Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Come ti trasmetto la paura: un rapporto sull’Italia

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immigrantsNe avevamo parlato qui e soprattutto, facendo un esempio concreto, qui. Di come questioni come immigrazione, criminalità e, più in generale, sicurezza/insicurezza diventino emergenze anche (non esclusivamente, certo, ma anche) nel momento in cui vengono percepite come tali dall’opinione pubblica.

Nella società dell’informazione, il tema del ruolo che i mezzi di comunicazione di massa svolgono nel raccontare ma sempre più spesso nell’alimentare e “costruire” le paure collettive,  costituisce un terreno d’indagine particolarmente interessante.

Il come e il perché nascano certe paure collettive, e magari non altre, è un primo aspetto della questione.  Ma emergono anche altri interrogativi, altrettanto rilevanti, che riguardano il possibile sfruttamento da parte di  coloro che controllano e dirigono i mezzi d’informazione, di queste stesse paure.E che possono utilizzare la pervasività del mezzo a loro disposizione con finalità elettoralistiche o di mantenimento del consenso, di rafforzamento della coesione sociale, per la salvaguardia dell’ordine, pubblico o  semplicemente per finalità principalmente economiche e di mercato.

La conferma della presenza di questi meccanismi giunge anche dalle pagine del rapporto Sicurezza Italia, realizzato da demos & PI e Osservatorio di Pavia nell’indagine annuale per la Fondazione Unipolis, dove, ad esempio, si sottolinea come “la spirale generata dal circuito fra realtà, opinione pubblica e media negli ultimi anni ha alimentato l’insicurezza, facendola giungere a livelli elevatissimi” e come, ad esempio, “nell’autunno 2007 fosse stato raggiunto, in Italia, un grado molto alto di preoccupazione sociale, di allarme per i crimini contro la persona e la proprietà privata ma anche nei confronti degli immigrati, percepiti come minaccia, molto più che come risorsa”.

Un po’ com’era avvenuto per le elezioni che confermarono George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti, il fattore paura è risultato rilvante proprio nel corso della campagna elettorale del 2008 diventando uno dei temi più dibattuti e presenti sui mezzi d’informazione, salvo poi essere ridimensionato dopo l’esito del voto.

Mai come oggi, insomma, l’arte del fearmongering, antica quanto l’uomo, pare essere stata praticata con successo.

3 Risposte

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  1. […] Ne avevamo parlato qui e soprattutto, facendo un esempio concreto, qui. Di come questioni come immigrazione, criminalità e, più in generale, sicurezza/insicurezza diventino emergenze anche (non esclusivamente, certo, ma anche) nel momento in cui vengono percepite come tali dall’opinione pubblica. I meccanismi… Tags: fondazione unipolis osservatorio fearmongering sicurezza italia pavia trasmetto … [Continua a leggere…] […]

  2. Cos’è il ddl sicurezza se non l’aberrante risultato di un altrettanto aberrante modo di gestire i flussi migratori mantenuto fino ad oggi? Se un italiano commette un crimine per me è giusto che paghi, così è giusto che paghi l’immigrato: purtroppo questo elementare concetto viene spesso scambiato per un’affermazione razzista sulla base di un malinteso senso del politically correct. Con la conseguenza inquietante che gli italiani diventano sempre più razzisti (basta leggere le cronache di questi giorni) e arrivano a stigmatizzare la figura dello straniero, senza accorgersi che nella maggior parte dei casi gli immigrati sono onesti lavoratori. Ora, premesso che il ddl sicurezza introduce misure in alcuni di casi eccessive e inopportune, in linea di massima e con le dovute modifiche, potrebbe risultare una soluzione ad un problema sempre più grave, sentito in maniera diversa, ma in identica misura sia dagli italiani nativi che da quelli acquisiti, tanto più che gli stessi immigrati, interpellati sull’argomento, ritengono che sia giusto concedere diritti alla gente onesta, e cacciare via i criminali.

    lucyintheskywd

    lunedì, 24 novembre 2008 at 2:16 pm

  3. @ lucyintheskywd:
    E’ evidente che una riflessione sui contenuti dell’attuale ddl sicurezza sarebbe improponibile in poche righe, quindi è il caso di tornarci, magari comparando con provvedimenti di altri paesi e con il passato, in un altro pezzo.

    Più in generale penso tuttavia che se c’è una lezione che ci viene dal passato è quella di non gestire la questione immigrazione con provvedimenti presi “di pancia” o falsamente sensazionalistici, studiati per blandire l’opinione pubblica impaurita e incerta.

    Ribadisco che il rispetto della legalità non significa razzismo. L’eguaglianza di ogni uomo di fronte alla legge è il principio basilare di ogni Stato di diritto e non è in discussione.

    Tuttavia, è altrettanto vero che farsi interpreti o peggio ancora fomentare i bassi istinti di coloro che vedono nel ‘diverso’ (per provenienza o condizione) una minaccia sono scelte che se possono premiare, nell’immediato, alla lunga si sono sempre rivelate controproducenti, perché hanno innescato ulteriori tensioni, hanno ostacolato l’integrazione e, soprattutto, non hanno mai risolto il problema.

    Visto che a noi italiani piace parlare sempre – il più delle volte a vanvera – di “emergenze”, è bene rammentarsi che le crisi si superano con responsabilità e con raziocinio. Qualità che secondo me ogni elettore, indipendentemente dalla propria collocazione politica, dovrebbe ricercare, anzi esigere, nella propria classe dirigente.

    tauzero

    lunedì, 24 novembre 2008 at 4:56 pm


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