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Una guerra comprensibile. Ma stupida

(Emblema - Corriere della Sera)
Non esiste paese al mondo – scrive oggi sul Times il rabbino Michael Lerner, esponente di primo piano del dialogo interreligioso – che possa tollerare senza reagire il lancio giornaliero di missili sul proprio territorio da parte di una nazione vicina. Se in Messico un gruppo di anti-imperialisti decidesse di bombardare il Texas è facile immaginare come risponderebbero gli Stati Uniti e soprattutto quali sarebbero i tempi di reazione.
L’attacco di Israele, prosegue il direttore di Tikkun Magazine, è dunque giustificabile. Ciò non toglie che sia, però, anche stupido. Stupido perché – a suo dire – assolutamente sproporzionato, di una durezza eccesiva nei confronti dei civili innocenti (sempre il Times ha accusato tra l’altro le forze armate israeliane di usare bombe al fosforo sul centro abitato di Gaza).
Il ministro della fifa
Per l’ex ministro degli esteri Martino l’attuale responsabile della Farnesina, Frattini è come don Abbondio. Un “fifone“, “uno al quale non si può chiedere coraggio”, “perché non ne ha”.
A questo punto, proseguendo nella divagazione manzoniana, sarebbe divertente sapere se – e chi - potrebbe vestire i panni dell’Innominato, della Monaca di Monza o, che so, di Donna Prassede. Ma soprattutto, se le cose stanno così, c’è solo da sperare, sempre manzonianamente, che sopra le sorti del nostro paese, vigili – benevola – la divina Provvidenza.
Un referendum, una bistecca alta tre dita e una montagna di patatine fritte
Willer Bordon ha annunciato di voler spazzar via il sistema-truffa del finanziamento pubblico camuffato da rimborso elettorale. A colpi di referendum.
A Canossa
Il 12 agosto scorso, Bill Emmott commentò la situazione economico-finanziaria (che come il Titanic era già in rotta di collisione verso il proverbiale iceberg) dipingendo i pessimisti come tante petulanti cassandre. “Macché crisi e crisi”, scriveva allora.
A distanza di qualche mese, Emmott torna su quelle affermazioni con l’animo contrito ma finalmente sollevato del penitente. “Mi sono sbagliato”, “le mie previsioni erano esageratamente ottimistiche”, dice oggi. Ma poi lascia comunque aperta la porta alla speranza: la recessione c’è ma aspettiamo a fasciarci la testa.
Chi si accontenta gode
Un ottimistico Marco Fortis, ci ricorda oggi perché – secondo lui – certe volte è meglio abitare in un sottoscala invece che in un attico:
L’Italia, a nostro avviso, patirà meno di altri questa drammatica recessione perché, paradossalmente, la sua crescita economica in questi anni è stata meno forte. Un conto è cadere, come noi dal primo piano della crisi (essendo abituati a crescere solo dell’1%). Un altro è precipitare, come accadrà agli Usa, alla Gran Bretagna, all’Irlanda, alla Spagna e all’Olanda (Paesi che si erano abituati a crescere del 3-4%) dal terzo o dal quarto piano, dopo esservi saliti non virtuosamente con le proprie gambe ma tramite l’ascensore dei debiti privati accelerato irresponsabilmente dai rispettivi sistemi bancari e finanziari, oggi quasi tutti in gravissime difficoltà.
Dunque, alla fine di questo caos economico planetario dagli orizzonti ancora incerti forse rivaluteremo persino la nostra più bassa crescita perché essa non è stata, diversamente da quella di altri Paesi, una crescita “drogata”.
Con tutte quelle, tutte quelle bollicine
Il Sole 24 Ore ha pubblicato l’elenco dei temi politici affrontati dai due Poli nel corso del 2008 e che poi sono finiti con un nulla di fatto, come tante bolle di sapone.
Ce n’è per tutti i gusti: dall’aborto alla bioetica, dalla legge elettorale al Tesoretto. Da conservare, a testimonianza dell’evanescenza di certe polemiche (e di certa classe dirigente).
P.S.
Le feste sono trascorse senza notizie di rilievo sul Pd e sulla leadership di Veltroni. Un silenzio che, tuttavia, si presta a molteplici interpretazioni.
E se passassimo direttamente al 2010?
Dov’è che andrà male quest’anno? All’inizio del 2008, scrive
Salvato in corner
Nel suo discorso di fine anno alla nazione, Nicolas Sarkozy ha preannunciato per i francesi sudore e lacrime: il 2009 – ha detto - sarà infatti un anno di “grandi difficoltà”. Occorrerà allora un “grande sforzo” per prepararsi al “mondo nuovo” che nascerà dalla crisi.
La crisi, appunto. Un evento tremendo ma che per Sarkozy è giunto quasi come manna dal cielo, sostiene Le Monde nell’editoriale di oggi. Già perché il disastro dell’economia mondiale ha fatto passare in secondo piano le promesse sulla salvaguardia del potere d’acquisto, il pieno impiego, la diminuzione del prelievo fiscale sulle quali Sarkozy aveva costruito la sua vittoria elettorale. Chi si ricorda più, scrive il quotidiano diretto da Éric Fottorino, l’impegno di “restituire” ai francesi 68 miliardi di euro? Chi osa più chiedere l’aumento dei salari ora che la disoccupazione cresce di mese in mese?
Ah, la crisi. Certe volte, se non ci fosse, bisognerebbe invertarla.
Buon Anno? State scherzando
Riponiamo i calici. La prima recessione di portata davvero globale, scrive Timothy Garton Ash, continua e metterà l’Occidente di fronte alla necessità di prendere alcune decisioni cruciali che influenzeranno il futuro stesso del capitalismo. Quella attuale, infatti, appare una crisi sistemica che difficilmente potrà essere risolta recitando a memoria il mantra del “torniamo a crescere, costi quel che costi”. La realtà dei fatti, conclude, è molto più complessa. Siamo come l’equipaggio di una nave in mezzo alla tempesta. E non è detto che il tempo non peggiori.
Adesso però basta
So let us stop. Hold our fire. For once, let us attempt to act against our usual reflexes. Against the deadly logic of military power and the dynamic of escalation. We can always start shooting again. The war will not run away, as Barak himself said two weeks ago. If we demonstrate that we can halt, we will not lose international support. We will gain even more if we demonstrate such well-considered self-control, and if we invite the international and Arab communities to intervene and mediate.
David Grossman (il cui figlio Uri è morto in battaglia nel 2006), oggi




