Archive for the ‘Italia’ Category
Il ministro della fifa
Per l’ex ministro degli esteri Martino l’attuale responsabile della Farnesina, Frattini è come don Abbondio. Un “fifone“, “uno al quale non si può chiedere coraggio”, “perché non ne ha”.
A questo punto, proseguendo nella divagazione manzoniana, sarebbe divertente sapere se – e chi - potrebbe vestire i panni dell’Innominato, della Monaca di Monza o, che so, di Donna Prassede. Ma soprattutto, se le cose stanno così, c’è solo da sperare, sempre manzonianamente, che sopra le sorti del nostro paese, vigili – benevola – la divina Provvidenza.
Un referendum, una bistecca alta tre dita e una montagna di patatine fritte
Willer Bordon ha annunciato di voler spazzar via il sistema-truffa del finanziamento pubblico camuffato da rimborso elettorale. A colpi di referendum.
Chi si accontenta gode
Un ottimistico Marco Fortis, ci ricorda oggi perché – secondo lui – certe volte è meglio abitare in un sottoscala invece che in un attico:
L’Italia, a nostro avviso, patirà meno di altri questa drammatica recessione perché, paradossalmente, la sua crescita economica in questi anni è stata meno forte. Un conto è cadere, come noi dal primo piano della crisi (essendo abituati a crescere solo dell’1%). Un altro è precipitare, come accadrà agli Usa, alla Gran Bretagna, all’Irlanda, alla Spagna e all’Olanda (Paesi che si erano abituati a crescere del 3-4%) dal terzo o dal quarto piano, dopo esservi saliti non virtuosamente con le proprie gambe ma tramite l’ascensore dei debiti privati accelerato irresponsabilmente dai rispettivi sistemi bancari e finanziari, oggi quasi tutti in gravissime difficoltà.
Dunque, alla fine di questo caos economico planetario dagli orizzonti ancora incerti forse rivaluteremo persino la nostra più bassa crescita perché essa non è stata, diversamente da quella di altri Paesi, una crescita “drogata”.
Con tutte quelle, tutte quelle bollicine
Il Sole 24 Ore ha pubblicato l’elenco dei temi politici affrontati dai due Poli nel corso del 2008 e che poi sono finiti con un nulla di fatto, come tante bolle di sapone.
Ce n’è per tutti i gusti: dall’aborto alla bioetica, dalla legge elettorale al Tesoretto. Da conservare, a testimonianza dell’evanescenza di certe polemiche (e di certa classe dirigente).
P.S.
Le feste sono trascorse senza notizie di rilievo sul Pd e sulla leadership di Veltroni. Un silenzio che, tuttavia, si presta a molteplici interpretazioni.
Ci siamo calati i consumi
L’amletico dilemma di fine 2008 prosegue. Il “C’è o non c’è” (riferito alla crisi) ripetuto dal cittadino medio davanti ad all’ipotetico teschio di uno zio ricco vissuto e morto (ricco ed obeso) ai tempi della spensierata società opulenta, continua. Stavolta si propende per il “C’è”. Il Codacons informa infatti che i consumi nel periodo natalizio sono calati del 20% rispetto allo scorso anno, per una spesa pro-capite inferiore ai 200 euro. I settori maggiormente colpiti sono quelli relativi agli addobbi per la casa, scesi mediamente del 25%, del settore abbigliamento e calzature (-23%) e giocattoli (-10%). Stabili, invece, i consumi alimentari”. Le previsioni sono nere anche per i consumi durante i prossimi saldi (che si prevdeono del 30% inferiori rispetto al 2007).
Natale a Rio
Ma allora c’è o non c’è questa crisi?
Gli italiani, riportavano ieri i giornali, corrono a prenotare voli per spiagge esotiche. Nel peggiore dei casi, elaborano strategie anticrisi.
Se a ciò si aggiungono le conclusioni dell’indagine annuale dell’ISTAT su “Reddito e condizioni di vita”, che punta a “produrre e divulgare statistiche armonizzate sulle condizioni economiche e la qualità della vita dei cittadini europei (EU SILC)”, le cose diventano, se possibile, ancor più complicate.
L’indagine, effettuata su un campione rappresentativo di 20.982 famiglie (52.772 individui), ha riguardato i redditi percepiti nel 2006 e le condizioni di vita nel 2007. Il documento finale, come detto, mette in luce un quadro, se non a tinte fosche (ma la situazione è, ripetiamo, aggiornata allo scorso anno) certamente in chiaroscuro.
Avanti tutta. Anzi, mezza. No, macchine indietro. Boh, fate un po’ voi
Un mese fa il governo annunciava, per bocca del ministro del Welfare Sacconi, la proroga al 2009 della detassazione delle ore di lavoro straordinario, una misura volta a incoraggiare orari di lavoro più lunghi (per chi un lavoro ce lo avrà anche nel 2009). I tecnici del ministero del Welfare legittimavano pubblicamente questa scelta perché per “sostenere la crescita e incrementare la produzione occorre lavorare di più”.
Sabato, nella conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha, invece, proposto di ridurre l’orario di lavoro, portando la settimana lavorativa a 4 giorni. E gli stessi tecnici che avevano fino a qualche settimana fa elogiato la detassazione degli straordinari si sono affrettati a rimarcare (sugli stessi giornali che avevano ospitato i loro interventi precedenti) che queste misure serviranno per “fronteggiare l’emergenza economica e salvaguardare i livelli occupazionali”.
Intuendo lo smarrimento degli italiani poniamoci la domanda che molti di loro si saranno posti: aveva ragione il Governo (e i suoi tecnici) un mese fa ad incoraggiare il lavoro straordinario o ha ragione il Governo (e i suoi tecnici) a sostenere ora esattamente il contrario, vale a dire l’orario di lavoro ridotto?
A giudicare dalle esperienze internazionali, la risposta è nessuno dei due.
Tito Boeri, oggi
Sapete che cosa dovremmo fare?
Era difficile, per Veltroni, osare di più. Il partito era in piena bufera. Invece di tornare indietro, o implodere, ha fatto un piccolo passo avanti. Quanto basta per reggere l’urto delle procure, e per proiettarsi almeno fino alle elezioni europee. Ma il colpo d’ala no, quello onestamente non c’è stato. E la grande e vera innovazione, anche stavolta, sembra più teorizzata che non praticata. Come diceva Mino Maccari, “o Roma, o Orte”.
Massimo Giannini, oggi
How many roads
Quante altre batoste dobbiamo prendere prima di [...]* cominciare a fare politica, quindi qualcosa?
Cristiana Alicata, sul suo blog
* Cristiana mi scuserà, ma ho tolto il riferimento al PD
Questione morale, ripartenze e casini organizzati
Per lenire il dolore e superare lo scoramento della base, se possibile acuiti da alcune sconcertanti dichiarazioni, il PD ricorre alle metafore calcistiche.
E’ infatti apparso in rete un appello per sostenere quelle iniziative che possano far riacquistare al partito “quella credibilità [...] che oggi pare aver smarrito”. Il documento si intitola Ripartire, verbo caro alla scuola Milan di Arrigo Sacchi. I promotori dell’iniziativa auspicano dunque una nuova ripartenza per ridisegnare il partito e lasciarsi alle spalle ambiguità ed errori del passato. Sperando che nel frattempo si attenui la bufera politica. Un polverone che poi, volendo proseguire nella ardite metafore pedatorie, avrebbe già bell’e pronto un nome: casino organizzato. Scuola Lecce di Eugenio Fascetti.
Gelli e il gioco del Monopoli
Ieri, il quotidiano La Stampa ha pubblicato una lunga intervista a Licio Gelli.
Stamattina, sull’Unità, Nicola Tranfaglia ne commenta alcuni passaggi, sottolineando con sconcerto la soddisfazione del venerabile maestro nel constatare molti dei punti del programma di “rinascita democratica” dell’allora “Loggia deviata P2″ trovare spazio (e applicazione) nella politica di oggi. “Possibile che gli italiani non se ne accorgano?”, scrive. E conclude sconfortato: “Il cerchio sembra ormai chiudersi, dopo vent’anni di turbolente vicende, ritornare alla casella iniziale”. Insomma, il nostro è una specie di paese del Monòpoli, ma con le regole al contrario.
Un posto dove si può andare direttamente al “Via”. Naturalmente senza passare dalla prigione.
Aspettando la prossima patch

A me sembra che di fatto il governo stia facendo un po’ come quei produttori di software che, dovendo rispettare una certa data per mettere sul mercato nuovi prodotti, o nuove versioni dei prodotti precedenti, usano gli utenti come cavie, contando di riparare i «bachi» in un secondo momento, quando le cavie avranno segnalato tutti i malfunzionamenti dei nuovi sistemi.
Luca Ricolfi, oggi
Ma stavolta Brunetta ha ragione
D’accordo: magari avrà sbagliato i tempi e i modi ma questa volta Renato Brunetta ha ragione. L’innalzamento dell’età pensionabile per le donne è un correttivo necessario per allineare il sistema di protezione sociale italiano a quello degli altri paesi dell’Unione Europea. Sentenze a parte, da tempo le istituzioni comunitarie hanno infatti posto l’allungamento della vita lavorativa come uno degli obiettivi da raggiungere nell’ambito delle politiche sociali. Molti, a partire dall’Europa del Nord, hanno già provveduto in tal senso e altri si apprestano a farlo (come si vede qui).
Quando a Monfalcone buttarono l’atomica
Sui cantieri di Monfalcone è come se avessero sganciato una piccola bomba atomica. Piccola, piccolissima. Tascabile. Ma che negli anni ha fatto almeno novecento morti.
Come tutte le atomiche che si rispettino, l’atomica di Monfalcone continuerà a farne nei prossimi anni. Gli operai se andranno come quelli che li hanno preceduti: lentamente e dolorosamente. E lo faranno, come loro, nel quasi completo silenzio.
Hanno sganciato un’atomica piccola ma efficace. Non ha neppure fatto il botto.
Ma l’emergenza non è solo a Roma
Un anno fa a Roma era emergenza buche: manti stradali corrosi, motociclisti a rischio vita. Poi c’è stata l’emergenza sicurezza: vie buie, stazioni senza presidi, violenze che hanno segnato tragicamente la storia della Capitale. Ora l’alluvione: città sott’acqua per la pioggia, i tombini saltano, il Tevere straripa. Cosa collega queste emergenze che affliggono Roma ma, con allarmi di volta in volta diversi, dagli incidenti di tram al crollo di scuole, vivono anche altre città italiane?
Manca totalmente da anni l’arte della manutenzione delle città, piccola, puntuale, efficace, attenta al vivere quotidiano. Latitano i programmi di manutenzione del territorio e degli edifici: sono i primi che vengono tagliati quando le risorse sono scarse. Si riduce progressivamente la spesa per la difesa del suolo, come denuncia da dieci anni il numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso. Si pensa alle grandi opere, ma ci si dimentica di comprare i treni o gli autobus necessari per un buon servizio. Vince una certa propensione al gigantismo, che ha portato la giunta Veltroni ad affidare a un general contractor unico – lo stesso gruppo Romeo ora nel ciclone napoletano – non l’autostrada Salerno-Reggio Calabria o la metro C, ma la manutenzione di tutte le strade della Capitale, il territorio comunale più esteso d’Europa.
Giorgio Santilli, oggi
Un mese fa il governo annunciava, per bocca del ministro del Welfare Sacconi, la proroga al 2009 della detassazione delle ore di lavoro straordinario, una misura volta a incoraggiare orari di lavoro più lunghi (per chi un lavoro ce lo avrà anche nel 2009). I tecnici del ministero del Welfare legittimavano pubblicamente questa scelta perché per “sostenere la crescita e incrementare la produzione occorre lavorare di più”.

