Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Vittorio Foa

with 8 comments

Nel 1999 ero un giovane (ma mica poi tanto) dottore di ricerca, orgogliosamente precario – come scrivevano sui manifesti degli spettacoli di rivista nel dopoguerra – già da “otto-anni-otto”. Ricevetti la telefonata di Gigi Falossi, ex sindacalista FIOM, che mi proponeva di lavorare assieme a lui a una storia della Stice-Zanussi, l’unica fabbrica fordista nell’area fiorentina, protagonista delle lotte operaie tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70.

Ne venne fuori un libro dal titolo e in parte anche dai contenuti inusuali: “Qui Stice Libera” (che poi era la frase con la quale gli operai rispondevano al telefono del centralino durante l’occupazione dello stabilimento). Trattando di lotte operaie e di sindacato, il libro parlava naturalmente anche di Foa. Falossi, che lo conosceva bene, gliene mandò una copia.

Questo è il testo della lettera che Foa rispedì.

Roma, 21 settembre 99

Carissimo Falossi, grazie per il libro e per le tue affettuose parole. Ringrazia anche Gianni Silei. E’ un documento prezioso. Ho perso quasi completamente la vista e potrò leggerlo solo lentamente. Ho già letto con molto interesse la tua introduzione al dibattito che riguarda anche me. Ti dico subito che sono completamente d’accordo con te sul sentimento che ci ha animato nel 1968-69: è vero: non c’era solo il consumo, c’erano tante altre cose, alte e non dimenticabili.

Quelle cose restano. Con gli anni sorgono anche nuove domande. La fase espansiva delle lotte si era conclusa nel 1973. Nei pochi anni immediatamente successivi le nuove leve operaie si sentivano padrone del modo di lavorare, ricordo la generale accelerazione del lavoro per conquistare spazi di non lavoro dentro l’orario, cosa deplorata dai vecchi operai. Ricordo però di avere vissuto come una sconfitta il contratto metalmeccanico del 1979: per chiuderlo ci volle un’azione di strada. E poi subito il 1980 con quel che seguì. Ma non era, caro Falossi, la solita successione di alti e di bassi, di vittorie e di sconfitte. Adesso era cambiato qualcosa: il futuro c’era ancora ma ‘quel’ passato non sarebbe tornato. il 1968-73 non era l’inizio, era la fine di un ciclo, la fine del fordismo nel suo doppio versante: capitalistico (lo sviluppo delle economie di scala) e operaio (con la fine del muro sui consumi proletari – quando dico consumi intendo tutto il modo di vita e di cultura).

E allora la domanda: perché una lotta così breve ma carica di valori alti ha lasciato un passato così diverso da sé? Non è vero che è stata sconfitta, ma non tornerà come prima. La sua memoria ci deve aiutare a suggerire un futuro diverso. Caro Falossi, io sono ormai fuori gioco, tu e i tuoi compagni e amici vi siete dentro.

Ti ringrazio ancora e ti abbraccio con tanto affetto

Vittorio Foa

Ciao, Vittorio.

Written by Gianni Silei

lunedì, 20 ottobre 2008 a 3:37 pm

8 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Wow! Non ho altro da commentare! Qualsiasi altra cosa risulterebbe troppo stupida!🙂

    Godot

    lunedì, 20 ottobre 2008 at 3:46 pm

  2. Ciao Godot!
    Ho postato la lettere non per fare il gradasso (spero si sia capito: purtroppo io, Foa, non l’ho mai conosciuto di persona) quanto semmai per evidenziare lo spessore umano e la vivacità intellettuale, la voglia di capire ed interrogarsi anche in poche righe, in quella che poteva benissimo essere una risposta, di circostanza, ad uno dei tanti libri ricevuti.

    Con Foa se ne va davvero un altro pezzo importante (e “buono”) del nostro Novecento.

    tauzero

    lunedì, 20 ottobre 2008 at 4:42 pm

  3. Non preoccuparti… si era capito benissimo! O non avrei commentato affatto!😀 Conosciuto o non conosciuto di persona… comunque deve essere stata una bellissima esperienza… o quantomeno un bellissimo “esordio”!
    Su Foa sono d’accordo… apprezzabile per l’impegno costante… dal movimento antifascista in avanti… e per dirla con le sue parole: “Bisogna guardare alla concretezza dei fatti”.

    Godot

    lunedì, 20 ottobre 2008 at 4:55 pm

  4. Hai ragione. Sacrifici a parte, ricordo quel periodo e quella esperienza con grandissimo piacere. E devo anche dire che non è servita solo per affinare gli strumenti del mestiere ma è stata anche e soprattutto formativa sul piano umano. Quanto all’esortazione di Foa, devo dire che- ahime – mi pare che oggi sia sempre meno praticata…

    tauzero

    lunedì, 20 ottobre 2008 at 8:38 pm

  5. “La Gerusalemme rimandata”, il suo libro sul movimento operaio inglese dei primi del Novecento, e’ un saggio straordinario, che dice molte cose anche sulla realta’ odierna… Se vuoi saperne di piu’, leggi qui

    homoeuropeus

    lunedì, 20 ottobre 2008 at 11:28 pm

  6. @ homoeuropeus. Grazie. Non conoscevo il libro, che ora leggerò sicuramente. Le belle parole di Foa sullo spirito della classe operaia inglese, di quella classe operaia e di quegli anni, non mi sorprendono. Lo sforzo quotidiano degli uomini e delle donne di cui parla di costruire ogni giorno in terra, pur tra mille difficoltà un mondo nuovo e più giusto, non poteva non colpire uno come lui.
    Del resto, com’è che fa il canto? “I will not cease from mental fight/ Nor shall my sword sleep in my hand…”

    tauzero

    martedì, 21 ottobre 2008 at 5:31 am

  7. morte di Vittorio Foa
    Non ho condiviso la scelta della famiglia di fare annunziare la morte di Vittorio Foa da Walter Veltroni. Non ho condiviso se non l’adesione sostanziale di Vittorio Foa al PD, l’assenza di critica e di allarme per la sua nascita frutto della liquefazione dell’esperienza comunista ed anche della sinistra cattolica. Foa non aveva colto la tragedia legata alla formazione del PD, la tragedia di una nomenclatura che per salvare se stessa abbandona al suo destino la classe operaia ed abiura il socialismo sperando di cancellarlo dall’orizzonte e dal futuro. Il PD è la degenerazione dell’Ulivo che almeno vibrava di buoni sentimenti di solidarietà, di giustizia sociale anche se lontano da un progetto socialista.
    Mi piace ricordare Vittorio Foa irriducibile antifascista in galera per otto anni, Foa segretario della CGIL, Foa una mente che non si fermava neppure per un istante di riflettere, soppesare, studiare… Lo ricordo come Maestro nella CGIL accanto a Santi che era il suo esatto contrario e con il quale tuttavia costituiva una coppia formidabile. Vittorio Foa era il dirigente della sinistra all’apice della corrente socialista della CGIL. E’ superfluo dire che la sua figura era di gran lunga straripante dal suo ancoraggio interno e spaziava come grande costruttore della repubblica e della democrazia.
    Quando si vive così a lungo si finisce con il sopravvivere a se stessi. L’ultimo pensiero di Foa cosi apprezzato da Mirian Mafai non posso e non voglio condividerlo. Non mi piace l’atteggiamento pensoso ma passivo rispetto la società liberista e la sua assenza dalla lotta pacifista contro la guerra. Aveva condiviso la guerra del Golfo e non capiva le ragioni antiamericane ed antiisraeliane dei popoli del medioriente. Eppure, nonostante tutto questo, piango la fine di un uomo e con lui di un’epoca della storia in cui si andava in galera e per molti anni per una idea di libertà e di liberazione dell’umanità. Rimpiango Foa e Pertini, Nenni e i grandi leaders che fecero grande il socialismo italiano. Rimpiango la scomparsa del grande dibattito ideologico sul socialismo nel quale da Anna Kuliscioff a Riccardo Lombardi si sono sviluppate le idee fondamentali del movimento operaio italiano oggi del tutto ignorate da epigoni mediocri e avidi di potere.
    pietro ancona
    socialista
    già membro dell’esecutivo cgil

    pietro

    venerdì, 24 ottobre 2008 at 7:21 pm

  8. Caro Pietro,
    intanto grazie di essere passato di qui ed aver lasciato la tua testimonianza.

    Credo sia impossibile in poche righe cercare di dare un giudizio su un personaggio della levatura di Foa, sia per la complessità e lo spessore del suo percorso personale e politico, sia perché, come più volte lui stesso ha dichiarato, ha davvero attraversato quasi per intero le vicende di un secolo pieno di contraddizioni e di grandi e impetuosi cambiamenti come il Novecento.

    Lascio il giudizio ai biografi ma azzardo, grazie anche alle tueparole, alcune riflessioni inordine sparso.

    Secondo me occorre distinguere tra quello che Foa ha incarnato nell’ultima fase della sua vita da ciò che è stato fintanto che ha potuto (e voluto) svolgere un ruolo attivo nella sinistra italiana.

    L’ultimo Foa, e credo che lui stesso ne fosse pienamente conscio, è stato più che altro una icona vivente, l’incarnazione di un intero movimento e di un ideale. Per qualcuno rappresentava l’antifascista militante, per altri era il padre fondatore della Repubblica, per altri ancora il grande attore di una stagione straordinaria e irripetibile di lotte politiche e sindacali e così via.

    Logico perciò che ci sia stato chi, di volta in volta, per finalità alte o per mere operazioni di marketing politico, abbia cercato in questi ultimi anni (o mesi) di usarlo come bandiera, come simbolo di una continuità con i valori di cui lui stesso era incarnazione. Siamo – ahimé – un paese in cui le figure integerrime e di spessore non abbondano. Le bandiere – specie se gloriose e non infangate – sono sempre meno. E un Foa non lo si trova certo dietro l’angolo.

    C’è poi stato il Foa uomo politico e sindacalista. Personalità straripante, come giustamente la definisci, che nella sua lunghissima parabola politica ha compiuto scelte coraggiose ed importanti ma anche errori.

    Se ben capisco, a tuo parere il silenzio sulla fine dei soggetti ai quali Foa stesso aveva dedicato gran parte della sua vita (i partiti storici della sinistra) rappresenta uno sbaglio, se non addirittura una sconfessione di una parte di ciò per cui aveva lottato e sofferto. Altri potrebbero pensarla diversamente e vedere come sbagliate posizioni da lui assunte in altre epoche e in altri momenti. Queste sono valutazioni di ordine politico su cui non entro e che comunque – e tu stesso lo dici – non modificano affatto il giudizio complessivo sulla sua figura.

    Foa è sempre stato un eretico, un personaggio “sui generis”. Forse questo deriva dal fatto che le sue origini non sono né socialiste, né comuniste. Nasce azionista, figlio di “Giustizia e Libertà”, di un movimento che perseguiva ideali di libertà, democrazia e giustizia sociale. Oggi si fa un gran parlare di ‘elitismo’ e ‘antielitismo’. Gli azionisti furono indubbiamente una élite. Mostrarono uno straordinario rigore morale nel perseguire i loro ideali ma, nello stesso tempo, furono capaci – se necessario – di superare steccati ideologici e a guardare oltre gli interessi di parte (di partito o peggio ancora di bottega).
    Certe volte, s’intende, sbagliando pure. Ma erano italiani un po’ speciali. Talmente “speciali” e lontani da certi bizantinismi di casa nostra che un mio caro amico e collega, Andrea Ragusa, in un suo studio di qualche anno fa li ha definiti (nell’accezione positiva che ho appena illustrato) “antiitaliani”. Beccandosi anche qualche bonario rimbrotto da qualcuno di loro.

    Credo insomma che la straordinarietà della figura di Foa, anche negli ultimi anni, quelli del sostanziale abbandono di un ruolo politico attivo, risieda nella sua continua capacità di rimettere in discussione tutto, compreso se stesso, senza tuttavia – questo è importante – abbandonare nessuno dei principi nei quali credeva e per i quali si batteva.

    Era un uomo del secolo scorso ma questa sua apertura e freschezza intellettuale lo ha reso davvero, anche all’ultimo, “moderno”. Assai più moderno di molti di coloro che se sono contesi, se ne contendono o se ne contenderanno la memoria.

    Grazie ancora e, spero, a risentirci presto.

    tauzero

    venerdì, 24 ottobre 2008 at 9:48 pm


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: