Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Immigrazione: all’Italia il record della paura

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immigrationNelle società contemporanee i mezzi di comunicazione hanno un ruolo spesso determinante nella creazione e nella diffusione delle paure sociali.

Il rapporto sui temi dell’immigrazione in Europa e negli Stati Uniti redatto dal German Marshall Fund e soprattutto il modo con il quale è stato presentato ai lettori di Repubblica oggi fornisce un esempio interessante di come, parafrasando un noto studio di David Altheide, i mezzi d’informazione possano contribuire, scientemente o no, a costruire una crisi“.

Comunicare il rischio attraverso i numeri influisce in modo rilevante sulla percezione di quello stesso rischio. Un conto, ad esempio, è affermare che una persona ha l’1% di probabilità di contrarre una certa malattia, un altro è dire che questa stessa malattia colpisce 1 persona su 100 o 10 persone su 1.000 o 100 persone ogni 10.000. Una distorsione, com’è stato fatto notare in alcuni studi recenti, dalla quale, peraltro, non restano immuni neppure coloro che, per formazione, competenze o esperienza, sarebbero facilmente in grado di valutare correttamente questo dato. Un’altro modo di comunicare selettivamente un rischio è, ed è questo il caso dell’articolo di Repubblica, quando i dati statistici vengono “rovesciati”.

Il grafico riportato sul rapporto, con relativa didascalia, è questo.

rapporto

Repubblica riporta questi stessi dati ma li comunica più efficacemente (ma anche, direbbe qualcuno, in modo più “ansiogeno”): “Stranieri e reati, in Italia il record della paura” è il titolo del pezzo, che in alto riporta invece questo box grafico

repubblica

Alle cifre sulla immigrazione percepita come pericolo si aggiungono ulteriori dati: l’86% teme l’immigrazione illegale; il 68% ritiene che la maggior parte degli immigrati siano illegali, l’82% sostengono la necessità di rimpatriare gli immigrati, il 66% che l’immigrazione aumenti la criminalità, il 60% che gli immigrati non rispettino le altre culture. Anche qui spesso rovesciando i dati del rapporto.

Mancano poi (si fa riferimento solo a quelli di Francia e Olanda) alcuni dati che pure sarebbero significativi o che comunque renderebbero gli esiti della ricerca, se non più sfumati, certamente meno univoci da interpretare. Ad esempio il fatto che alla domanda “Considera l’immigrazione più un problema o una opportunità”, gli italiani intervistati abbiano fornito una risposta sostanzialmente in linea con la media europea. Come si vede nel grafico sotto, 30 (l’opportunità) contro 47 (il problema).

opportunity

Manca soprattutto due dati se vogliamo ancor più interessanti: cioè che solo il 27% degli intervistati ritiene che gli immigrati sottraggano il lavoro agli italiani e che ben il 71% ha dichiarato che agli immigrati dovrebbe essere garantita l’opportunità di restare permanentemente nel paese di adozione, anziché in misura temporanea.

Non è certo questa la sede per tentare un’analisi più approfondita di questi dati, cui del resto occorre poi dare il giusto peso. Bisogna oltretutto considerare che il linguaggio giornalistico deve in prima battuta essere efficace, immediato. Eppoi un titolo d’impatto cattura l’attenzione del lettore, che altrimenti non si soffermerebbe a leggere il pezzo (del resto quanti di voi stanno leggendo questo post per il suo titolo?).

Tuttavia, questa ricerca parrebbe disegnare uno scenario certamente preoccupante (anche perché su scala europea) ma nello stesso tempo molto più complesso di quello che invece sembra comunicare questo articolo.

Proprio perché si tratta di temi delicati come quelli dell’immigrazione che, come anche il crimine, diventano allarmi sociali anche in misura del modo con cui vengono percepiti dall’opinione pubblica, occorre ricordare anche agli operatori dei mezzi d’informazione l’importanza di quanto dicono e soprattutto di come lo dicono.

E, soprattutto, che la realtà, anche quella fotografata schematicamente (e spesso artificiosamente) in un sondaggio, non è sempre tutta bianca o tutta nera.

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8 Risposte

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  1. Chiedersi chi sta dietro l’informazione in Italia è cosa già scontata eppure ogni giorno guardiamo tutti gli stessi Tg e leggiamo i medesimi quotidiani, siamo plagiati e le nostre menti vengono condizionate dalle notizie che ci danno; bisogna svegliarsi altrimenti quando ci riavremo da questo torpore scopriremo che il mondo è diventato quello che non avremmo mai voluto!

    c.sasso

    martedì, 18 novembre 2008 at 12:04 pm

  2. Giusto. Credo che l’unica via d’uscita dal gioco al massacro che descrivi sia quella esercitare il proprio spirito critico e cercare di insegnare a fare altrettanto, senza la pretesa – cosa difficilissima – di imporre la propria chiave di lettura. E’ quello che, nel mio piccolo, mi sforzo di fare con i miei studenti. Ma sai, insegno a Siena. Hai presente? Quell’Università piena di gente “spendacciona” e “fannullona”…
    😉

    tauzero

    martedì, 18 novembre 2008 at 12:19 pm

  3. Se non ho male interpretato l’articolo, la paura dell’immigrato sarebbe, come dire, preconfezionata e data in pasto agli sprovveduti fruitori di giornali e TV. Ovviamente i radical-chic, le mezze seghe intellettuali di sinistra, colgono la palla al balzo per farci passare per un Paese razzista, dimenticandosi che la gente è in grado di farsi un idea reale del fenomeno immigrazione e forse comincia a temere di ritrovarsi, un giorno, ospite in casa propria. Credo che pretendere da chi immigra nel nostro Paese il rispetto delle nostre leggi sia legittimo, così come chiedere che il fenomeno sia governato con severità, cosa che nessun governo finora ha fatto. Caro tauzero, anche io vivo a Siena: 200 milioni di euro di buco da coprire, complimenti! Le do un suggerimento: si faccia un giro per le viuzze di Siena: leggerà frasi tipo “SUD AIDS” o “TERRONI VERMI” oppure anche “ARRIVA LO SPAZZINO DEI PISANI E DEI TERRONI”….Ma i senesi non votano per il PD? Saluti

    FALCO

    martedì, 18 novembre 2008 at 4:57 pm

  4. Caro Falco.
    Intanto mi scuso ma per problemi tecnici sono riuscito solo dopo varie peripezie a recuperare il suo commento, che ho riportato sopra integralmente.

    Vengo ai rilievi da lei mossi:
    Nessuna dietrologia o lettura preconfezionata. Non ho interessi di appartenenza o di schieramento da sostenere più o meno subdolamente. Quello che intendevo dire sta scritto sul post. Che per inciso, come molti dei testi che inserisco in questo blog, mi serve un po’ come promemoria, per fissare l’attenzione su alcuni temi da poi utilizzare per i lavori di cui mi occupo.
    La mia era semplicemente una notazione che, anzi, invitava ad una lettura meno superficiale delle inquietudini che, in Italia come nel resto d’Europa, accendono fenomeni come quello dell’emigrazione. Era un invito ad una lettura critica e non aprioristica delle notizie e a cercare – semmai – di comprendere anche le ragioni di coloro che, a torto o a ragione, si sentono minacciati e temono, come lei scrive, di “ritrovarsi un giorno ospiti in casa propria”.

    Sul buco dell’Università mi associo al suo sdegno: ma, mi creda, non penso sia giusto che tutti coloro che vi lavorano meritino – per le comprovate capacità professionali che hanno dimostrato nel corso degli anni – di stare sul banco degli imputati.

    Sulla inciviltà di certe scritte – ahimé sparse purtroppo sui muri di molte città italiane e non solo su quelli di Siena – credo non ci sia da aggiungere molto. Quanto all’orientamento politico della città del Palio, mi scusi ma non colgo proprio il nesso con l’argomento di cui si parla. Oltretutto, come scherzosamente mi viene fatto notare da molti amici figli di questa bellissima città, e come lei ben sa, vivendoci, io son fiorentino, quindi guelfo, e sarebbe davvero disdicevole esprimermi, a favore o contro, le questioni senesi…

    A presto

    tauzero

    martedì, 18 novembre 2008 at 4:59 pm

  5. caro falco,
    penso che tu sia una di quelle persone che è convinta della non esistenza del razzismo in italia o che forse appartiene a quella cerchia di persone intolleranti che si nascondono all’interno di un razzismo a fin di bene.
    ma come fai a dire che l’italia non è un paese razzista se già a siena ci sono scritte contro i terroni e c’è un razzismo di fondo fra nord e sud?
    e inoltre perchè parla di “sentirsi ospiti in casa propria”?
    l’italia è di tutti!

    chiara

    mercoledì, 19 novembre 2008 at 4:24 pm

  6. @tauzero

    il riferimento a guelfi e ghibellini, in questo contesto, è di una sottigliezza geniale.

    steulot

    giovedì, 20 novembre 2008 at 2:02 pm

  7. @ chiara: Concordo. E ribadisco: la reazione contro gli immigrati è provocata da svariate motivazioni: sociali e culturali, politiche, economiche, territoriali. Non bisogna però sottovalutare l’influenza sull’opinione pubblica dei mezzi di comunicazione di massa.

    @steulot: troppo buono…

    tauzero

    giovedì, 20 novembre 2008 at 5:23 pm

  8. Figuriamoci se l’Italia non primeggiava anche in questa classifica.

    JusPrimaeNoctis

    domenica, 13 dicembre 2009 at 2:59 am


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