Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘dibattiti’ Category

Corano e libertà di pensiero

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Islam è soltanto sinonimo di fondamentalismo? C’è stato un tempo in cui l’Islam era una feconda (e soprattutto libera) palestra di discussione. Uno storico, Dominique Avon, e un  linguista, Abdellatif Idrissi, intervengono qui sulla difficile questione Corano-libertà di espressione. Auspicando una riconciliazione tra Islam, lettura e interpretazione del Corano e libero pensiero.

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Martedì, 23 Dicembre 2008 alle 10:25 am

Sapete che cosa dovremmo fare?

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Era difficile, per Veltroni, osare di più. Il partito era in piena bufera. Invece di tornare indietro, o implodere, ha fatto un piccolo passo avanti. Quanto basta per reggere l’urto delle procure, e per proiettarsi almeno fino alle elezioni europee. Ma il colpo d’ala no, quello onestamente non c’è stato. E la grande e vera innovazione, anche stavolta, sembra più teorizzata che non praticata. Come diceva Mino Maccari, “o Roma, o Orte”.

Massimo Giannini, oggi

Un nuovo indicatore economico: la felicità

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Da qualche tempo si ritiene che, nelle società più avanzate, alcuni dei tradizionali strumenti utilizzati per valutare lo stato di salute di una economia, ad esempio il Prodotto Interno Lordo (PIL), non siano ormai più in grado di fornire indicazioni attendibili. E così emergono possibili nuovi parametri: il benessere (welfare), il “sentirsi bene“, il livello di soddisfazione ed appagamento personale (well-being). Indicatori (peraltro di difficile misurazione per la loro evidente intangibilità e soggettività) non necessariamente quantificabili nell’ammontare complessivo dei beni e servizi prodotti in un determinato lasso di tempo.

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Sabato, 20 Dicembre 2008 alle 9:44 am

How many roads

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Quante altre batoste dobbiamo prendere prima di [...]* cominciare a fare politica, quindi qualcosa?

Cristiana Alicata, sul suo blog

* Cristiana mi scuserà, ma ho tolto il riferimento al PD

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Giovedì, 18 Dicembre 2008 alle 9:22 pm

Leggi razziali: le radici del silenzio

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Ieri Gianfranco Fini è intervenuto a sorpresa denunciando il colpevole silenzio della Chiesa cattolica sulle leggi razziali. Oggi, l’Osservatore Romano replica duramente alle parole del presidente della Camera parlando di “approssimazione storica e meschino opportunismo politico”.

In realtà, al di là delle polemiche e del significato politico contingente delle dichiarazioni di Fini, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Nulla di nuovo nel senso che quelle leggi avevano delle radici culturali e ideologiche molto profonde, ben conosciute e studiate, che in parte già spiegano, al di là dei distinguo, molti dei silenzi di allora. Radici che risalgono agli anni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Nonostante l’immagine dell’ebreo fosse stata abbondantemente “codificata” (in negativo) sin dal Medioevo e dall’età moderna, fu nel corso dell’ultimo scorcio del XIX secolo che essa assunse per molti settori della nascente opinione pubblica di tutta Europa nuovi e più inquietanti risvolti. Accuse antiche, come quella dell’omicidio rituale (la terribile accusa del sangue) vennero ad esempio riportate alla luce e “adattate”  sulla scia di alcuni episodi di cronaca ad usum di una società che si andava secolarizzando ed assumendo i connotati di società massa.

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Mercoledì, 17 Dicembre 2008 alle 10:00 pm

Ma stavolta Brunetta ha ragione

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D’accordo: magari avrà sbagliato i tempi e i modi ma questa volta Renato Brunetta ha ragione. L’innalzamento dell’età pensionabile per le donne è un correttivo necessario per allineare il sistema di protezione sociale italiano a quello degli altri paesi dell’Unione Europea. Sentenze a parte, da tempo le istituzioni comunitarie hanno infatti posto l’allungamento della vita lavorativa come uno degli obiettivi da raggiungere nell’ambito delle politiche sociali. Molti, a partire dall’Europa del Nord, hanno già provveduto in tal senso e altri si apprestano a farlo (come si vede qui).

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La tragedia degli equivoci

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Per Emanuele Macaluso, la questione morale è in realtà politica. Per evitare di implodere, il PD è chiamato in tempi rapidi a sbrogliare alcuni nodi principali: “collocazione europea, temi eticamente sensibili e laicità, giustizia, rapporto tra Stato e mercato e riforma del Welfare”. E, soprattutto, a chiarire i mille equivoci di fondo che la sua trionfale apparizione sulla scena politica italiana aveva inizialmente celato. Ma che adesso emergono in tutta la loro rilevanza pesando, a suo parere, come macigni:

false primarie a cui partecipano gli elettori (non registrati quindi di ogni colore) e gli iscritti, invece, sono tenuti fuori di ogni dibattito o scelta politica. Perché non chiamare gli iscritti, anche con referendum, a decidere se in Europa gli eletti del Pd debbono stare nel Pse o in un altro gruppo? Perché non chiamare gli iscritti a decidere sul testamento biologico o la separazione delle carriere dei magistrati? Un partito che non è impegnato nel dibattito politico, nel confronto e nelle decisioni, inevitabilmente si rinchiude nei fortilizi del potere locale e, inevitabilmente, per esercitare e mantenere quel potere allignano pratiche clientelari e anche corruttive. Veltroni ha scritto una lunga lettera al Corriere della Sera (sabato 6 dicembre) dicendo che il Pd deve «sapere selezionare i propri dirigenti e i propri rappresentanti sulla base della loro capacità politica insieme, indissolubilmente, alla loro moralità». Ma non dice una parola perché questo non è avvenuto e come fare per ottenere quel risultato. Siamo alle solite: discorsi generici e dichiarazioni di buone intenzioni.

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Mercoledì, 10 Dicembre 2008 alle 11:06 am

Tregue natalizie (Pipes of Peace)

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Il 24 dicembre del 1914, i combattenti che si fronteggiavano nelle trincee della Grande Guerra , disobbediendo agli ordini dei loro superiori, fraternizzarono festeggiando insieme il Natale.

Qualcuno addobbò il filo spinato mentre da una sponda all’altra delle trincee si cantarono canzoni natalizie e inni religiosi. Molti si incontrarono a metà strada, scambiandosi regali improvvisati. Le cronache narrano anche di partite di pallone giocate nella “terra di nessuno”, lo spazio vuoto tra le linee.

A due settimane dalla vigilia di Natale, dopo giorni di veleni, uno spirito analogo a quello della Christmas Truce sembra pervadere le cronache politiche e giudiziarie.

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La minaccia dell’Islam

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Gli attentati di Mumbai hanno riportato di attualità la questione terrorismo anche nel nostro paese. Dove infuria  il dibattito sulla reale minaccia rappresentata dai due presunti terroristi arrestati a Milano ma soprattutto sulla proposta del ministro Maroni di bloccare la costruzione di nuove Moschee.

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Siena Social Network

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Mi scuso per la notazione forse criptica e probabilmente d’interesse solo per pochi intimi. Ma sulla newsletter del personale docente dell’Università di Siena ormai è un vero fuoco di fila di messaggi di posta elettronica. Un’apoteosi di Re:, Fwd:, Fwd:Re:, Re:Re:, Cc:. Se ci fossero anche i poke e gli smile sarebbe una specie di facebook.

Aggiornamento pomeridiano:
La discussione imperversa. Si parla della crisi, naturalmente.

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Mercoledì, 3 Dicembre 2008 alle 12:43 pm

Paolocoss 13:22

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Luca Sofri apre lo spazio di Wittgenstein al dibattito sulla credibilità/strumentalità delle dichiarazioni di D’Alema da Crozza a proposito di un ricambio alla guida del PD. I commenti impazzano, ma i più gettonati (e deprimenti nella loro cruda verità) sono quelli di paolocoss. Il 13 e il 22.

Amen.

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Martedì, 2 Dicembre 2008 alle 9:51 am

L’epoca in cui il crimine aumentò. E non era vero

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arrestMolte insicurezze collettive, paure e allarmi sociali sono spesso il risultato dei modi con cui l’opinione pubblica viene informata su un determinato problema o avvenimento. Tralasciando gli Stati Uniti, dove esiste un’ampia letteratura in merito, il nesso tra media e percezione delle paure sociali è stato recentemente evidenziato, riguardo al caso italiano, nel Rapporto Sicurezza redatto da Demos e Osservatorio di Pavia su cui ci siamo soffermati più volte negli ultimi giorni.

Le cifre dell’indagine sembrano confermare il ruolo dei mezzi d’informazione nella costruzione degli allarmi sociali e nel creare stati emozionali, individuali e collettivi,  che non corrispondono a situazioni oggettive.

Restiamo agli eventi criminosi. La percezione che si ha di essi, influisce  sull’opinione pubblica assai più di qualunque dato statistico. Al punto che il senso di paura e di incertezza provato da determinati settori della società non è spesso correlato al numero dei delitti effettivamente compiuti. Questo per alcune concause, tra cui il meccanismo della “asimmetria negativa”, in base al quale si tende a dare più peso alle notizie cattive rispetto a quelle di segno opposto.

Quel che è interessante è il fatto che questa situazione, fatti i debiti distinguo, presenta notevoli similitudini con il clima di allarme sociale che si respirava nelle società occidentali tra Otto e Novecento .

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Eutanasia per le anatre zoppe

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daffy2Mentre la stampa nostrana è impegnata a descrivere i mille risvolti della farsaccia della Commissione di vigilanza Rai, la valanga, come l’ha definita ieri Epifani, ha iniziato la sua rincorsa oltre Oceano.

Il modo a dir poco scostante con cui il presidente uscente George W. Bush è stato trattato dagli altri leader all’ultimo G20 di Washington  è emblematico e conferma il carattere paradossale di questo interregno, soprattutto alla luce della grave crisi interna degli USA.

Richiamandosi alla precedente depressione, quella seguita alla crisi del ‘29 e al passaggio di consegne tra Hoover e Roosevelt, Paul Krugman insiste sulla necessità di intervenire in fretta per evitare ben più gravi ripercussioni.

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Immigrazione: all’Italia il record della paura

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immigrationNelle società contemporanee i mezzi di comunicazione hanno un ruolo spesso determinante nella creazione e nella diffusione delle paure sociali.

Il rapporto sui temi dell’immigrazione in Europa e negli Stati Uniti redatto dal German Marshall Fund e soprattutto il modo con il quale è stato presentato ai lettori di Repubblica oggi fornisce un esempio interessante di come, parafrasando un noto studio di David Altheide, i mezzi d’informazione possano contribuire, scientemente o no, a costruire una crisi“.

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Alunni immigrati e integrazione scolastica

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Dal sito dell’Indire (oggi Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica) un panorama sul tema dell’integrazione scolastica in Europa con alcuni casi nazionali e un rimando alla documentazione europea in materia. E’ consultabile qui.