citoni

    giovedì, 4 dicembre 2008 at 2:11 pm

  7. A proposito, navigando poco fa ho trovato questo interessante articolo, che in bibliografia cita anche un lavoro di Stefano Ventura (ciao Stefano):
    http://www.storiaefuturo.com/it/numero_17/articoli/1_disastri-disastrologia~1167.html

    Michele Citoni

    giovedì, 4 dicembre 2008 at 2:32 pm

  8. Caro Michele. Grazie delle segnalazioni. L’articolo che citi è già presente su questo blog qui. Ciao

    tauzero

    giovedì, 4 dicembre 2008 at 2:49 pm


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