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Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Emissioni killer

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Il 29 ottobre del 1948, la cittadina di Donora, in Pennsylvania, restò per cinque giorni sotto una pesante cappa di nebbia mescolata alle polveri inquinanti prodotte da un vicino stabilimento chimico. Ben presto, le fasce più deboli della popolazione, soprattutto anziani e bambini, mostrarono difficoltà respiratorie. Al culmine dell’emergenza, le autorità sanitarie locali decisero in via precauzionale di ordinare l’evacuazione di coloro che soffrivano di patologie delle vie aeree. Per alcuni fu troppo tardi. Si contarono infatti venti vittime, cui si aggiunsero altre 7.000  persone con gravi danni alla salute.

Christopher Bryson, autore di ‘The Fluoride Deception’
sulle possibili cause del disastro di Donora


Il disastro di Donora indusse le autorità federali a varare una legislazione più moderna sulle emissioni inquinanti nell’atmosfera, il Clean Air Act (1955) e si concluse con la chiusura della fabbrica incriminata.

Quello di Donora non era certamente il primo caso nel suo genere. Il “flagello del fumo”, che tanta eco ebbe nella pubblicistica ottocentesca, fu un fenomeno ricorrente e tristemente conosciuto sin dall’Ottocento. Le sostanze inquinanti emesse dalle ciminiere a seguito delle varie fasi del processo produttivo, mescolate ai fumi delle abitazioni civili e, più in generale, all’uso del carbone, provocarono a più riprese, soprattutto nelle zone dell’Europa centro-occidentale, nel Regno Unito, ma anche nelle aree più industrializzate degli Stati Uniti (Chicago, Pittsburgh, St. Louis, Cincinnati) delle vere e proprie emergenze.

Uno degli episodi più gravi dell’Ottocento fu ad esempio quello registrato a Londra tra il 1879 e il 1880. In quel caso, allo smog fu attribuito un incremento del tasso di mortalità del 220% . Nonostante già da un decennio, come conseguenza della scoperta da parte del chimico Robert Angus Smith dei gravi effetti provocati dalle piogge acide, fosse in vigore una legislazione sul controllo della emissione dei fumi, una pesante cappa di nebbia mista a fumo gravò per mesi sulla capitale britannica, obbligando in certi momenti coloro che si avventuravano fuori di casa a camminare, per non perdersi, radenti ai muri degli edifici.

La Pea-Soup Fog descritta da Dickens o fissata in alcune tele londinesi di Claude Monet, o lo smog (da smoke-fumo e fog-nebbia), termine che cominciò a circolare alla fine dell’Ottocento, entrando poi nell’uso comune dopo che un Congresso di esperti lo aveva pubblicizzato nel 1905, furono gli sgraditi compagni di vita per generazioni di londinesi.

Dopo quella della fine degli anni Settanta, un’altra emergenza colpì infatti Londra nel dicembre del 1952, allorché la temuta densa nebbia giallognola dall’odore acre gravò su tutta l’area metropolitana londinese per cinque giorni, semi-paralizzando i trasporti (i dipendenti dell’azienda di trasporti pubblici dovettero camminare con potenti torce davanti ai bus per spostarsi per le strade cittadine) e provocando indirettamente la morte di circa 4.000 persone.

Written by Gianni Silei

mercoledì, 29 ottobre 2008 a 8:11 am

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