Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

A proposito di avvelenatori di cibi

leave a comment »

Mentre giungono notizie (ma era prevedibile in tempi di mercato globale) dei primi sequestri in Italia di latte proveniente dalla Cina, torniamo sui timori generati da questo ennesimo scandalo.

Anche senza scomodare i casi di cronaca più o meno recenti (si pensi, in casa nostra, alle mozzarelle di bufala alla diossina o allo scandalo del vino al metanolo a metà degli anni Ottanta), quella della sofisticazione dei cibi o della loro contaminazione è una storia lunga e ricca – purtroppo – di esempi.

La secolare fobia degli untori trovò una sua versione moderna neli vari casi di “panico morale” verso coloro che, per negligenza o scopo di lucro, erano accusati di minare la salute pubblica alterando la genuinità dei prodotti che mettevano in commercio. Ad onor del vero, i casi più gravi del XIX secolo, ad esempio le “epidemie” di botulismo e trichinosi che si registrarono in Francia e in Germania nel corso dell’Ottocento, erano in realtà frutto di errate abitudini alimentari (ad esempio l’imperizia nella preparazione degli insaccati) più che di scelte deliberatamente dolose. Questi casi non erano  tuttavia direttamente collegabili alla produzione industriale dei cibi, ancora relativamente poco diffusa.

La sofisticazione era praticata su vasta scala ma con metodi il più delle volte artigianali. Nonostante ciò, nell’immaginario collettivo si andò radicando la convinzione che i cibi  potenzialmente pericolosi fossero proprio quelli di produzione industriale, in quanto preparati su vasta scala, con materie prime scadenti e in condizioni igieniche precarie. Una trasposizione in chiave farsesca di alcuni degli questi incubi ottocenteschi legati alla preparazione industriale dei cibi è ad esempio contenuta in alcune esilaranti (ma anche disgustose) sequenze di Morti di salute, pellicola del 1994 diretta da Alan Parker – interpretata, tra gli altri da Anthony Hopkins e Matthew Broderick – e tratta dall’omonimo lavoro letterario di T.C. Boyle.

Nella scena della raccapricciante preparazione in un capannone putrido e fatiscente di confezioni di fiocchi d’avena (sulla base di una ricetta che intenderebbe ricalcare quella adoperata con successo dal dottor Harvey Kellogg nei suoi stabilimenti) si ritrova per certi versi l’eco dell’inchiesta che un giornalista statunitense di idee socialisteggianti, Upton Sinclair, rese nota proprio negli stessi anni in cui è ambientato il romanzo e  il film.

Gli articoli di Sinclair sugli “avvelenatori di Chicago”, confluiti in un libro-denuncia dal titolo La giungla, misero alla luce l’assenza delle più elementari norme igieniche e di sicurezza nella nascente (e florida) industria alimentare legata alla lavorazione delle carni bovine. Sinclair denunciò la mancanza totale di controlli sulla salute degli animali (con relativi rischi di diffusione di malattie come la tubercolosi) e di condizioni di sicurezzain cui operavano i lavoratori, che talvolta finivano addirittura bolliti nelle vasche  dove si cuoceva  la carne di manzo e, quel ch’è peggio, venduti e mangiati dentro le scatolette. L’inchiesta di Sinclair provocò naturalmente un enorme scandalo ed ispirò le prime leggi che stabilivano più rigorosi controlli sul rispetto delle norme igieniche e della sicurezza dei lavoratori nell’industria alimentare.

Written by Gianni Silei

martedì, 23 settembre 2008 a 4:07 pm

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: