Tau Zero

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?

Archive for the ‘crack’ Category

Crisi: che fare? Un contributo dalla Francia

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Dopo un precedente appuntamento dedicato alle politiche monetariste, il 4 novembre scorso l’École d’Économie de Paris ha organizzato un secondo incontro incentrato sulla crisi economica al quale hanno preso parte Agnès Benassy-Quéré, François Bourguignon, Daniel Cohen e Philippe Martin. Sul sito web laviedesidées.fr sono disponibili qui i video di questa giornata di studio e altro materiale per l’approfondimento dei temi discussi.

Dalla tenda a ossigeno alla rianimazione

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Jean-Paul Fitoussi traccia qui un rapido bilancio delle ricette neoliberiste degli anni Ottanta fino al loro definitivo naufragio con le convulse giornate dell’ultimo crollo borsistico. E lo chiude così:

En bref, d’avoir voulu se passer de tente à oxygène – qui désigne dans l’allégorie de Joseph Schumpeter la démocratie et sa tendance à s’occuper de toute chose – a directement conduit le capitalisme en salle de réanimation. La démocratie est bien une idée neuve en Europe.

Written by tauzero

Mercoledì, 29 Ottobre 2008 alle 5:22 pm

Uscire dalla crisi, in Trabant

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Il deputato socialista francese Arnaud Montebourg interviene su Le Monde commentando gli effetti della crisi finanziaria che ha scosso i mercati mondiali. E ripropone un’immagine ormai usata e abusata: per il capitalismo liberale e globalizzato – scrive – si è trattato dell’equivalente della caduta del muro di Berlino.

Eppure, per quanto grave, la situazione non può ancora essere paragonata a quella che coincise con gli eventi del 1989. Almeno finché non vedremo Ben Bernanke sbucare, a bordo di una trabant, dalle macerie di Wall Street.

Vittorie di Pirro

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Alle elezioni del 1931, in piena depressione, il partito laburista propose nel suo programma la nazionalizzazione delle banche. Fu un disastro. Perse le elezioni e rimase confinato all’opposizione per quasi un quindicennio.

Oggi, al Labour di Gordon Brown è riuscito quello che non riuscì al Labour di allora. Anche se, scrive Graham Stewart sul Times, le “nazionalizzazioni”  sono state realizzate per motivi esattamente opposti rispetto a più settant’anni fa. Allora i banchieri furono giudicati troppo conservatori. Oggi troppo poco.

Se non è zuppa…

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Tempi duri.

Così, mentre la stampa italiana preannuncia al ceto medio “un Natale senza caviale, champagne e frutta esotica” (?), Newsweek si interroga se per gli USA sia depressione o recessione.

Rimbalzi

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All’inizio degi anni Sessana dell’Ottocento, Charles Ledger, un commerciante australiano di alpaca, ottenne da un indio boliviano alcuni semi dell’albero di cinchona, pianta particolarmente ricca di chinina e perciò adatta alla cura della malaria.

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Circoli viziosi

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Dan Wasserman sul Boston Globe

Written by tauzero

Mercoledì, 15 Ottobre 2008 alle 8:37 pm

Non fate l’onda

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When the tide laps at Gulliver’s waistline, it usually means the Lilliputians are already 10 feet under.

Bret Stephens sulla crisi, sugli USA e sul loro ruolo di superpotenza

Crollo in borsa: tutto è cominciato così

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Dunque, – disse la Volpe, – vuoi proprio andare a casa tua? Allora vai pure, e tanto peggio per te!
– Tanto peggio per te! – ripeté il Gatto.
– Pensaci bene, Pinocchio, perché tu dai un calcio alla fortuna.
– Alla fortuna! – ripeté il Gatto.
– I tuoi cinque zecchini, dall’oggi al domani sarebbero diventati duemila.
– Duemila! – ripeté il Gatto.
– Ma com’è mai possibile che diventino tanti? – domandò Pinocchio, restando a bocca aperta dallo stupore.

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Più buonsenso, meno cretinismo

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Sulle pagine di Newsweek, Francis Fukuyama, si cimenta lungamente sull’implosione del mercato finanziario USA e soprattutto sulle ripercussioni nel breve e medio periodo.

I prodotti di maggior successo esportati dall’America a partire dagli anni Ottanta – scrive – erano le idee.

Idee-guida come il capitalismo in versione reaganiana e la diffusione della liberaldemocrazia nel mondo. Idee che, secondo Fukuyama, avevano rappresentato per l’America Inc. altrettanti marchi di successo. E che ora mostrano di avere il fiato corto.

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E io speculo coi tulipani

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Tempi strani. E allora, investiamo sui tulipani.

Alle 18.00 comincia il Giudizio Universale

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Pochi giorni fa, in California, un ex analista finanziario quarantacinquenne di origini asiatiche, Karthik Rajaram, ha sterminato la propria famiglia, moglie, figli e suocera, e poi si è suicidato.

In un biglietto ha scritto di disoccupazione e di investimenti andati male.

Probabilmente la crisi dei mercati entra solo incidentalmente in questa vicenda. Ma per molti, la storia di Karthik, quei corpi coperti da un lenzuolo bianco, legati sulla barella di un coroner e che escono da una bella casa, con il prato falciato e macchine costose parcheggiate in fondo al vialetto, rappresentano un po’ il simbolo della fine del sogno americano.

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Luca, 15:23

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In principio fu Von Hayek. Poi vennero la Thatcher, Reagan e i loro eredi. Poi è giunto il tempo i derivati, del gioco in borsa poi trasformatosi nel gioco del cerino acceso. Quindi il crollo.

Ora la via dell’intevento pubblico pare non conduca più alla schiavitù. E lo Stato pare essersi trasformato da opprimente Leviatano a gigante buono. Pare sia tornato lo Stato protettore.

Uccidiamo il vitello grasso?

E un asteroide sta per colpire la Terra

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Dopo il crollo in borsa, il cielo che ci cade sulla testa? In una sorta di imbarazzante gioco al rialzo, alcuni giornali stanno fornendo ampio risalto all’impatto tra l’asteroide 8TA9D69 e il nostro pianeta. Nel leggere titoli come “un asteroide sta per caderci addosso” il pensiero corre immediatamente a film apocalittici come Deep Impact o Armageddon, alla fine dei dinosauri e a scenari di estinzioni di massa. Poi si scopre che il “macigno” è di quattro metri di diametro e finirà polverizzato a contatto con l’atmosfera.

Domani il sole sorgerà ancora, il gioco del cerino in atto sui mercati internazionali potrà allegramente continuare a dare i suoi frutti. E soprattutto, nessun Bruce Willis si immolerà per la salvezza del genere umano.

Beware doll, you’re bound to fall. E la Borsa crollò (ancora)

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