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Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Il disastro di Galveston

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Gli scenari apocalittici ipotizzati da autorità e media a poche ore dall’arrivo sulle coste del Texas dell’uragano Ike si richiamano esplicitamente al disastro  di poco più di cento anni fa che ha rappresentato la più grave sciagura causata da una tempesta tropicale nella storia degli Stati Uniti, almeno fino all’uragano Katrina abbattutosi su New Orleans nel 2005, .

L’8 settembre 1900 la città di Galveston, sul Golfo del Messico, venne battuta da un uragano di Categoria 4 (su una scala che conta un massimo di 5), con venti superiori ai 215 chilometri orari con punte di 360. Anche se non raggiunse i livelli di distruzione prodotti dal Great Hurricane del 1780, la tempesta, ma soprattutto la successiva inondazione, causata da ondate di oltre sei metri, provocarono  nella sola città quasi 10.000 morti e altrettanti senza tetto.

L’impatto emotivo sull’opinione pubblica fu fortissimo, dal momento che andò perduto un numero di vite umane infinitamente superiore a quello registratosi nel più grave disastro naturale fino ad allora, l’inondazione di Johnstown in Pennsylvania del 1889 (oltre 2.000 morti causati dal cedimento di una diga). Oltre alle testimonianze dei sopravvissuti, raccolte e diffuse dai principali organi di stampa, i tremendi effetti del passaggio dell’uragano furono documentati da dettagliati servizi fotografici e, fatto ancora più impressionante, da immagini filmate.

Appena giunta la notizia del disastro, la compagnia cinematografica Thomas Edison organizzò una sorta di unità mobile di ripresa che, a bordo di un treno speciale, giunse a Galveston per documentare gli effetti del disastro. Tra mille rischi, compreso quello di esserer arrestati o peggio ancora colpiti dai proiettili della polizia incaricata di far rispettare la legge marziale, l’operatore Albert A. Smith girò una serie di filmati che documentavano il tremendo impatto dell’uragano sul centro abitato.

Vennero fissate sulla pellicola le rovine dell’orfanotrofio, dove avevano trovato la morte numerosi bambini, il lavoro dei soccorritori impegnati nella ricerca dei corpi tra le rovine delle vie del centro della città e la desolazione del porto, spazzato via dalla furia della natura. La straordinarietà dell’evento ma anche l’incredibile eco che riceveva dai mezzi di comunicazione un tale disastro naturale, contribuirono a mantenere per lungo tempo vivo il ricordo dell’uragano di Galveston e delle sue distruzioni.

Il testo è tratto da G. Silei,  Le radici dell’incertezza.
Storia della paura tra Otto e Novecento
,
Manduria-Bari-Roma, Lacaita 2008

Bibliografia:
Casey Edward Greene, Shelly Henley Kelly, (eds.), Through a Night of Horrors. Voices from the 1900 Galveston storm, College Station, Texas A&M University Press 2000.

In rete:
– Le immagini del disastro di Galveston, appartenenti al Catalogo della Edison, sono conservate presso la Biblioteca del Congresso di Washington (Library of Congress Motion Picture, Broadcasting and Recorded Sound Division Washington, D. C. 20540 USA) e consultabili in rete, insieme ad altro materiale della Edison Company qui;

– La memoria del disastro di Galveston è mantenuta viva in numerosi siti web. Tra questi, The 1900 Storm, curato dal Galveston 1900 Storm Committee insieme all’amministrazione locale di Galveston.

Galveston 1900: Tragedy of Modern Times. galleria fotografica tratta dagli archivi del “Dallas Morning News”.

Written by Gianni Silei

venerdì, 12 settembre 2008 a 9:15 pm

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