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Verso l’infinito (e oltre)
Anno Nuovo, vita nuova. Dopo una vita breve ma gloriosa TAU ZERO si trasferisce, armi a bagagli, ad un nuovo indirizzo.
http://www.giannisilei.it
Da domani, chi lo vorrà, ci troverà i vecchi post e quelli che man mano pubblicherò d’ora in avanti. Ringrazio tutti coloro che hanno fatto vivere queste pagine e li invito a venirmi a trovare. Su tauzero-due-punto-zero.
Una guerra comprensibile. Ma stupida

(Emblema - Corriere della Sera)
Non esiste paese al mondo – scrive oggi sul Times il rabbino Michael Lerner, esponente di primo piano del dialogo interreligioso – che possa tollerare senza reagire il lancio giornaliero di missili sul proprio territorio da parte di una nazione vicina. Se in Messico un gruppo di anti-imperialisti decidesse di bombardare il Texas è facile immaginare come risponderebbero gli Stati Uniti e soprattutto quali sarebbero i tempi di reazione.
L’attacco di Israele, prosegue il direttore di Tikkun Magazine, è dunque giustificabile. Ciò non toglie che sia, però, anche stupido. Stupido perché – a suo dire – assolutamente sproporzionato, di una durezza eccesiva nei confronti dei civili innocenti (sempre il Times ha accusato tra l’altro le forze armate israeliane di usare bombe al fosforo sul centro abitato di Gaza).
A Canossa
Il 12 agosto scorso, Bill Emmott commentò la situazione economico-finanziaria (che come il Titanic era già in rotta di collisione verso il proverbiale iceberg) dipingendo i pessimisti come tante petulanti cassandre. “Macché crisi e crisi”, scriveva allora.
A distanza di qualche mese, Emmott torna su quelle affermazioni con l’animo contrito ma finalmente sollevato del penitente. “Mi sono sbagliato”, “le mie previsioni erano esageratamente ottimistiche”, dice oggi. Ma poi lascia comunque aperta la porta alla speranza: la recessione c’è ma aspettiamo a fasciarci la testa.
Chi si accontenta gode
Un ottimistico Marco Fortis, ci ricorda oggi perché – secondo lui – certe volte è meglio abitare in un sottoscala invece che in un attico:
L’Italia, a nostro avviso, patirà meno di altri questa drammatica recessione perché, paradossalmente, la sua crescita economica in questi anni è stata meno forte. Un conto è cadere, come noi dal primo piano della crisi (essendo abituati a crescere solo dell’1%). Un altro è precipitare, come accadrà agli Usa, alla Gran Bretagna, all’Irlanda, alla Spagna e all’Olanda (Paesi che si erano abituati a crescere del 3-4%) dal terzo o dal quarto piano, dopo esservi saliti non virtuosamente con le proprie gambe ma tramite l’ascensore dei debiti privati accelerato irresponsabilmente dai rispettivi sistemi bancari e finanziari, oggi quasi tutti in gravissime difficoltà.
Dunque, alla fine di questo caos economico planetario dagli orizzonti ancora incerti forse rivaluteremo persino la nostra più bassa crescita perché essa non è stata, diversamente da quella di altri Paesi, una crescita “drogata”.
E se passassimo direttamente al 2010?
Dov’è che andrà male quest’anno? All’inizio del 2008, scrive
Buon Anno? State scherzando
Riponiamo i calici. La prima recessione di portata davvero globale, scrive Timothy Garton Ash, continua e metterà l’Occidente di fronte alla necessità di prendere alcune decisioni cruciali che influenzeranno il futuro stesso del capitalismo. Quella attuale, infatti, appare una crisi sistemica che difficilmente potrà essere risolta recitando a memoria il mantra del “torniamo a crescere, costi quel che costi”. La realtà dei fatti, conclude, è molto più complessa. Siamo come l’equipaggio di una nave in mezzo alla tempesta. E non è detto che il tempo non peggiori.
Quei piccoli, rassicuranti punti fermi del giorno di capodanno
Il giorno di capodanno è fatto di anche di consuetudini. In certi casi di veri e propri tormentoni che, sebbene talvolta ci irritino, hanno comunque, nonostante ci costi ammetterlo, un non so che di rassicurante. Rappresentano dei punti fermi. Forse perché ci ricordano tempi passati. La gioventù, l’infanzia. Sanno di focolare, sono come una stella polare di fronte al tempo che passa e che, lentamente ma inevitabilmente, cambia noi e il mondo che ci circonda.
Anche per questo inizio 2009, ogni consuetudine sarà rispettata: ci sarà il concerto di capodanno, ci saranno i servizi dei TG con le immagini dei fuochi d’artificio di Sydney e via via delle altre metropoli che festeggiano la mezzanotte, vedremo i suggestivi scorci delle piazze italiane in festa, ascolteremo il bollettino dei feriti per i botti, scuoteremo la testa di fronte ai soliti temerari tuffatori che sfidano le acque gelide (e la leptospirosi), ascolteremo oroscopi e previsioni e, infine, ci informeremo sugli sviluppi della solita guerra in medio oriente.
Addio 2008. Benvenuto 2009. E’ bello sapere che, in fondo, le tradizioni vengono sempre rispettate.
Testamento biologico

Morten Morland (Times)
Quando il politico va in vacanza
Come molti sanno, Hitler preferiva il fine settimana per realizzare i suoi colpi di mano in politica estera. Ad esempio, la rimilitarizzazione della Renania (e non dell’Arenaria, come talvolta capita di sentire da qualche esaminando), avvenne, in spregio agli accordi internazionali, il 7 marzo 1936. Di sabato. Lo stesso dicasi per l’annessione dell’Austria: 12 marzo 1938, ancora sabato.
La scelta non era casuale. Il führer sapeva che i politici inglesi, membri del governo inclusi, osservavano scrupolosamente la tradizione nazionale del week-end e dedicavano perciò al riposo gli ultimi due giorni della settimana, spesso recandosi in campagna o in altre amene località fuori Londra. Il che rendeva più lunga e macchinosa la reazione dell’esecutivo di Sua Maestà in caso di improvvise emergenze, amplificando il fattore sorpresa a favore della Germania nazista.
Alla luce di alcune recenti notazioni di cronaca, e fatte – per carità – tutte le debite proporzioni, è divertente immaginare quale incredibile accelerazione avrebbe avuto la politica espansionistica del nazionalsocialismo se Neville Chamberlain avesse gestito la crisi di Monaco dai Caraibi o se Anthony Eden avesse rilasciato alla stampa le prime dichiarazioni sull’occupazione da parte della Wehrmacht della regione renana in tuta da sci dentro una baita di montagna.
Cinquanta piccoli Hoover
La depressione che seguì al crollo di Wall Street fu anche il frutto delle decisioni dell’amministrazione Hoover, che intervenne tardivamente – e male – per risollevare l’economia americana in ginocchio. Fortunatamente, dice Paul Krugman, la presidenza Obama ha promesso un deciso interventismo. C’è però un problema: la pervicace resistenza dei cinquanta governatori, alle prese con le esigenze di bilancio dei loro Stati.
Cinquanta emuli di Hoover che rischiano di vanificare sul nascere gli sforzi del nuovo corso democratico.
E allora diamoci da fare
Una certa dose di fiducia sulla nostra attitudine a sfidare i pericoli è benvenuta se funziona da anabolizzante, da artificiale ormone della crescita. Ma non basta, perché il futuro dipende dalla grande politica, dalle circostanze e dalla capacità di ciascuno di incidere, per quanto è possibile, sull’elaborazione delle scelte collettive.
Remo Bodei, oggi
A lezione dagli ammutinati
Nel 1931, i marinai della HMS Hood, nave da guerra fiore all’occhiello della flotta di sua maestà, insieme agli altri marinai della base navale di Invergordon, in Scozia, si ammutinarono. I futuri (sfortunati) eroi della “caccia alla Bismarck” e i loro commilitoni chiedevano al governo provvedimenti urgenti, in primo luogo a tutela dei salari e delle loro paghe, per fronteggiare la gravissima crisi economica.
Bastava tenere la TV spenta
Qualche giorno fa tutti i telegiornali hanno dato grande risalto a una notizia raccapricciante e orribile, dagli effetti imprevedibili sulla psicologia dei bambini, proveniente da Los Angeles. Questa notizia è stata ripetuta da tutti i telegiornali il giorno di Santo Stefano, con la solita morbosità nel raccontare i particolari e nell’indugiare nell’orrore senza fine. Non ho potuto e saputo spiegare a mio figlio le ragioni di tanta cieca ferocia, che non ha pietà dei bambini e che avviene proprio alla vigilia del Natale, cioè nel giorno in cui la famiglia si riunisce nel segno del calore degli affetti.
Sandro Bondi oggi
E’ morto Huntington, teorico dello scontro delle civiltà

A volte il destino è davvero beffardo. E’ morto Samuel Huntington. E la notizia è arrivata mentre a Gaza piovevano bombe.
Better be good
President-elect Barack Obama, riding a wave of revulsion over what conservatism has wrought, has said that he wants to “make government cool again.”
Before Mr. Obama can make government cool, however, he has to make it good.
Paul Krugman, oggi



