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Tecnicizzare politicizzando: un aspetto dell’assistenza sotto il fascismo

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inaudiLa ricerca di Silvia Inaudi si inserisce in quel recente filone si studi che, cercando di superare interpretazioni eccessivamente semplificatorie, si propone di individuare gli elementi di modernizzazione nelle politiche sociali tra le due guerre anche attraverso l’analisi delle politiche previdenziali e assistenziali del fascismo.

Un approccio interpretativo utile, peraltro, non solo per verificare l’esistenza di continuità o discontinuità rispetto alle politiche liberali ma anche per la comprensione delle successive vicende dello Stato sociale italiano, quelle dell’immediato secondo dopoguerra.

In A tutti indistintamente, si affronta uno degli aspetti fino ad oggi scarsamente approfondito delle ricerche sulle politiche sociali durante il ventennio: quello che riguarda gli Enti Opere Assistenziali. Istituiti nel 1931 con l’obiettivo di affiancarsi a livello locale alle vecchie Congregazioni di carità, gli EOA si videro poi attribuire crescenti attribuzioni in campo assistenziale fino alla loro sostituzione, nel 1937, con gli Enti Comunali di Assistenza.

Facendo ricorso ad un’ampia documentazione, in larga parte d’archivio e inedita, la ricerca ricostruisce la concezione fascista dell’assistenza sociale, l’edificazione e l’espansione delle politiche assistenzialistiche del fascismo e, in questo ambito, il ruolo sempre più centrale e strategico del PNF. Si affronta poi – con una interessante ricostruzione della pratica assistenziale da un angolo visuale particolare: quello torinese –  la nascita e lo sviluppo degli EOA. Organismi importanti sia perché nati con l’obiettivo di razionalizzare e dunque modernizzare (sia pure “dall’alto” e in modo autoritario) il sistema di protezione sociale sia perché in molti dei loro ambiti d’intervento, a cominciare da quello riguardante l’infanzia, puntavano a fondere l’aspetto assistenziale con quello “formativo”.

Aspetto che conferma, una volta di più, l’importanza delle politiche sociali sul piano del controllo sociale e della gestione del consenso nei regimi autoritari e totalitari (cosa che comportò anche qualche appendice polemica con le componenti cattoliche). Fino al dibattito che si concluse con la fusione degli EOA negli Enti Comunali di Assistenza.

Per lo Stato fascista – scrive Silvia Inaudi – gli EOA, insieme all’ONMI (l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, creata alla fine del 1925) furono – tra le tante cose – l’espressione di “quel processo di modernizzazione autoritaria del settore dell’assistenza sociale, di quel “tecnicizzare politicizzando” che passò attraverso la burocratizzazione dei servizi e la professionalizzazione delle figure in esso operanti, quali, ad esempio, la ‘visitatrice fascista’, che rappresentò la versione di regime della nascente figura dell’assistente sociale”.

Silvia Inaudi, A tutti indistintamente. L’Ente Opere Assistenziali nel periodo fascista, Torino, Clueb 2008.

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Written by Gianni Silei

sabato, 15 novembre 2008 a 12:03 pm

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