Dov’è che andrà male quest’anno? All’inizio del 2008, scrive Michael Binyon, era già chiaro che Pakistan e Afghanistan (ma in quest’ultimo caso, a dire il vero non occorreva possedere particolari doti di analisi) sarebbero stati teatro di tensioni. Pochi (tranne i russi) avrebbero però immaginato, ad esempio, che la Georgia avrebbe costituito terreno di scontro con ripercussioni planetarie.
Cercando di giocare d’anticipo, Binyon prova allora ad immaginare i luoghi delle crisi che impegneranno le diplomazie nel 2009. Ce n’è per tutti i gusti: lasciando da parte la Palestina, si comincia con il Nagorno-Karabakh, la Transdniestria, e i Balcani (Kossovo). Si passa quindi alle regioni della Cina con presenza di etnie diverse da quella Han (Tibet e Xinjiang su tutte), India e Pakistan, Indonesia, Filippine e Thailandia. E si finisce, naturalmente, con l’Africa: Zimbabwe, Somalia, Darfur e Congo. Una lista corposa a cui si aggiungeranno sicuramente regioni al momento – ai più - sconosciute ma destinate a salire, in negativo, agli onori della cronaca. E che già da adesso fa del 2009 un anno che molti, nelle stanze dei bottoni, preferirebbero saltare a piè pari.
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