Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Psycho Killer, qu’est-ce que c’est? Jack ha 120 anni

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Signor Lusk,
Signore ti mando mezzo rene ch’o preso da una donna
e tenuto per te dato che laltro pezzo l’o fritto
e mangiato ma volevo mandarti il coltello sporco
che l’a tirato fuori se solo spetti un po’.
Firmato
Prendimi se ci riesci Siggnor Lusk

Psycho Killer qu’est-ce que c’est?, cantavano alla fine degli anni Settanta i Talking Heads.

Ricorre in questi giorni il 120° anniversario della catena di omicidi che sconvolse il quartiere malfamato londinese di Whitechapel. Omidici a seguito dei quali nacque il mito di Jack The Ripper considerato (a torto) il primo omicida seriale della storia contemporanea.

Lo psicopatico – ha scritto una volta J.G. Ballard – non passa mai di moda. Certamente basta leggere le cronache di casa nostra o guardare i plastici di villette di montagna trasmessi da alcuni programmi in TV, fa vendere bene.

John Tenniel sul 'Punch' (1888)

La particolare ferocia con la quale il maniaco di Whitechapel infierì sulle cinque vittime a lui ufficialmente attribuite (ma ve ne furono almeno altre sei uccise con modalità analoghe) fu il primo di una serie di fattori che accesero l’interesse del pubblico popolare.

La sua inafferrabilità fu un altro elemento che contribuì a creare attorno alla sua figura un alone di mistero. La polizia non fu in infatti grado di raccogliere alcun elemento per risalire all’identità dell’assassino. Solo per un momento i sospetti parvero indirizzarsi su John Pizerk, un macellaio ebreo (capro espiatorio perfetto) che, dopo aver rischiato il linciaggio, venne ben presto scagionato.

Di fronte all’impotenza delle autorità, il caricaturista John Tenniel pubblicò sul Punch del settembre del 1888, una vignetta che ritraeva un poliziotto inglese, bendato, mentre si muoveva a tentoni, attorniato da loschi figuri sghignazzanti.

Il mito nacque però definitivamente quando furono rese note tre lettere autografe del mostro. Due vennero spedite alla Central News Agency e una, contenente resti umani, fu indirizzata “dall’Inferno” ad uno degli investigatori che lavoravano al caso, George Lusk. Sin dalla prima missiva, l’omicida si firmò con un nome semplice ma (anzi forse per questo) straordinariamente evocativo: Jack the Ripper (Jack lo Squartatore, secondo l’imprecisa traduzione della stampa italiana dell’epoca).

Lo stile ed i contenuti delle lettere (gli errori di ortografia e di grammatica parevano fatti apposta per irridere e sviare gli investigatori) accreditarono l’idea che l’assassino di Whitechapel non fosse affatto uno dei tanti delinquenti che popolavano le strade malfamate della città, ma piuttosto una persona colta, probabilmente appartenente all’alta società.

La miscela di questi e di altri fattori inserirono stabilmente nell’immaginario collettivo la figura di Jack lo Squartatore, che divenne una sorta di “Barbablù” moderno, l’impersonificazione stessa della violenza.  Con lui, il maniaco omicida, grazie alla stampa popolare, si radicò definitivamente nell’immaginario collettivo.

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