Archivio per la categoria ‘allarmismo’
I veleni dietro il latte al veleno
Salgono a nove i casi di sindrome da latte crudo in Italia. Si parla di allarme e la mente di tutti corre allo scandalo del latte cinese alla melamina di qualche settimana fa. Ci si indigna e si chiedono interventi drastrici per combattere l’ennesimo attentato alla salute pubblica, raccomandando prodotti industriali: più igienici, ergo più sicuri. Forse si arriverà allo stop. Ma il latte crudo fa davvero male? E soprattutto, glutare latte industriale è davvero così Karasciò?
I numeri del terrore

L’incipit dell’Introduzione non lascia spazio ad ambiguità: “Tutti sanno che i terroristi fanno leva sulla paura per raggiungere i loro scopi, pochi però sono consapevoli che i capi di stato ricorrono alla medesima tattica. E non si tratta di un fenomeno nuovo.”
Nel caso si avessero ancora dubbi sugli obeittivi del libro, basta leggere il sottotitolo dell’edizione originale: Separating Fact from Fiction.
In I numeri del terrore Loretta Napoleoni e Ronald J. Bee affrontano, dati alla mano, una delle varianti della politica della paura e della psicosi del terrorismo. Stabilendo da subito un chiaro parallelismo tra il clima politico-internazionale al tempo della guerra fredda e della dottrina Truman (e richiamando anche alcuni avvenimenti della storia recente italiana come la strategia della tensione o gli anni di piombo), gli autori tracciano un quadro degli eventi che hanno creato, a partire dallo spartiacque dell’11 settembre 2001, della “mitologia” del terrore e della guerra al terrorismo.
La minaccia dell’Islam
Gli attentati di Mumbai hanno riportato di attualità la questione terrorismo anche nel nostro paese. Dove infuria il dibattito sulla reale minaccia rappresentata dai due presunti terroristi arrestati a Milano ma soprattutto sulla proposta del ministro Maroni di bloccare la costruzione di nuove Moschee.
Un New Deal energetico verde. Ora
In questo suo ultimo scorcio di mandato, George W. Bush e i gruppi d’interesse che lo hanno fiancheggiato stanno adottando una politica ambientale ed energetica che, scrive George Monbiot sul Guardian, rasenta il vandalismo e rischia, se possibile, di peggiorare una situazione già gravemente compromessa.
Soltanto un radicale cambiamento di rotta può, a suo dire, risolvere il problema. La formula è: convertire tutto alle nuove fonti energetiche verdi. Da subito. Perché, dice, i provvedimenti annunciati da Obama o da Brown non potranno incidere realmente sul problema.
I costi di una simile operazione, ammette Monbiot, sono astronomici. Ma è l’unico modo di evitare il peggio. Oppure vogliamo essere ricordati come la generazione che ha salvato le banche ma che ha lasciato collassare la biosfera?
Hai il pacemaker? Occhio al tuo iPod
Secondo uno studio americano, gli auricolari dell’iPod rischiano di interferire con il corretto funzionamento di pacemaker e defribillatori. I pericoli verrebbero dai piccoli magneti presenti negli auricolari, per cui il rischio sussisterebbe indipendentemente dal fatto che l’iPod sia acceso o spento. Quindi, se portate un pacemaker e accusate verigini, nausea o dolori al petto, allontanate le cuffie dal petto. Eros Ramazzotti non c’entra.
Alieni e riscaldamento globale
Scienza, ambiente, previsioni in un intervento che Michael Crichton tenne nel gennaio 2003 al California Institute of Technology.
Salsicce e pizze al cianuro (e tutine irritanti)
La Itoham Foods, la seconda azienda alimentare giapponese nel settore degli insaccati, ha reso noto di aver ritirato dal commercio tredici prodotti (salsicce e pizze surgelate) contenenti sostanze tossiche. In totale quasi tre milioni di confezioni.
Se non è zuppa…
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Tempi duri. Così, mentre la stampa italiana preannuncia al ceto medio “un Natale senza caviale, champagne e frutta esotica” (?), Newsweek si interroga se per gli USA sia depressione o recessione. |
Croste avariate e ricordi d’infanzia (infranti)
Giorni fa si parlava di trappole al formaggio.
Adesso in tagliola, grazie alla coraggiosa denuncia di alcuni dipendenti, c’è rimasta la Galbani, che “tagliava” formaggio buono con croste di gorgonzola e altri prodotti caseari avariati e poi li rimetteva sul mercato. La storia era nota da qualche tempo, ma i particolari che man mano si aggiungono la rendono sempre più inqiuetante.




