Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

A proposito di élites. Se Carlo Maria Cipolla dialoga (dall’aldilà) con Galli Della Loggia

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Nel suo editoriale pubblicato sul Corriere di oggi Ernesto Galli Della Loggia si sofferma su uno dei nodi delle società contemporanee: la crisi di legittimità delle élites, il “discredito”, “l’insofferenza”, “l’immagine di inadeguatezza” e il “senso di lontananza” che “tende a coinvolgere l’intera classe dirigente in un numero crescente di Paesi dell’Occidente”.

Per una strana e contorta associazione mentale – un processo inconscio che ultimamente mi capita sempre più spesso, soprattutto quando mi imbatto in termini come élites o classe dirigente  – mi sono balzate in testa la parole potere e stupidità. Sul cui nesso si sbizzarrì alcuni anni or sono, il grande storico Carlo Maria Cipolla nel suo Allegro ma non troppo.

Come tutte le creature umane, – scriveva Cipolla (scomparso nel 2000) – anche gli stupidi influiscono sulle altre persone con intensità molto varia. Alcuni stupidi causano normalmente solo perdite limitate, mentre altri riescono a causare danni spaventosi non solo a uno o due individui, ma ad intere comunità o società. Il potenziale di una persona stupida di creare danni dipende da due fattori principali. Innanzitutto esso dipende dal fattore genetico. Alcuni individui ereditano notevoli dosi del gene della stupidità e grazie a tale eredità appartengono, sin dalla nascita, all’élite del loro gruppo. Il secondo fattore che determina il potenziale di una persona deriva dalla posizione di potere e di autorità che occupa nella società. Tra burocrati, generali, politici, capi di stato e uomini di Chiesa, si ritrova l’aurea percentuale δ di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo fu (o è) pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occuparono (o occupano).

La domanda che spesso si pongono le persone ragionevoli è in che modo e come mai persone stupide riescano a raggiungere posizioni di potere e di autorità.

Classe e casta (sia laica che ecclesiastica) furono gli istituti sociali che permisero un flusso costante di persone stupide in posizioni di potere nella maggior parte delle società preindustriali. Nel mondo industriale moderno, classe e casta vanno perdendo sempre più rilievo. Ma, al posto di classe e casta, ci sono partiti politici, burocrazia e democrazia. All’interno di un sistema democratico, le elezioni generali sono uno strumento di grande efficacia per assicurare il mantenumento stabile della frazione δ fra i potenti. Va ricordato che, in base alla Seconda Legge [fondamentale della Stupidità – che recita: “La probabilità che una certa persona sia stupida  indipendente da una qualsiasi altra caratteristica della stessa persona], la frazione δ di persone che votano sono stupide e le elezioni offrono loro una magnifica occasione di danneggiare tutti gli altri, senza ottenere alcun guadagno dalla loro azione. Esse realizzano questo obiettivo, contribuendo al mantenimento del livello δ di stupidi tra le persone al potere.

Tornando alle riflessioni di Galli Della Loggia potremmo dire che – se sono giusti i calcoli di Cipolla –  in pericolo non sono tanto le élites, quanto, piuttosto, quella fetta di popolazione non ricompresa (per fortuna o per disgrazia) nell’aurea percentuale (δ, appunto) di individui fondamentalmente stupidi.

Questione di delta, verrebbe da dire.

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