Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Latte avvelenato: almeno 53.000 bambini a rischio contaminazione

leave a comment »

Sul sito della BBC, tra i primi a riportare la notizia, e su quelli dei principali organi di stampa, tra cui Il Corriere della Sera, continuano ad avere grande risalto i casi di avvelenamento provocati da latte contaminato da melammina registrati in Cina. Secondo le ultime stime, sarebbero saliti a 53.000 i bambini che hanno assunto latte contenente la sostanza chimica e che dunque sarebbero a rischio di gravi danni alla loro salute. Al momento, i ricoverati sono circa 13.000 e le vittime accertate, secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie di Pechino, sarebbero cinque.

La notizia proveniente dall’estremo oriente riaccende una paura estremamente radicata nella cultura occidentale sin dal Medioevo: quella degli “avvelenatori dei cibi”. Le paure alimentari rappresentano  infatti una vera e propria “malattia della civilizzazione”, che nasce con l’uomo.

Appare tuttavia significativo il fatto che l’applicazione di moderne tecnologie – teoricamente in grado di assicurare maggiormente il rispetto delle norme igienico-sanitarie e dunque di meglio tutelare la salute dei consumatori – non abbia cancellato queste paure tradizionali ma, in taluni casi, le abbia addirittura aumentate.

Ogni qual volta si diffondono notizie come questa, la produzione di alimenti su scala industriale viene accusata di diffondere cibi di scarsa qualità o addirittura dannosi per la collettività.  Anche se l’oggetto delle paure cambia a seconda dell’emergenza del momento (adesso è il latte altre volte sono stati i cibi in scatola, gli insaccati, il vino ecc.) questa paura tende a variare generalmente sulla base di alcuni particolari parametri.

Il primo – scrive Madeleine Ferrières nella Stora delle paure alimentari dal Medioevo all’alba del XX secolo – è la fame, la paura della carestia, esemplificabile in tempi anche recenti delle incette di beni di prima necessità (farina, olio ecc.) che si verificarono in Occidente (Italia compresa) ai tempi della prima guerra del Golfo. Si tratta di una paura legata al tempo. Si prevedono tempi duri e dunque ci si premunisce.

Il secondo parametro è invece di natura “spaziale” e riguarda quella che oggi si usa definire, ad esempio a proposito dei prezzi, la filiera alimentare. Quanti passaggi sono avvenuti prima che il cibo giungesse sulla nostra tavola? E durante quei passaggi, in primo luogo nel corso del processo di “manipolazione” industriale del prodotto che cosa è successo? Si sono aggiunte, come in questo caso, sostanze nocive?

Vi sono infine le paure legate a quelle che potremmo definire le “aspettative” associate ad un determinato alimento. Si tratta di una paura determinata dalla percezione che si ha di un particolare cibo o del cibo in generale e al fatto che questa sia soddisfatta o meno. Ci si aspetta che il cibo dia appagamento  al gusto? Deve cioè essere “buono” prima ancora che “sano”?  Oppure l’inverso? O, semplicemente, si pensi agli alimenti consumati dai giovani nei fast food, lo si consuma solo per l’aspetto conviviale?

Le notizie provenienti dalla Cina allarmano però per almeno altri motivi. Il primo è che coinvolgono i bambini, soggetti deboli ed indifesi. Sul piano dei sentimenti collettivi, non è indifferente chi siano i soggetti colpiti: la contaminazione da diossina di Seveso, negli anni Settanta, rimase fortemente impressa nell’opinione pubblica (italiana e non) anche per le drammatiche istantanee fotografiche che ritraevano i piccoli sfigurati dalle sostanze tossiche.

Quello cinese è, almeno per il momento (e forse la circostanza non è casuale), un dramma senza immagini. Eppure colpisce egualmente anche perché le piccole vittime sono state esposte a sostanze nocive attraverso un alimento primario come il latte, che richiama l’allattamento e una delle fasi più delicate e coinvolgenti (proprio sul piano emotivo) dell’esistenza. Già in un recente passato, oltretutto, proprio il latte in polvere era stato oggetto di polemiche nei confronti delle grandi multinazionali dell’industria alimentare (tra cui la Nestlé, il cui nome è emerso anche in queste ore)  a proposito dei gravi effetti delle campagne per la diffusione del latte in polvere condotte nei paesi del Terzo mondo (vedi qui per un panorama delle ragioni dei sostenitori della campagna di boicottaggio e qui per una versione di segno leggermente differente).

I risvolti emotivi di questo caso, lo collocano dunque nell’ambito di quella visione “ansiogena” dell’industrializzazione e in particolare dell’industria alimentare che si si è andata affermando nel corso dell’Ottocento e che ha assunto un carattere pienamente “moderno” tra l’ultimo scorcio di quello stesso secolo e i primi anni del Novecento.

Ma su questo avremo modo di tornare in qualche altro post.

Annunci

Written by Gianni Silei

lunedì, 22 settembre 2008 a 3:02 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: