Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Navigando alla cieca (Per andare dove dobbiamo andare per dove dobbiamo andare?)

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Jean Baudrillard

Ci troviamo all’interno di uno spazio instabile in cui non c’è più una regola del gioco in senso proprio: la prospettiva lineare del tempo, la prospettiva della storia non funziona più. Al suo posto – paradossalmente – c’è un curiosa reversione delle cose, che agiscono forse in modo tale che – essendo andate oltre, trovandosi in una sorta di vuoto di senso e di scopo, di vuoto della fine – tutto si realizzi sulle loro proprie tracce per potersi a loro volta cancellare […].

Siamo in uno stato completamente paradossale che si traduce, credo in una paura, una specie di panico collettivo nei confronti di questa situazione in cui tutto è già stato, in cui le utopie sono già state realizzate, in cui viviamo all’interno di una disillusione totale.

C’è una forma di vertigine retrospettiva che ci fa rimettere i piedi nelle orme della storia, che ci fa ritornare sulle nostre proprie tracce, una specie di percorso a ritroso verso un’origine introvabile. Ciò è facilmente verificabile oggi: c’è dappertutto la preoccupazione dell’origine, di scoprire da dove arriviamo fino al big bang originario, di ritrovare il punto zero, di sapere da dove siamo partiti per capire dove siamo arrivati, o piuttosto dove non siamo arrivati […]

Bisogna munirsi di qualche precauzione per andare a ripercorrere gli stadi anteriori e provare poi a correggerli, a “imbiancarli”. Siamo in una fase di “imbiancatura” intensa, di revisionismo, e ho la sensazione che si vada a fare la stessa cosa con la storia, vale a dire riprendere tutti gli avvenimenti violenti, gli omicidi, per correggerli, per farne dei processi o per rimettere i contatori a zero, per ripartire non so verso quale altra storia.

E’ proprio questo che chiamo “illusione della fine”: nella misura in cui non possediamo più fine, in effetti, crediamo e speriamo che le cose vadano a finire, perché se giungessimo a trovare la fine vorrebbe dire che niente è stato, che nessuna cosa ha avuto luogo perché qualsiasi cosa essa sia si è di fatto conclusa; e quindi più niente potrebbe avere un proprio luogo, più niente riuscirebbe a trovare il proprio scopo, il proprio obiettivo, al propria fine. E dunque si arriva a dire semplicemente, come oggi è normale e consueto sentire, che tutto è un po confuso […]

Se potessimo dimostrare il passato, avremmo ancora dei diritti sul futuro. La memoria diventa però sempre più impalpabile: viviamo in una società “senza memoria”, ci serviamo sempre più di memorie artificiali, di computer, e sempre meno della memoria vivente di ciò che ha effettivamente avuto luogo; e così, improvvisamente, abbiamo sempre meno prospettive possibili..

Il problema origine-fine, vale a dire la linearità e la continuità delle cose che ci permetterebbe di individuarne il senso, è esattamente ciò che in qualche modo ci sfugge. E’ una strana sensazione quella di vivere questa specie di ritorno al passato, in cui si vedono i grandi avvenimenti della nostra epoca quasi “imbiancati”.

Questo non significa che la storia sia un ciclo o il ritorno di un ciclo, perché la storia non è una eternità che si riproduce. Non si tratta nemmeno di una regressione, perche questo vorrebbe dire che la storia è lineare, una progressione: non siamo più all’interno di un tempo lineare, siamo forse all’interno di un tempo un po’ caotico dove esistono delle ricorrenze e delle turbolenze. Ma non si tratta però certamente di un tempo ciclico: il tempo lineare, quello continuo e proiettivo della storia tradizionale, non c’è più.

Non esiste più una definizione di cosa sia la storia – forse per il fatto che la storia non è poi così vecchia da poterne possedere una – e bisogna rendersi conto che le sue basi teoriche contano solo pochi secoli di vita. Forse quei postulati – per quanto recenti – hanno smesso di esistere, e da questo momento in poi è stato messo in atto qualcos’altro, vale a dire una perdita di polarità del tempo, una forma di accelerazione […].

Che sia per accelerazione o per inerzia, quindi, la storia fa molta fatica a raggiungere il senso della propria esistenza: essa può esistere solo se ci sono nel contempo un’energia e una volontà storica, una possibilità di rappresentazione della storia, ed è questo che ci sfugge oggi.

Gli elementi che formano la storia – ivi compreso il racconto che se ne può fare, perché non c’è storia senza racconto, senza possibilità di narrarla – ci sfuggono perché l’informazione si impossessa troppo rapidamente di ciò che accade e passa sempre di più per il tramite dell’immagine, nemmeno per quello del testo o delle memorie scritte: è troppo fugace, troppo volatile, e ciò la diluisce in uno spazio che non è più il nostro.

Jean Baudrillard
Al di là della fine (2002)
in Patafisica e arte del vedere
Firenze, Giunti 2006
pp. 13-17.

Written by Gianni Silei

sabato, 20 settembre 2008 a 3:56 pm

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