Archive for the ‘citazioni’ Category
Chi si accontenta gode
Un ottimistico Marco Fortis, ci ricorda oggi perché – secondo lui – certe volte è meglio abitare in un sottoscala invece che in un attico:
L’Italia, a nostro avviso, patirà meno di altri questa drammatica recessione perché, paradossalmente, la sua crescita economica in questi anni è stata meno forte. Un conto è cadere, come noi dal primo piano della crisi (essendo abituati a crescere solo dell’1%). Un altro è precipitare, come accadrà agli Usa, alla Gran Bretagna, all’Irlanda, alla Spagna e all’Olanda (Paesi che si erano abituati a crescere del 3-4%) dal terzo o dal quarto piano, dopo esservi saliti non virtuosamente con le proprie gambe ma tramite l’ascensore dei debiti privati accelerato irresponsabilmente dai rispettivi sistemi bancari e finanziari, oggi quasi tutti in gravissime difficoltà.
Dunque, alla fine di questo caos economico planetario dagli orizzonti ancora incerti forse rivaluteremo persino la nostra più bassa crescita perché essa non è stata, diversamente da quella di altri Paesi, una crescita “drogata”.
Adesso però basta
So let us stop. Hold our fire. For once, let us attempt to act against our usual reflexes. Against the deadly logic of military power and the dynamic of escalation. We can always start shooting again. The war will not run away, as Barak himself said two weeks ago. If we demonstrate that we can halt, we will not lose international support. We will gain even more if we demonstrate such well-considered self-control, and if we invite the international and Arab communities to intervene and mediate.
David Grossman (il cui figlio Uri è morto in battaglia nel 2006), oggi
E allora diamoci da fare
Una certa dose di fiducia sulla nostra attitudine a sfidare i pericoli è benvenuta se funziona da anabolizzante, da artificiale ormone della crescita. Ma non basta, perché il futuro dipende dalla grande politica, dalle circostanze e dalla capacità di ciascuno di incidere, per quanto è possibile, sull’elaborazione delle scelte collettive.
Remo Bodei, oggi
Bastava tenere la TV spenta
Qualche giorno fa tutti i telegiornali hanno dato grande risalto a una notizia raccapricciante e orribile, dagli effetti imprevedibili sulla psicologia dei bambini, proveniente da Los Angeles. Questa notizia è stata ripetuta da tutti i telegiornali il giorno di Santo Stefano, con la solita morbosità nel raccontare i particolari e nell’indugiare nell’orrore senza fine. Non ho potuto e saputo spiegare a mio figlio le ragioni di tanta cieca ferocia, che non ha pietà dei bambini e che avviene proprio alla vigilia del Natale, cioè nel giorno in cui la famiglia si riunisce nel segno del calore degli affetti.
Sandro Bondi oggi
E’ tempo di reboot
John Kennedy led us on a journey to discover the moon. Obama needs to lead us on a journey to rediscover, rebuild and reinvent our own backyard.
Thomas Friedman, oggi
Aspettando la prossima patch

A me sembra che di fatto il governo stia facendo un po’ come quei produttori di software che, dovendo rispettare una certa data per mettere sul mercato nuovi prodotti, o nuove versioni dei prodotti precedenti, usano gli utenti come cavie, contando di riparare i «bachi» in un secondo momento, quando le cavie avranno segnalato tutti i malfunzionamenti dei nuovi sistemi.
Luca Ricolfi, oggi
Appesi a un filo. Su un cornicione
Nel 1923, uno dei più amati divi dell’epoca, Harold Lloyd, girò in una delle sequenze più conosciute (e – diremmo oggi – “mozzafiato) del cinema muto.
Nel corso della scena-chiave del film, intitolato Preferisco l’ascensore, il protagonista, impersonato dallo stesso Lloyd, si arrampica lungo un grattacielo: scivola, si riprende, sale ancora, perde l’equilibrio, resta a lungo sospeso a mezz’aria aggrappandosi ad un certo punto alle lancette di un grande orologio sulla facciata del palazzo. Il tutto mentre in basso, sfreccia, frenetico, il traffico cittadino.
L’Università è in crisi (come il Liverpool)
I read the news today oh, boy
Four thousand holes in Blackburn, Lancashire
And though the holes were rather small
They had to count them all
Now they know how many holes it takes to fill the Albert Hall
A Day in the Life
(Lennon-McCartney)
Quando il colore fa paura
Non credo sia esagerato dire che fin dall’antichità, nell’Occidente, il colore è stato sistematicamente tenuto ai margini, vilipeso, sminuito e degradato. Generazioni di filosofi, artisti, storici dell’arte e teorici della cultura di questa o di quella bandiera hanno conservato vivo e caldo questo pregiudizio, lo hanno alimentato e coltivato. Come accade con tutti i pregiudizi, la sua forma più palese, la sua ripugnanza maschera una paura: la paura di essere contaminati e corrotti da un qualcosa di sconosciuto o che appare inconoscibile. La ripugnanza nei confronti del colore, la paura di essere corrotti attraverso il colore, ha bisogno di un nome: cromofobia.
David Batchelor
Cromofobia. Storia della paura del colore
Hollow Men
Mio Dio, questo coso parla!
Tra i vari documenti conservati presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ci sono le carte Alexander Graham Bell.
Tra queste, si trovano gli appunti con i resoconti degli esperimenti che Bell tenne tra il 1875 e il 1876.
In data 10 marzo 1876 vi si legge:
Il signor Watson si trovava in una stanza con l’apparecchio ricevitore. Ha posto a stretto contatto un orecchio su [di esso] e ha chiuso l’altro orecchio con la mano. Lo strumento trasmettitore era posto in un’altra stanza e le porte di entrambi i locali erano chiuse. Ho quindi pronunciato ad alta voce [sul trasmettitore] la seguente frase: ‘Signor Watson, venga qui. Voglio vederla’. Con mia grande gioia, Watson è arrivato dicendo che aveva sentito e compreso quello che avevo detto[1].
Questo il resoconto, scritto di pugno da Bell, della prima comunicazione telefonica ufficiale. Ufficiale, perché, come ben sappiamo, Bell non fu il primo ad inventare il telefono. Tralasciando la questione-Meucci, si può dire che l’invenzione del telefono – come molte altre – fu semmai il frutto della “mobilitazione di conoscenze scientifiche per il raggiungimento di un obiettivo tecnico”[2] che dettero – diciamo così – i loro frutti nel momento giusto, quando si verificarono le condizioni, tecniche, economiche e sociali per trovare un’applicazione su vasta scala.
Mostri dal futuro
Zombi edonisti al supermercato
Lentamente, ma inesorabilmente, l’Occidente si lascia alle spalle le ultime persistenze del Novecento. Nei giorni scorsi, Fukuyama si era idealmente lasciato dietro le spalle Reagan. Oggi, Jay McInerney, che negli anni Ottanta fotografò il mondo (falsamente) luccicante degli Yuppies, ne canta il secondo, definitivo, de profundis.
Crollo in borsa: tutto è cominciato così
Dunque, – disse la Volpe, – vuoi proprio andare a casa tua? Allora vai pure, e tanto peggio per te!
– Tanto peggio per te! – ripeté il Gatto.
– Pensaci bene, Pinocchio, perché tu dai un calcio alla fortuna.
– Alla fortuna! – ripeté il Gatto.
– I tuoi cinque zecchini, dall’oggi al domani sarebbero diventati duemila.
– Duemila! – ripeté il Gatto.
– Ma com’è mai possibile che diventino tanti? – domandò Pinocchio, restando a bocca aperta dallo stupore.

Dunque, – disse la Volpe, – vuoi proprio andare a casa tua? Allora vai pure, e tanto peggio per te!

