Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Pestaggi e pubblico decoro

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Non ho mai potuto sopportare la vista di un poldo tutto sudicio, barcollante e ruttante e ubriaco qualsiasi età abbia, ma specialmente se è proprio bigio com’era questo qui. Stava appiattito contro il muro e ci aveva le palandre che erano uno schifo, tutte stazzonate e in disordine e coperte di fango e sguana e robaccia.

Così gli saltammo addosso e gli assestammo dei begli sbiffoni cinebrivido, ma lui continuò a cantare. La canzone faceva così:

E tornerò, all’amor mio, amor mio
quando tu, amor mio, te ne andrai.

Ma quando Bamba gli mollò un paio di pugni su quel fetente truglio da ubriacone, lui mise di cantare e scricciò: – Avanti fatemi fuori, bastardi vigliacconi, tanto non me ne importa niente di vivere in un lurido mondo come questo -. Allora dissi a Bamba di sospendere un momento perché ogni tanto m’interessava snicchiare cosa avessero da dire questi bigi esequiandi sulla vita e sul mondo. Dissi: – Oh. E cos’avrebbe di così lurido, secondo te?

Lui urlò: – E’ un lurido mondo perché permette che i giovani maltrattino i vecchi come fate voi, e non c’è più né ordine né legge -. Stava scricciando forte e agitava le granfie e faceva tutto un cinebrivido di mottate, solo che c’era quello strano blurp blurp che gli usciva dalle busecchie come se dentro ci avesse qualcosa in orbita, o se un altro poldo lo interrompesse con degli sguerzi volgari, e così questo vecchio martino continuava a minacciarlo col pugno e urlava: – Non è più un mondo per i vecchi, e questo significa che io non ho paura di voi, ragazzi miei, perché sono troppo ubriaco per sentire il dolore se mi picchiate e se mi ammazzate sarò ben contento di morire-. Noi si gufò e si sghignò, ma non parlammo, e allora lui disse: – Ma che specie di mondo è questo? Uomini sulla luna e uomini che girano intorno alla terra come moscerini intorno a una lampada, e quaggiù non c’è più nessuno che s’interessi dell’ordine e della legge. Così potete fare tutte le bastardate che volete, sporchi vigliacchi di teppisti -. Poi sparò un po’ di musica labiale – “Prrrrrzzzzrrrr” – come avevamo fatto noi con i due cerini, e poi ricominciò a cantare:

Oh cara la mia terra, per te ho combattuto
e ti ho donato la pace e la vittoria…

Così gliele suonammo che era una bellezza con le biffe tutte un sorriso, ma lui continuava a cantare. Poi lo trappettammo e lui cascò giù come un masso, sciaguattando fuori una barilata di vomito birroso. Quello ci disgustò, così gli si dette lo stivale, un colpo per uno, e poi fu il sangue, invece di vomito o canzoni, che uscì da quel suo vecchio truglio fetente. Poi ce ne andammo per i fatti nostri.

Anthony Burgess
Un’arancia a orologeria (1962)

Written by Gianni Silei

mercoledì, 1 ottobre 2008 a 1:57 pm

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