Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Civiltà e nuova barbarie

with 3 comments

La questione è antica eppure attualissima. Almeno da quando il tema dello scontro tra civiltà è entrato nel lessico quotidiano. Ne ha scritto da poco qui, Tzvetan Todorov, proprio partendo da questa chiave di lettura (e presto ne riparleremo). Intanto, Claudio Magris e Alessandro Baricco ne dialogano sul Corriere.


Aggiornamento:
A chi interessa, del libro di Todorov se ne parla qui.

3 Risposte

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  1. Salve! Chiedo scusa per l’intromissione, anche se essendo un blog, proprio un’intromissione non è! Ho letto la “conversazione” tra Baricco e Magris, e devo ammettere che mi ha fatto molto riflettere… soprattutto legando quanto detto alla vera etimologia della parola “barbaro”… anche se, devo ammettere, non ho ancora letto il libro di Baricco e quindi mi potrebbe benissimo essere sfuggito qualcosa di “non detto” tra i due.

    Godot

    martedì, 7 ottobre 2008 at 2:40 pm

  2. Ciao Godot,
    nessuna intromissione, anzi!

    In questa breve nota, che più che altro era una specie di promemoria da rileggere in futuro, ho un po’ provocatoriamente messo insieme “pere” con “mele”. Nel senso che i barbari di cui Baricco parla nella chiacchierata con Magris sono in buona parte già “dentro” l’Occidente, ne sono in qualche modo il prodotto, il frutto di un percorso evolutivo. Altra cosa è il “barbaro” inteso come “altro”: lo “straniero” proveniente da culture differenti (l’islamico, il cinese ecc.) dipinto come una minaccia ai valori e alla civiltà dell’Occidente.

    In ogni caso, penso che lo sforze di interpretazione a cui siamo chiamati nel momento in cui ci confrontiamo con i “barbari” (nella duplice accezione di cui sopra) deve essere ispirato non dalla chiusura e dall’autodifesa, ma dal confronto. In questo senso, più che Huntington e i neocon americani, mi trovo molto più d’accordo con il buon vecchio (anche se datato) Toynbee. Che non a caso intitolò il suo più noto affresco storico di lungo periodo “Civiltà al paragone”.

    Il tutto avendo ben presente che nulla, nemmeno le culture (e con esse le forme mentali che contribuiscono a creare), è destinato a rimanere immutabile.

    Grazie del post e a presto.

    P.S.
    Su Todorov ancora non so dire. Sto aspettando di leggere il libro.😉

    tauzero

    martedì, 7 ottobre 2008 at 4:52 pm

  3. Fortunatamente no! Niente resta immutabile… speriamo solo che si evolga e che non subisca un’involuzione come alle volte sembra sentendo certe affermazioni! Grazie comunque per la spiegazione, anche se avendo letto molte cose di Barricco sull’accezione che da alla parola “barbaro” ci ero arrivata… su Todorov non posso dire niente neanch’io!

    Godot

    martedì, 7 ottobre 2008 at 5:14 pm


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