Archivio per la categoria ‘insicurezza sociale’
E a guidare l’opposizione finì Famiglia Cristiana
E’ un tampone: come dare l’aspirina a un malato terminale. Servirà a poco, non farà ripartire i consumi, né ridurrà quella fascie di famiglie che non arriva a metà mese. La borsa, quella vera, quella colma di denaro, sarà a disposizione delle banche, che hanno bisogno di soldi freschi per i loro affari. La difesa del risparmio è solo un alibi, perché oggi in Italia, le famiglie non hanno più nulla da risparmiare. E per vivere si indebitano. Per non parlare di chi la spesa la fa tra gli avanzi del mercato o nei cassonetti.
L’elemosina di Stato non modifica d’una virgola la distribuzione del reddito, non lo sostiene, non crea nuovi posti di lavoro. Le grandi opere, finanziate con 16 milioni di euro, sono un libro dei sogni, che nessuno ha aperto [...] La manovra è insufficiente, ci voleva più coraggio, soprattutto a sostegno delle famiglie, cenerentole d’Italia.
Tremonti ha inventato la social card, poteva chiamarla “tessera del pane” (come Mussolini) o “carta della povertà”: era lo stesso. Almeno era più sincero. Si tratta di poco più d’un euro al giorno a famiglia. Impresa degna del “cesarismo” populista che ha trasformato i diritti in elemosine, come s’addice a sudditi più che a cittadini [...]. La social card è meno di quanto la gente ruba per fame nei supermercati [...]. Gli spiccioli di Tremonti non ripagano neppure il “furto per fame”. Andranno a un milione e 300 mila famiglie. Ma quelle che non mangiano un pasto normale sono 7 milioni e mezzo (dati Istat). Chi ha 800 euro di pensione è escluso.La parola magica è bonus, cioè “carità”. Che è cosa buona, ma non deve farla lo Stato.
Famiglia Cristiana, oggi
Scritto da tauzero
giovedì, 4 dicembre 2008 alle 11:31 am
Pubblicato in articoli, assistenza sociale, attualità, crisi, depressione, incertezza, insicurezza sociale, news, notizie, paura, politiche sociali, povertà, protezione sociale, social card, società, stato sociale, welfare state
L’epoca in cui il crimine aumentò. E non era vero
Molte insicurezze collettive, paure e allarmi sociali sono spesso il risultato dei modi con cui l’opinione pubblica viene informata su un determinato problema o avvenimento. Tralasciando gli Stati Uniti, dove esiste un’ampia letteratura in merito, il nesso tra media e percezione delle paure sociali è stato recentemente evidenziato, riguardo al caso italiano, nel Rapporto Sicurezza redatto da Demos e Osservatorio di Pavia su cui ci siamo soffermati più volte negli ultimi giorni.
Le cifre dell’indagine sembrano confermare il ruolo dei mezzi d’informazione nella costruzione degli allarmi sociali e nel creare stati emozionali, individuali e collettivi, che non corrispondono a situazioni oggettive.
Restiamo agli eventi criminosi. La percezione che si ha di essi, influisce sull’opinione pubblica assai più di qualunque dato statistico. Al punto che il senso di paura e di incertezza provato da determinati settori della società non è spesso correlato al numero dei delitti effettivamente compiuti. Questo per alcune concause, tra cui il meccanismo della “asimmetria negativa”, in base al quale si tende a dare più peso alle notizie cattive rispetto a quelle di segno opposto.
Quel che è interessante è il fatto che questa situazione, fatti i debiti distinguo, presenta notevoli similitudini con il clima di allarme sociale che si respirava nelle società occidentali tra Otto e Novecento .
Scritto da tauzero
lunedì, 24 novembre 2008 alle 8:36 am
Pubblicato in allarmismo, articoli, ceti medi, corsi e ricorsi, crisi, cronaca nera, delitti, dibattiti, emergenze, fearmongers, immaginario, immigrati, immigrazione, incertezza, informazione, insicurezza, insicurezza sociale, letteratura, mass media, media, paura, paure collettive, politica, sicurezza, società, stampa, storia
Come ti trasmetto la paura: un rapporto sull’Italia
Ne avevamo parlato qui e soprattutto, facendo un esempio concreto, qui. Di come questioni come immigrazione, criminalità e, più in generale, sicurezza/insicurezza diventino emergenze anche (non esclusivamente, certo, ma anche) nel momento in cui vengono percepite come tali dall’opinione pubblica.
Nella società dell’informazione, il tema del ruolo che i mezzi di comunicazione di massa svolgono nel raccontare ma sempre più spesso nell’alimentare e “costruire” le paure collettive, costituisce un terreno d’indagine particolarmente interessante.
Scritto da tauzero
sabato, 22 novembre 2008 alle 10:46 am
Pubblicato in articoli, attualità, criminalità, crisi, demos & PI, fearmonger, Fondazione Unipolis, Ilvo Diamanti, immigrati, incertezza, indagini, insicurezza sociale, Italia, media, mezzi d'informazione, notizie, Osservatorio di Pavia, paura, paure collettive, politica, sicurezza sociale, società, televisione
La faccia feroce dell’età del divertimento
di Claudio Siniscalchi
pubblicato su Libero il 19/11/08
L’anno 1900 si aprì sotto il segno della fiducia. Almeno per gli europei. L’Europa era il centro del mondo. E la città di Parigi il centro del centro del mondo. Per salutare alla sua maniera il nuovo secolo, la capitale francese per la primavera organizzò l’ennesima Esposizione Universale, tempio di innovazione scientifica, primato tecnologico, progresso economico. Dal 1870 non c’erano più state guerre sul territorio europeo. La vita sembrava scorrere felice e prosperità, cultura, ricerca artistica, educazione e divertimento sembravano inarrestabili. Eppure sappiamo che tutto ciò è un mito. Il mito della Belle Époque, duro a morire. Una delle tante bugie della storia.
Dietro quel mito arioso e luminoso come la pittura impressionista, si nascondeva invece una realtà molto più complessa. E dal volto oscuro. Neppure un quindicennio separa l’Esposizione Universale del 1900 dall’inferno della Grande Guerra. Un avvenimento scosse la pubblica opinione durante i festeggiamenti parigini. Il 20 giugno il diplomatico tedesco Clemens von Ketteler venne ucciso in pieno centro a Pechino. La notizia in Europa ci mise un po’ ad arrivare. Ma ai primi di luglio i giornali cominciarono a dare grande risalto all’avvenimento, con commenti raccapriccianti: al diplomatico erano stati persino cavati gli occhi. Iniziava così la rivolta dei Boxer, poi domata dai militari europei. Di pari passo nasceva anche il pericolo e la paura dei “selvaggi gialli”. Stampa, letteratura popolare e film di finzione alimentarono il pericolo: come potevano esistere ancora selvaggi in un mondo così evoluto?
Scritto da tauzero
mercoledì, 19 novembre 2008 alle 1:03 pm
Pubblicato in Claudio Siniscalchi, Gianni Silei, incertezza, insicurezza sociale, libri, paura, recensioni, storia, storia della paura
Ritorno alla questione sociale: intervista a Robert Castel
Nicolas Duvoux e Thierry Pech intervistano Robert Castel per laviedesidees.fr. Partendo da Métamorphoses de la question sociale del 1995, da poco ripubblicato anche in italiano, si parla di cittadinanza politica e sociale, di lavoro, proprietà, solidarietà e, soprattutto, di insicurezza e sicurezza sociale.
clicca qui per il video
Scritto da tauzero
mercoledì, 19 novembre 2008 alle 6:42 am
A proposito di élites
Scritto da tauzero
lunedì, 3 novembre 2008 alle 3:48 pm
Pubblicato in attualità, élites, classe dirigente, crisi, elitismo, incertezza, insicurezza sociale, news, notizie, politica, povertà, presidenziali 2008, Sarah Palin, società, Stati Uniti, welfare state
La Francia ha paura
“La Francia ha paura” è una formula che nell’ultimo trentennio, ma in particolare a partire dai primi anni di questo inizio secolo, è stata utilizzata in misura crescente dai media ma anche da sociologi, politici, urbanisti ed esperti in genere per spiegare alcuni dei fenomeni legati alle trasformazioni della società transalpina. In Francia, come in altre realtà del mondo occidentale, il bisogno di sicurezza rappresenta ormai un tema di primaria importanza. Ed è partendo proprio dal crescente senso di insicurezza collettiva che Laurent Bonelli traccia, da una prospettiva sociologica, un panorama dell’evoluzione delle paure urbane della Francia, soffermandosi in particolare sull’ultimo venticinquennio.
Scritto da tauzero
lunedì, 3 novembre 2008 alle 8:50 am
Pubblicato in articoli, attualità, banlieues, crisi, incertezza, insicurezza sociale, Laurent Bonelli, libri, media, paura, società
Politica, media e retorica della paura. Un video
David Altheide studia la comunicazione politica e le tecniche attraverso le quali i mezzi d’informazione veicolano i loro messaggi con particolare riferimento alle paure, vere o fittizie. In un video, il suo intervento, dal titolo “Come i media costruiscono e amplificano la paura“, presentato nel settembre scorso al World Social Summit di Roma dedicato ai temi delle paure globali.
Scritto da tauzero
lunedì, 27 ottobre 2008 alle 3:47 pm
Il nuovo welfare socialista di Vladimir Il’ic Obama
Tra Barack Obama e l’Ohio ci dev’essere un legame particolare.
Prima c’è stato Joe l’idraulico, da Holland, Ohio. Che ha manifestato i timori dell’americano medio nei confronti della politica fiscale del candidato democratico. “Ucciderai il sogno americano?” era più o meno una delle domande rivolte a Obama dall’idraulico (poi rivelatosi aspirante tale) più conosciuto degli States. Adesso è la volta di Ken Blackwell, da Cincinnati, Ohio.
Esponente dell’ultraconservatorismo repubblicano, Blackwell fa parte del Family Research Council ed è direttore del Club for Growth. Ma è anche balzato agli onori delle cronache non solo per la sua recente sconfitta nelle elezioni a governatore proprio dello Stato del Midwest ma anche per il suo coinvolgimento nelle presunte irregolarità e discriminazioni alle presidenziali del 2004 oltre che per un caso di violazione della privacy nei confronti di quasi un milione e mezzo di elettori dell’Ohio.
Scritto da tauzero
giovedì, 23 ottobre 2008 alle 4:15 pm
Pubblicato in articoli, attualità, Barack Obama, crisi, depressione, dibattiti, Franklin Delano Roosevelt, Grande Depressione, insicurezza sociale, John McCain, Ken Blackwell, New Deal, news, notizie, politiche sociali, presidenziali USA, social security, Social Security Administration, Stati Uniti, storia, welfare state
Paura, barbarie e scontri di civiltà
Nei primi anni Novanta, Samuel Huntington fornì una propria visione dei profondi cambiamenti in atto negli equilibri internazionali e del loro possibile esito. In un noto articolo pubblicato su Foreign Affairs, poi confluito in un ben più corposo saggio, Huntington introdusse nel dibattito sul nuovo ordine mondiale il tema dello scontro delle civiltà.
Il precedente scenario ipotizzato da Fukuyama nel suo La fine della storia e l’ultimo uomo, lavoro tanto fortunato quanto dibattuto, poneva al centro della propria analisi elementi (l’ideologia, il mercato ecc.) che caratterizzavano uno specifico sistema, un “modello”, se vogliamo uno “stile di vita”: quello incarnato della società americana.
Dal canto suo, Huntington (re)introduceva nel dibattito una variabile diversa, più sfuggente: quella della civiltà. In poche parole, secondo Huntington lo scontro tra le civiltà, “mascherato” da conflitti a sfondo religioso, avrebbe rappresentato il tratto caratterizzante dei futuri scenari planetari. Uno scontro che sarebbe scoppiato inevitabilmente, di fronte alle incompatibilità culturali tra occidentali, ortodossi, islamici, induisti, cinesi, giapponesi, latino-americani, africani.
Scritto da tauzero
martedì, 21 ottobre 2008 alle 2:41 pm
Pubblicato in articoli, attualità, barbari, barbarie, civiltà, conflitti, crisi, dibattiti, fine della storia, Francis Fukuyama, futuro, geopolitica, globalizzazione, immaginario, incertezza, insicurezza sociale, intolleranza, Jacques Attali, libri, Massimo L. Salvadori, Nicolas Baverez, opinioni, paura, politica estera, post-modernità, pregiudizi, riflessioni, Samuel Huntington, scenari futuri, scontro di civiltà, società, Tzvetan Todorov
Credit economy e rovina del ceto medio
Il video dell’intervento (The Coming Collapse of the Middle Class: Higher Risks, Lower Rewards, and a Shrinking Safety Net) che Elizabeth Warren ha tenuto nel giugno 2007 nell’ambito delle UC Berkeley Graduate Council Lectures.
Scritto da tauzero
lunedì, 13 ottobre 2008 alle 5:47 pm
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La crisi vista da Waldo
Nel 1837, tutte le banche di New York, Filadelfia, Baltimora e molte di quelle di Boston sospesero i pagamenti. Di lì a poco, almeno la metà degli 850 istituti statunitensi fallirono. Harold Bloom, sul NY Times, fornisce gli spunti per una ricostruzione del panico finanziario del 1837 e della depressione che ne seguì da una prospettiva particolare: quella di Ralph Waldo Emerson. Con qualche interessante insegnamento valido anche per l’oggi.
Scritto da tauzero
domenica, 12 ottobre 2008 alle 2:31 pm
Più buonsenso, meno cretinismo
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Sulle pagine di Newsweek, Francis Fukuyama, si cimenta lungamente sull’implosione del mercato finanziario USA e soprattutto sulle ripercussioni nel breve e medio periodo. |
I prodotti di maggior successo esportati dall’America a partire dagli anni Ottanta – scrive – erano le idee.
Idee-guida come il capitalismo in versione reaganiana e la diffusione della liberaldemocrazia nel mondo. Idee che, secondo Fukuyama, avevano rappresentato per l’America Inc. altrettanti marchi di successo. E che ora mostrano di avere il fiato corto.
Scritto da tauzero
sabato, 11 ottobre 2008 alle 9:40 pm
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E io speculo coi tulipani
Scritto da tauzero
sabato, 11 ottobre 2008 alle 11:03 am
Pubblicato in allarmismo, apocalisse, articoli, attualità, Charles McKay, citazioni, crack, crisi, crisi del 1929, crisi finanziaria, crollo bancario, disastri, economia, economia dei disastri, emergenze, finanza, futuro, globalizzazione, Grande Depressione, informazione, insicurezza sociale, investimenti, media, naufragi, news, notizie, panico borsistico, paura, politica, post-modernità, promoter, rischio, risparmi, scenari futuri, Silvio Berlusconi, società, storia, Tulipomania
Alle 18.00 comincia il Giudizio Universale
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Pochi giorni fa, in California, un ex analista finanziario quarantacinquenne di origini asiatiche, Karthik Rajaram, ha sterminato la propria famiglia, moglie, figli e suocera, e poi si è suicidato.
In un biglietto ha scritto di disoccupazione e di investimenti andati male. |
Probabilmente la crisi dei mercati entra solo incidentalmente in questa vicenda. Ma per molti, la storia di Karthik, quei corpi coperti da un lenzuolo bianco, legati sulla barella di un coroner e che escono da una bella casa, con il prato falciato e macchine costose parcheggiate in fondo al vialetto, rappresentano un po’ il simbolo della fine del sogno americano.
Scritto da tauzero
venerdì, 10 ottobre 2008 alle 10:31 am
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