Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Un post sul post

with 2 comments

ruinsOrmai più venti anni fa, nella prefazione alla prima edizione di uno dei suoi lavori più conosciuti, La società del rischio, Ulrich Beck si lasciò andare ad una riflessione un po’ maligna sulla tendenza delle scienze sociali a ricorrere pervicacemente, per spiegare fenomeni che determinano il mutamento, ad un prefisso: post.

“Tutto è post.” – scriveva allora Beck – “Ci eravamo ormai abituati al post industrialismo, un termine cui riusciamo ancora ad associare contenuti. Con il post-moderno le cose cominciano a confondersi. Nell’oscurità concettuale del postilluminismo tutte le vacche si danno la buonanotte. Post è la parola in codice per un disorientamento che si fa moda. Rinvia ad un oltre che non sa nominare, ma resta legato ai contenuti che nomina e nega, nell’irrigidimento di ciò che è noto. Passato più post: è questa la ricetta di fondo con cui noi, in verbosa e ottusa incomprensione, fronteggiamo una realtà che ci appare in disgregazione”.

Proprio sul primo di quei post a cui faceva riferimento Beck (il post-industrialismo) è tornato qualche giorno fa Giovanni Sartori. Che, parlando dei fattori distorsivi che minano il sistema educativo italiano, si è soffermato sulla “teoria della società post-industriale” intesa “come ‘società dei servizi’ fondata sul sapere, o quantomeno su alti livelli di istruzione”. Mettendo a nudo l’ennesimo equivoco che si nasconde dietro quel “post” così facile da usare in ogni contesto eppure così insidioso.

In questo caso, Sartori parlava del post-industrialismo inteso come scelta (illusoria) di abbandonare la strada dell’industriale (inteso come “nocciolo duro della produzione di ricchezza”) e di passare tutti, armi e bagagli, ad una società dei servizi “nella quale nessuno si sporca le mani”, una società che, tra le tante cose, “alimenta la insensata corsa universale al ‘pezzo di carta’ del titolo universitario”.

Dimenticando che larga parte del benessere raggiunto dalle società più avanzate era stato costruito proprio da coloro che se le erano “sporcate” lavorando. Le mani.


Annunci

Written by Gianni Silei

venerdì, 14 novembre 2008 a 5:57 pm

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. “POST” è sempre più coerente di
    “NEO”:

    cosa c’è di più antico di un NEO-qualcosa che si ripropone copiando quanto è gia finito da un pezzo?

    Saamaya

    venerdì, 14 novembre 2008 at 6:58 pm

  2. Ciao Saamaya. Concordo con il fatto che il prefisso ‘Neo’ spesso sia una riproposizione spesso stantìa e di maniera di qualcosa di morto e sepolto (penso a neo-fascismo, neo-nazismo e altri neo-“ismi”). Spesso ma non sempre. E mi riferisco, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, a molte correnti artistiche che, richiamandosi a movimenti del passato, hanno saputo creare capolavori straordinari.

    Secondo me, pur nel suo rifarsi a un qualcosa di pre-esistente, NEO resta più esplicito e, come dire?, meno ambiguo (sul piano interpretativo) di POST. Post cela un punto interrogativo, una incapacità di definire i fenomeni dietro la quale, spesso, si nasconde il vuoto.

    P.S. Bel nick. Pace anche a te 😉

    tauzero

    venerdì, 14 novembre 2008 at 7:46 pm


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: